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“Scale pericolose nella Tuscia, la tragica scomparsa di Sestina non è un caso isolato”

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Giallo di Ronciglione - La mamma Roberta e la sorella Virginia di Andrea Landolfi Cudia col difensore Giacomo Marini

La mamma e la sorella di Landolfi col difensore Giacomo Marini

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

La scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Il giallo di Ronciglione di nuovo sotto i riflettori

Il giallo di Ronciglione di nuovo sotto i riflettori

Tribunale di Viterbo - Mirella Iezzi

Tribunale di Viterbo – Mirella Iezzi intervistata dopo l’udienza

Ronciglione – “Scale pericolose nella Tuscia, la tragica scomparsa di Sestina non è un caso isolato”. A lanciare l’allarme l’avvocato Giacomo Marini, difensore di Andrea Landolfi, il trentenne romano a processo per omicidio per la morte di Maria Sestina Arcuri, morta dopo avere fatto un volo di tre metri precipitando, la notte del 4 febbraio 2019, dalle scale di casa della nonna dell’imputato a Ronciglione.

Per il pm Franco Pacifici è stato l’imputato a lanciarla di sotto dalla balaustra, al culmine di una lite. Per la difesa i due giovani sono rotolati insieme, mentre si stavano scambiando effusioni, dopo avere fatto pace.

E la struttura delle scale, “coi gradini alti e particolarmente ripide come usa nel Viterbese e più in generale nel centro Italia”, secondo l’avvocato di Landolfi, avrebbe fatto il resto

Nel corso dell’udienza di ammissione prove del 5 marzo, Marini ha prodotto una sorta di dossier riassuntivo, la cui richiesta i acquisizione è stata però rigettata dalla corte d’assise, che raccoglie alcuni dei casi più eclatanti di incidenti analoghi avvenuti negli ultimi anni in provincia di Viterbo. 

Questi i casi: un uomo deceduto dopo essere caduto dalle scale a Vetralla il 9 novembre 2012; una donna morta presso una struttura ricettiva B&b a Tarquinia il 21 novembre 2012; una bambina di due anni morta in seguito a una caduta dalle scale di casa a Vetralla il 24 aprile 2018; una donna di 40 anni morta dopo essere caduta dalle scale di un’abitazione del centro storico di Vasanello il 4 luglio 2019.


Nonna Mirella parte civile: “Non un atto contro il nipote”

Sul caso, nel frattempo, si sono riaccesi i riflettori della stampa nazionale, con le telecamere di Chi l’ha visto e Storie italiane appostate all’esterno del palazzo di giustizia di Viterbo al termine dell’udienza cui, per la prima volta, è stata presente nonna Mirella Iezzi, testimone, indagata, parte offesa e adesso anche parte civile contro il nipote nel processo.

“La costituzione di parte civile non è necessariamente un atto contro il nipote – ci tiene a precisare però il difensore dell’81enne,avvocato Gianluca Fontana – nostro scopo non è il risarcimento, ma l’accertamento dei fatti, comprese le presunte lesioni subite dal nipote di cui, secondo l’accusa, sarebbe stata vittima”.

“Mi ha solo scansata con una mano mentre stava soccorrendo Sestina”, ha ribadito a Tusciaweb l’anziana, il giorno del processo. Landolfi è accusato oltre che di omicidio volontario anche di lesioni aggravate dalla prognosi di 40 giorni a causa della frattura di tre costole che avrebbe provocato all’anziana, la quale ha sempre detto di essere anche caduta da una scala di ferro il venerdì precedente la tragedia.

“Spetta alla procura dimostrare che non è stata la caduta dalla scala o Andrea scansandola con una mano a provocare quelle lesioni, ma un gesto messo in atto volontariamente con l’intento di colpirla e farle del male”, la conclusione del legale di parte civile. 


“Landolfi ai domiciliari perché sia aiutato in una struttura protetta”

Non ultima l’istanza che formalizzerà nei prossimi giorni il difensore Giacomo Marini per una modifica della misura di custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari presso una struttura protetta.

Una comunità di recupero che il legale si è impegnato  a individuare perché sia la più idonea al caso, dove Landolfi possa proseguire il programma di disintossicazione da alcol e droga intrapreso dopo la morte di Sestina, nel corso dei mesi trascorsi presso la comunità dove è stato prelevato dai carabinieri lo scorso 25 settembre per essere trasferito a Regina Coeli, dove si trova ormai da quasi sei mesi e dove avrebbe tentato tre volte il suicidio.

“Un luogo che potrebbe aiutarlo dal punto di vista fisico e psicologico”, sottolinea la psicologa Anna Maria casale, consulente di parte della difesa. 


La psicologa Casale: “Il figlio ha cambiato tre volte la sua versione”

Inserita  tra i consulenti della lista dei testimoni della difesa, Anna Maria Casale torna a parlare dell’interrogatorio non nella forma dell’incidente probatorio in cui il figlio di Landolfi inchioderebbe il padre alle sue responsabilità, un interrogatorio prima del quale la madre del piccolo avrebbe a sua volta interrogato il bimbo, registrandolo, anche se quelle registrazioni non hanno alcun valore.

“Nel corso di due ore e mezza di interrogatorio il bambino che aveva 5 anni, ha cambiato versione tre volte. Nella prima dormiva, per cui non avrebbe visto e sentito niente. Nella seconda dormiva, ma è stato svegliato dal tonfo, dal botto della caduta. Nella terza, infine, sarebbe stato sveglio e avrebbe visto tutto”, sottolinea la Casale. “Non è che ha parlato contro il padre. Si tratta di un bambino traumatizzato e che era stato già interrogato più volte dalla madre”, la conclusione. 

Silvana Cortignani


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