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Picchiano marito e moglie sotto casa, condannati madre, figlio, nuora, zio e zia

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Caprarola – (sil.co.) – Riempiono di botte una coppia di coniugi, un’intera famiglia di cinque persone viene condannata a tre mesi e 2500 euro di multa ciascuno per lesioni e minacce in concorso.

Sono stati invece assolti dall’accusa di avere rapinato una collana d’oro del valore di circa 350 euro, indossata dalla moglie, che, così come un paio di orecchini, le sarebbe stata strappata di dosso nel corso della violenta aggressione. Gli orecchini sono stati ritrovati, la collana no. Ma non è emersa nemmeno la prova che sia stata rubata. 

Tutti di nazionalità romena e incensurati, sul banco degli imputati sono finiti tre donne e due uomini – madre, figlio, nuora, zio e zia – che poco dopo le 22 del 13 agosto 2017, a Caprarola, avrebbero aggredito sotto casa marito e moglie loro connazionali, dopo averli costretti a uscire dalla loro abitazione a forza di urla, che hanno spaventato a morte la figlia minorenne delle vittime, la quale è scoppiata in un  pianto dirotto e si è messa a gridare aiuto temendo per l’incolumità dei propri genitori.

In soccorso della bambina sono intervenuti due fratelli albanesi vicini di casa, che hanno dato rifugio alla piccola nella loro abitazione e chiamato i carabinieri.

Il quintetto, nel frattempo, avrebbe fatto in tempo ad attuare quella che è apparsa come una sorta di spedizione punitiva nei confronti del marito, accusato di avere picchiato il più giovane dei due uomini del gruppo, anche se la parte offesa in aula ha negato di avere mai messo le mani addosso al presunto rivale. Se sia stato un altro il movente, durante il dibattimento non è emerso.

La coppia non si è costituita parte civile al processo, celebrato ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

“Ero passato con ia figlia a prendere mia moglie al bar dove lavora quando, davanti a una pizzeria, abbiamo incontrato un’altra coppia. Ci siamo salutati e siamo andati a casa. Poco dopo ce li siamo ritrovati sotto casa, assieme alla madre, allo zia e allo zio di lui che urlavano ‘scappa fuori, ti ammazzo’ dicendo che dovevo scendere perché avevo menato il giovane, ma non era vero. Allora è scesa per prima mia moglie, che è stata spinta da due delle donne dentro il portone e picchiata, mentre io sono stato colpito sul pianerottolo. Uno degli uomini mi ha preso per il collo per tenermi fermo e l’altro mi prendeva a pugni e calci”, ha raccontato il marito, la cui versione è stata confermata dalla moglie. 

“Mentre mi menavano, la madre urlava ‘che ha fatto tuo marito a mio figlio?’. Ma non gli ha fatto niente, anzi per un circa un anno ci eravamo anche frequentati con il giovane e la compagna, poi c’era stato un allontanamento, ma ci salutavamo. Anche quella sera ci eravamo salutati normalmente. Lui però barcollava, si vedeva che aveva bevuto”, ha riferito la donna.

Entrambi i coniugi hanno riportato lesioni refertate al pronto soccorso e il quintetto di aggressori, difeso dall’avvocato Ylenia Porciani, è finito sotto processo per lesioni, minacce e rapina.

Il pm Michele Adragna ha chiesto per tutti l’assoluzione dall’accusa più grave, quella di avere rapinato la collana, chiedendo invece la condanna a 6 mesi per lesioni in concorso della compagna, della madre e degli zii e a dieci mesi per lesioni in concorso e minacce del giovane romeno.

Sentita la difesa e tenendo conto dell’incensuratezza, il collegio ha condannato i cinque imputati a tre mesi di reclusione e 2500 euro di multa ciascuno, con sospensione condizionale della pena. 


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