Civita di Bagnoregio – “Per me, era una tragedia passare due giorni al centro commerciale…”. Paolo Crepet vive a Civita di Bagnoregio la quarantena forzata per l’emergenza dovuta al diffondersi del Coronavirus. Non una tragedia per lo psichiatra per cui sarà difficile, invece, tornare alla normalità. Ci vorrà del tempo, secondo Crepet. Una parentesi per lui drammatica, ma comunque utile.
E’ una situazione particolare, inimmaginabile. Si potrebbe creare un problema sociale, oltre che psicologico. Come si affronta questa fase?
“Forse è un po’ troppo presto per dirlo – spiega Crepet – perché rimanere in casa per uno o due giorni è facile, per quindici è un pochino più complicato. Spero, però, che gli italiani siano responsabili. Dobbiamo renderci conto che ci sono dei sacrifici da fare, anche per quelli che vengono nei posti turistici per farsi una mangiatina e non capisco.
Penso però che adesso abbiano capito, anche perché mi pare di leggere sui giornali che stanno arrivando delle belle multe.
Per esempio, a Civita, anche l’altro giorno, sono arrivate quattro persone che non si sa da dove venivano. Come tutti i posti, Civita è stata un luogo di grande pellegrinaggio turistico, ma in questo momento non può più essere così. Tutti noi stiamo tirando la cinghia, l’importante è che ci sia controllo da parte delle forze dell’ordine che devono presidiare anche la Tuscia”.
Ha una ricetta o delle indicazioni per superare questo momento, visto che rimanere a casa, per molti, sembra davvero una tragedia?
“Adesso che gli italiani siano così psicolabili e che stare in casa sia diventata una tragedia, è assurdo. Francamente, per me, era una tragedia passare due giorni al centro commerciale. Che uno non possa trovare il tempo di leggersi una rivista, chiacchierare con la nonna e fa giocare i bambini, mi sembra strano. Che ci manchi l’aperitivo come dei drogati… beh, vuol dire che siamo messi male”.
La soluzione è stare in casa?
“Bisogna stare in casa punto e basta. Facciamola meno lunga”.
Il governo come ha gestito l’emergenza?
“Con un po’ di incertezza all’inizio, ma mi pare che adesso ci siamo”.
Anche a livello di comunicazione, è stato chiaro?
“Non possiamo pretendere molto da un governo che mai nella vita avrebbe potuto pensare di dover fronteggiare un’emergenza del genere, nessuno lo hai mai fatto nella storia dell’umanità. Stiamo quindi calmi e tranquilli e andiamo avanti. Così si capisce anche che cosa vuol dire amministrare un paese e ci sono anche dei risvolti positivi in tutto questo”.
Cosa per esempio?
“Abbiamo fatto un check-up del sistema sanitario nazionale e non è molto positivo. Abbiamo toccato con mano le carenze, il fatto che manchino gli infermieri, gli operatori sanitari e i medici. In tutti questi anni, abbiamo fatto i furbetti col giochino che prima mandavamo in pensione i medici e meglio era, come se un medico non fosse importante.
Adesso, stiamo facendo i conti con queste idiozie; chi le ha fatte non lo so, ma ce le ritroviamo. E’ stato un modo drammatico, ma molto utile per fare i conti con quello che non va. E sono tante le cose che non vanno negli ospedali, un’altra, per esempio, sono i pochi letti in rianimazione, se non ci fosse stato il Coronavirus facevamo ancora finta di non accorgercene”.
Lei dove sta passando la quarantena?
“A Civita”.
Ne usciremo e come ne usciremo?
“Ne usciremo – conclude Crepet -, cerchiamo di stare calmi questi giorni, perché i numeri non crolleranno nel giro di 24 ore come qualche buontempone può pensare. Ci vorrà del tempo e poi finita la quarantena piano piano ritorneremo, ma anche quello sarà un processo molto lento, perché è molto difficile riacquisire fiducia nell’altro”.
Paola Pierdomenico
