![]() Luca Damiani, dirigente scolastico dell’istituto tecnico tecnologico Leonardo da Vinci di Viterbo ![]() Viterbo – L’Itt Leonardo Da Vinci ![]() Viterbo – L’aula magna dell’istituto tecnico durante la presentazione del libro |
Viterbo – “Per la didattica a distanza ci siamo attivati subito. Avevamo le competenze e la strumentazione necessaria per farlo e lo abbiamo fatto immediatamente”. Luca Damiani è il dirigente scolastico dell’Istituto tecnologico Leonardo da Vinci di via Alessandro Volta a Viterbo. Quello che una volta si chiamava Itis, scuola grande e complessa con circa 800 studenti, 120 docenti e 35 persone che fanno parte del personale amministrativo.
“Gli alunni, oggi più che mai – ha detto Damiani – sentono il bisogno della scuola”.
Le scuole, per contrastare e contenere la diffusione del Coronavirus, forse resteranno chiuse fino al prossimo anno scolastico e la didattica a distanza è l’unico modo per proseguire le lezioni, dare voti e portare anche gli studenti all’esame di maturità del prossimo mese di giugno.
Professor Luca Damiani, come vi siete organizzati con la didattica a distanza?
“Abbiamo fin da subito attivato forme di didattica a distanza. La scuola è un istituto tecnologico e siamo abbastanza avvantaggiati da questo punto di vista in quanto gli insegnanti dispongono di competenze e strumentazioni adeguate. Abbiamo più di una piattaforma su cui gli insegnanti possono lavorare e interagire con le classi. Senza la pretesa di replicare i ritmi della didattica frontale. E’ un’esperienza nuova per tutti a cui ci accostiamo con la necessaria flessibilità. Dal punto di vista strumentale però non abbiamo difficoltà con questa nuova forma di didattica. Ora si tratterà di vedere che valore assegnare alle azioni poste in essere. Se infatti la chiusura fosse stata fino al 3 aprile, poteva essere un’esperienza, una parentesi formativa. Se invece la scuola riaprirà a settembre si porrà abbastanza presto il problema di tradurre la didattica a distanza in forme di valutazione. Alla fine un atto valutativo andrà necessariamente espresso. Con ricadute sul profitto”.
Gli insegnanti stanno già dando i voti agli studenti?
“No, per il momento niente voti. Comunque gli alunni e le famiglie sanno che devono rispondere a questa attività che potrebbe poi essere misurata con una valutazione formativa. Un giudizio su come l’alunno ha risposto e su quello che ha prodotto”.
Il 4 marzo le attività didattiche sono state sospese, quali sono state le prime mosse che avete fatto?
“Il 4 marzo è arrivato il decreto del governo, in tarda serata. Ho fatto subito la comunicazione al personale della scuola. Dal 5 marzo ho poi chiamato tutti a raccolta per studiare e mettere insieme quello che avevamo a disposizione per attivare immediatamente la didattica a distanza. I primi due giorni sono andati via per l’organizzazione. Da lunedì 9 abbiamo iniziato la didattica a distanza. Ho anche somministrato ai docenti un questionario di valutazione per verificare come stessero andando le cose. E vedo che i docenti hanno trovato il giusto equilibrio. Seguiranno altri questionari per valutare la situazione. Insomma, tutto sta procedendo agevolmente e senza acqua alla gola”.
In cosa consistono i questionari?
“Si tratta di questionari rivolti a tutti i docenti per via telematica. Con il primo questionario abbiamo chiesto ai docenti di rispondere se avevano posto in essere la didattica a distanza, attraverso quali strumenti e quali forme. Un conto è infatti assegnare i compiti via mail, un conto una videoconferenza e la selezione di materiali interattivi. Si trattava di capire cosa stessero facendo e che tipo di risposta avessero avuto da parte degli studenti, rilevando eventuali criticità. Ma per il momento sta andando tutto per il verso giusto”.
Come funziona la didattica a distanza?
“Una lezione a distanza può avere varie forme e declinazioni. Si va dal trasferimento di consegne, da che pagina a che pagina studiare, su cui il docente può tornare a verificare. Ci sono poi forme più articolate, come un’aula e un laboratorio virtuali messi in piedi attraverso le video conferenze. A quella determinata ora, rispettando l’orario scolastico, gli alunni sanno che collegandosi a una determinata piattaforma possono fare lezione e interagire con i docenti. Alcuni interrogano anche. Si possono pure fare approfondimenti multimediali e trasmettere gli elaborati. Sono comunque linguaggi che i docenti già praticano tutti i giorni. Ad esempio, piattaforme come classroom noi le usiamo da anni, indipendentemente dalla situazione in corso. Gli alunni sono già abituati a relazionarsi tramite i canali virtuali”.
