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“Perché non stiamo più andando a scuola?…”

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Viterbo - Maria Grazia Chetta

Viterbo – Maria Grazia Chetta

Viterbo - Scuola elementare Fantappiè

Viterbo – Scuola elementare Fantappiè

Viterbo - L'istituto Canevari

Viterbo – L’istituto Canevari

Viterbo – “Ma perché non stiamo più andando a scuola?”. E’ la domanda che molti bambini dell’infanzia, delle elementari e delle medie si stanno facendo in questi giorni. Gli istituti comprensivi. Tutti, nella Tuscia, assieme alle superiori, hanno attivato la didattica a distanza per far fronte all’emergenza Coronavirus. Tutte le scuole in Italia hanno chiuso, e forse riapriranno a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.

“Tutti hanno adottato la didattica a distanza – spiega Maria Grazia Chetta della Cgil scuola – con lezioni su diverse piattaforme. Quasi tutti su Argo. Per l’infanzia però è quasi impossibile. Ed è difficile anche per elementari e medie. Stiamo parlando di bambini. E il contatto con i genitori è fondamentale”. Maria Grazia Chetta è anche un insegnante. Si occupa di musica all’istituto comprensivo di Capranica.

Professoressa Maria Grazia Chetta, come ci si sta organizzando per la didattica a distanza nelle scuole dell’infanzia? 
“Le modalità che stanno venendo fuori sono tante. Modalità diverse che lasciano libertà di insegnamento e organizzazione agli insegnanti. Ad esempio con i video su whatsapp oppure stabilendo un rapporto diretto con i genitori perché i bambini chiedono spesso: ‘ma perché non stiamo andando a scuola?’. Sono piccoli e quindi la maestra li rassicura. Magari gli dicono di fare un disegno o passano del materiale ai genitori che poi lo fanno vedere ai figli”.

Alle elementari invece che succede?
“Più o meno come per l’infanzia. Comunque, più sono grandi e più riescono a fare una didattica più articolata”. 

Anche alle medie ci sono le stesse difficoltà?
“No, per le medie le scuole si sono organizzati più o meno come per le superiori. So anche di colleghi di educazione fisica che stanno facendo lezioni di un quarto d’ora, venti minuti, inviando dei video agli studenti. Se le stanno inventando tante, proprio per non lasciare soli gli studenti”.

Come vivono gli studenti il distacco dalla scuola?
“In questo momento più che la didattica bisogna rassicurare gli studenti per non farli sentire lontani dalla classe, perché adesso gli alunni sono spaesati, disorientati. Tutto il mondo ordinato che avevano è cambiato. Molte scuole stanno anche facendo l’orario scolastico. Firmando il registro di classe. Le classi si collegano perché a quell’ora hanno storia, a quell’altra geografia. Si cerca di dare una certa parvenza di scuola, per quanto virtuale”.

La scuola dell’inclusione, invece, che fine ha fatto?
“La scuola dell’inclusione viene completamente tagliata fuori. Le fasce più deboli dal punto di vista sociale, economico e culturale non hanno mezzi. Soprattutto i bambini portatori di handicap. Gli insegnanti di sostegno stanno facendo di tutto per stare a contatto con gli studenti che seguono. Con telefonate, su whatsapp, su Skype”.

Quali saranno le conseguenze della chiusura sul sistema scolastico?
“La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina parla di esami di maturità light. Ma ancora non sappiamo cosa vuol dire. Dice anche che l’anno non lo perderà nessuno. Ma le ripercussioni dal punto di vista didattico certamente ci saranno. La didattica a distanza richiede anche una forte presenza da parte dei genitori. Ma i bambini in difficoltà rischiano di rimanere indietro rispetto agli altri”. 

Le conseguenze sociali invece quali saranno?
“Credo che quanto sta accadendo inciderà molto. Proprio perché non c’è più il rapporto con la classe e il gruppo con cui avevano dei legami. Il contatto umano con gli insegnanti. La quotidianità che scandiva le giornate dei ragazzi. Credo che il prossimo anno, oltre che a recuperare le carenze scolastiche, bisognerà lavorare anche da un punto di vista umano e psicologico. Quanto sta accadendo sicuramente sta segnando profondamente gli studenti”.

Daniele Camilli 


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