Viterbo – “Viviamo questa situazione come fosse una missione”. Alessia De Rubeis fa la fattorina, la runner, quelli che consegnano le pizze a domicilio la sera, col motorino, al freddo. Con le macchine che ti passano accanto, sfiorano e rischiano di farti cadere. A volte, anche con qualche cane alle calcagna quando la consegna è in piena campagna.
Coronavirus, 2020, un anno che nessuno dimenticherà mai. Soprattutto loro, e altre categorie di lavoratori che in questi giorni stanno in strada. Chi per sfamare, chi per curare, chi per assicurare servizi di prima necessità.

Viterbo – Alessia De Rubeis
Fondamentali. Decisivi. Col rischio di beccarsi il virus. Runner, tabaccai, edicolanti, farmacisti, dipendenti della pubblica amministrazione, medici, infermieri, cassieri dei supermercati, operai, forze dell’ordine, militari, volontari della Croce rossa e altre associazioni, braccianti. Alcuni controvoglia, per paura. Altri, come ha detto De Rubeis, perché vivono tutto questo come una missione. Col rischio d’ammalarsi, col rischio di morire. Decidendo anche di fare solo quello. In questo momento. Senza più vedere neanche i propri familiari, quelli con cui vivono sotto lo stesso tetto. Per non metterli a repentaglio.
“Mai mi sarei aspettata – prosegue De Rubeis – che a stretto giro di posta ci saremmo trovati tutti in una situazione del genere. Una situazione che di fatto ci mette molto più a rischio rispetto a tantissime altre figure professionali”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
I runner, spesso con contratti e retribuzioni da fame, e rischi annessi per chi va in giro di notte con un motorino, così fragile quando sulla sua strada incontra un suv o un’utilitaria, iniziano il loro lavoro alle 6 e mezza della sera. Quando cala il sole. Caricano le pizze nel piccolo forno alle spalle, casco in testa e via.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
Non c’è un’età che li possa definire. Si va dai venti a 60 anni. A volte per quattro euro e mezzo di guadagno all’ora. “Non è il mio caso – commenta De Rubeis – io prendo di più. Ma tanti miei colleghi viaggiano in media sui 4, 4,50 euro l’ora”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
Tra i runner c’è chi ha perso un precedente lavoro e non è stato più riassorbito dal mercato, chi è disoccupato di lungo periodo e ha bisogno di un reddito per pagare affitto e bollette, e chi cerca di superare la nottata per tornare a fare la vecchia professione d’un tempo.
“Ci consideriamo una comunità – spiega De Rubeis -. Tant’è vero che quando ci incontriamo per strada, ci facciamo sempre un segno di saluto”. “Siamo dei piccoli tuttocittà – così si definisce – anche se a volte capita di sbagliare strada oppure di non trovarla perché non riusciamo a vedere il numero civico”. “Anzi, voglio approfittare per fare una richiesta. Mettete i numeri civici in evidenza che spesso non ci si vede”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
Oggi i runner sono quelli che permettono alle persone non solo di avere la pizza a domicilio, senza doversi spostare di casa, pure col rischio di conseguenze penali, ma anche di passare una serata diversa. Buttandosi per qualche ora tutto ciò che sta accadendo alle spalle.
“Facciamo il nostro – aggiunge Alessia De Rubeis – e lo facciamo con la massima serietà e accortezza. Abbiamo preso questa situazione come una missione. Faccio parte di un settore che nel nostro piccolo riesce a dare un contributo importante per le persone che non possono uscire di casa. E magari con una pizza e un supplì alleviamo una difficile giornata”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
L’orario di lavoro può essere di un quarto d’ora o di quattr’ore. Per consegnare una pizza bastano 10-15 minuti. Ciò significa che in un’ora si arrivano a portare a domicilio anche 6 pizze. Sei strade, sei case, sei famiglie diverse. Che in quattro ore di lavoro diventano 24-25.
“In questo periodo – spiega appunto la runner – si va dalle 5 alle 20 consegne. Non c’è una regola fissa. In questo momento cerchiamo però di velocizzare il servizio il più possibile”. Il tutto con “guanti d’ordinanza, sanificazione dei mezzi, mascherina e la debita distanza. I presupposti per evitare e diffondere il contagio”.

Viterbo – Michele Botarelli
In prima linea con i runner, Michele Botarelli, titolare di Miky’s Pizza lungo la Teverina. E’ lui, assieme a Moira Gori, a preparare le pizze che poi vengono consegnate dai fattorini.

Viterbo – Moira Gori
“Il food delivery – spiega Botarelli – in questo periodo è una cosa un po’ particolare e deve essere svolta sempre con cognizione di causa, educazione e rispetto. Sia delle norme che della clientela e del prodotto stesso”.
Le ordinazioni si ricevono per app o per telefono. Anche se, aggiunge Botarelli, c’è ancora “una grande quantità di clienti che chiedono il ritiro in sede”.
Le richieste di consegne a domicilio, in questa fase di quarantena nazionale, “sono aumentate – dice il titolar di Miky’s Pizza – esponenzialmente”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
A fare la telefonata per avere pizza, supplì e qualcosa da bere, in tempi di Coronavirus, sono soprattutto le famiglie, gli anziani e diversi parenti che chiamano i runner per far arrivare cose a padri, madri e nonni.
“Le difficoltà che incontriamo – specifica Botarelli – sono un cliente particolarmente esigente che prima di oggi era abituato ad andare a cena in un ristorante, in una pizzeria o comunque in un luogo di ritrovo, aspettandosi un servizio diverso rispetto alla classica consegna a domicilio”.

Viterbo – Coronavirus – Il lavoro dei fattorini
Infine un appello. “Chiedo l’impegno di tutti – dice infine Michele Botarelli – soprattutto per rispettare la normativa, ampliare il personale e formarlo. In modo da essere tutti una grande comunità. Per migliorare il nostro lavoro”.
Daniele Camilli
Multimedia:- Fotogallery: La vita dei fattorini – Video: La consegna a domicilio