Docenti e studenti come hanno preso la chiusura della scuola?
“L’hanno presa con preoccupazione. Per nessuno è sembrata una vacanza in attesa di tornare. I docenti responsabilmente si sono subito attivati per capire come muoversi e cercare di utilizzare questo tempo sospeso senza ansie ma anche senza sprecarlo. E la stessa cosa vale per gli studenti che hanno cercato subito il rapporto con il docente. Anche perché si tratta di un rapporto che dà serenità. Quando l’alunno si trova solo nella sua stanza sperimenta un vissuto di disorientamento e solitudine, ed è proprio in quel momento che ha bisogno del docente, dell’adulto. E’ un momento in cui gli alunni sentono il bisogno della scuola”.
Come andrà a finire con l’esame di maturità?
“Non spetta a noi docenti assumere decisioni in questo senso. Si sentono tanti discorsi in questo periodo. Un’ipotesi che ho sentito è quella di organizzare commissioni con docenti interni, anche perché credo non ci sarà proprio tempo per organizzare commissioni esterne come si è fatto finora. Quindi verosimilmente un esito potrebbe essere quello della commissione interna. Non escludo, ma questa è una mia opinione personale, che l’esame stesso di maturità venga snellito, riducendo ad esempio la seconda prova d’esame. Oppure riducendo il numero stesso delle prove. Ricordo che quando ci fu il terremoto all’Aquila, per gli alunni l’esame consisteva solo nella prova orale. Si potrebbe anche a arrivare a forme di questo tipo. Un esame che si risolve con la sola prova orale o con uno scritto e un orale. E’ possibile inoltre che prove vengano elaborate dalle singole commissioni interne. Anche perché con la didattica a distanza si perde un po’ il senso dell’unitarietà nazionale della scuola. Questo perché non tutti gli istituti viaggiano di pari passo. Ma sono solo mie opinioni personali. Ad esempio non è detto che, data la situazione, tutte le scuole possano aver trattato gli stessi argomenti o concluso il programma previsto all’inizio dell’anno. Quindi un’altra ipotesi potrebbe essere quella di rendere la prova scritta territoriale. Le previsioni sono tante. Ciò che è certo è che l’esame di quest’anno non sarà come quello dello scorso anno”.
Il personale amministrativo, il personale Ata, continua a venire a scuola?
“Il personale Ata è venuto a scuola solo i primi giorni perché la ministra ha interrotto solo l’attività didattica. E questo accadeva la sera del 4 marzo. Per i primi giorni, il personale Ata era regolarmente in servizio con tutte le misure previste dal decreto del governo. Poi appena c’è stato l’inasprimento delle misure, c’è stata anche una nota ministeriale che chiariva le idee sul lavoro agile, a quel punto, in prima battuta abbiamo adottato anche noi la misura del lavoro da casa per gli amministrativi e gli assistenti tecnici che ne facevano richiesta. Poi la situazione si è ulteriormente modificata con il nuovo decreto del governo. E a quel punto anche noi abbiamo deciso di rendere gioco forza il lavoro a distanza obbligatorio. Quindi tutti gli amministrativi e i tecnici lavorano da casa. Anche i collaboratori scolastici sono esonerati dal servizio alla luce di una precisa normativa. Infine come dirigente scolastico, avendone facoltà, ho disposto la chiusura della scuola lasciando solo due finestre di apertura. Il lunedì e e il mercoledì dalle 9 alle 12 garantendo un presidio minimo per le urgenze indifferibili. Ciò significa che in questi due giorni, e in questi orari, a scuola c’è un collaboratore che risponde al telefono e basta. E ci sono io per affrontare eventuali situazioni di emergenza. Il criterio è quello di ridurre al minimo gli spostamenti”.
Come viene scelto il collaboratore che sta a scuola il lunedì e il venerdì?
“Il criterio è quello del minor spostamento. Faccio aprire la scuola solo a chi abita a Viterbo e il più vicino possibile”.
Daniele Camilli


