Viterbo – “Pensiamo al dopo Coronavirus, stop alle polemiche e remiamo tutti nella stessa direzione”, avverte il segretario generale della Cisl, Fortunato Mannino.
Un messaggio ai politici: “La Tuscia deve essere inserita nelle aree di crisi industriale complessa, come Frosinone”. “Dalla stessa parte sindacati e associazioni di categoria. Se gli imprenditori stanno a casa, stanno a casa anche i lavoratori”, dice.
Secondo Mannino, ora più che mai, la responsabilità di sindacati, associazioni di categoria, politici e istituzioni è pensare a come affrontare quelle he saranno le emergenze del “dopo Coronavirus”: “E’ il momento di rimboccarsi le maniche”.
E’ di giovedì, intanto, la nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil ai prefetti di tutta Italia per rilanciare, dopo la lettera del 12 marzo, l’allarme sulle condizioni di lavoro legate all’emergenza Coronavirus: “Inascoltato il nostro appello a tutela della salute dei lavori”.
Un allarme dal quale la Tuscia non è immune in tempi di lotta contro il diffondersi del contagio da Covid-19, come conferma Mannino, che si fa portavoce delle istanze dei lavoratori della Tuscia.
Prima di passare al “cahier de doléances”, segretario Mannino, proviamo a trovare qualche ragione per pensare positivo?
“Finalmente è scattata la controffensiva contro il Coronavirus. La gente sta capendo che la medicina migliore per contrastare il diffondersi a macchia d’olio dell’epidemia è stare a casa e distanziati gli uni dagli altri. Su questo fronte, vedo un gran da farsi da parte di tutte le istituzioni. E poi c’è la Asl i Viterbo, con cui sono in stretto contatto, che sta facendo veramente bene. I nostri servizi, nel frattempo, sono tutti attivi, lavoriamo online e il patronato è a disposizione per qualunque domanda, dal congedo per i figli alla 104”
Anche nel Viterbese, segretario, viene segnalata la carenza o addirittura la totale assenza di misure di prevenzione e protezione dal contagio dei lavoratori?
“Purtroppo sì, anche se le segnalazioni non sono tantissime, in particolare nei cantieri edili e nei punti vendita rimasti aperti. Per questo chiediamo che vengano fatti i massimi controlli sulle attività che mettono a repentaglio la sicurezza dei dipendenti. I problemi maggiori riguardano le dotazioni di gel disinfettanti, mascherine e guanti usa e getta. Ma anche, ad esempio, la mancata installazione dei distanziatori e delle barriere di sicurezza di plexiglass alle casse”.
C’è una categoria di lavoratori di cui si parla poco cui si sente di rivolgere un pensiero?
“Tutti meritano un grazie, ma mi vengono in mente gli addetti alla raccolta dei rifiuti e gli addetti a pulizia e sanificazione, a partire da quelli impiegati nei reparti ospedalieri condividendo turni massacranti con medici e infermieri, che ogni mattina si fanno il segno della croce prima di uscire di casa per garantire l’igiene ambientale, svolgendo un servizio pubblico di fondamentale importanza. Insieme ad altre categorie di lavoratori che in questo momento sono in prima linea, queste persone stanno portando avanti in modo silenzioso e instancabile il Paese”.
Centinaia di lavoratori sono invece costretti a stare a casa, come ad esempio quelli impiegati nei settori del commercio, del turismo e della ristorazione, vedendo nero per il futuro. Molti di loro sono in ferie forzate. C’è da aspettarsi un’ondata di licenziamenti?
“Nella Tuscia l’emergenza Coronavirus fa il paio con un territorio già profondamente colpito dalla crisi economica. Per fortuna il decreto Cura Italia ha introdotto l’obbligo di sospendere per 60 giorni le procedure avviate per motivi economici dopo il 23 febbraio, ovvero per due mesi le aziende non potranno licenziare un dipendente per motivi economici, cioè per giustificato motivo oggettivo. Abbiamo però grandi richieste di cassa integrazione, il che dimostra quanto sia fragile il nostro tessuto economico. Rischiamo il collasso dell’economia provinciale”.
Vuole mandare un messaggio alle associazioni di categoria e ai politici viterbesi?
“Ai politici dico che non è il momento delle polemiche, di invocare ‘tamponi a tappeto’. E’ invece il momento di rimboccarsi le maniche e remare tutti nella stessa direzione. La Cisl, in questa fase, sta invece al fianco delle associazioni di categoria, perché se gli imprenditori stanno a casa, stanno a casa anche i lavoratori. Sono migliaia i posti di lavoro a rischio. Dobbiamo pensare al dopo Coronavirus. E lo dico in particolare ai politici viterbesi che siedono nelle istituzioni, dalla Regione Lazio al parlamento”.
Non è facile pensare adesso al “dopo Coronavirus”. Cosa andrebbe fatto, secondo lei, adesso?
“Va monitorato il territorio. Penso a due aree produttive in particolare, che numericamente sono le più importanti della Tuscia, ovvero il distretto industriale di Civita Castellana e il polo di Valentano, che da solo impiega oltre 500 lavoratori. La Tuscia, come Frosinone, deve essere inserita nelle aree di crisi industriale complessa. Nel Viterbese l’ottanta per cento sono micro e piccole imprese. Se le aziende più grandi possono contare sulla cassa integrazione ordinaria, per quella straordinaria ci sono molte difficoltà. La politica abbia un ruolo propositivo, pensi a portare in Regione e in parlamento le istanze del territorio”.
Silvana Cortignani




