Viterbo – “Se il sindaco di Viterbo non fosse sparito nel nulla ora avremmo uno strumento utilissimo anche per affrontare questa emergenza legata al Coronavirus”. Stefania Pomante, segretaria generale di Cgil Civitavecchia-Roma Nord-Viterbo, spara a zero su Giovanni Arena colpevole, a suo dire, di aver abbandonato in corsa un lavoro di concertazione tra il Comune e i sindacati.
“Nelle scorse settimane quando ancora non eravamo nel pieno dell’emergenza legata al diffondersi del Covid-19 – spiega Stefania Pomante – stavamo per siglare un accordo unitario con il sindaco di Viterbo e i suoi assessori che ora sarebbe stato di enorme aiuto. Non potevamo ancora saperlo che si sarebbe arrivati a questo punto, ma se quell’accordo fosse già a regime, ora potremmo usarlo”.
Di che accordo si tratta e come poteva essere utile nell’emergenza Coronavirus che stiamo vivendo?
“Stavamo mettendo nero su bianco un sistema di collaborazione tra comune e sindacati. Era interessato il primo cittadino, ma anche i singoli assessori, ognuno per il suo settore di competenza. Noi sindacati, non solo Cgil, ma anche Cisl e Uil, garantivamo un contatto diretto con il mondo del lavoro. Si doveva fissare una data per un incontro che avrebbe definito tutti gli ultimi dettagli, ma il sindaco Arena è sparito nel nulla, nessuno lo ha più sentito. E così anche il testo dell’accordo che avrebbe affrontato i temi più vasti: da quello sociosanitario al rilancio del centro storico. Se ora quell’accordo ci fosse magari avremmo avuto un filo diretto più costante per gestire i problemi legati alla gestione dell’emergenza Coronavirus”.
Come sindacato cosa state facendo per stare al fianco dei lavoratori in questo periodo così delicato?
“Innanzi tutto facciamo in modo che le aziende rispettino i diritti e la sicurezza dei lavoratori. Guanti e mascherine non sono un vezzo, sono un’arma indispensabile per chi deve continuare ad operare in tutti i settori che ancora possono farlo. C’è poi, come ribadito più volte dalle istituzioni, la necessità di rispettare una distanza di sicurezza minima. Chi non può garantire tutto ciò meglio che si fermi. Quando e se riuscirà a riorganizzarsi rispettando puntualmente il decreto allora riprenderà”.
Quali sono i settori più esposti?
“La situazione è complicata per tutti. Chi non lavora è preoccupato perché non lavora. Chi lavora ha il problema di non sapere mai davvero se avrà garantite al massimo tutte le tutele del caso. Gli operatori della sanità fanno turni massacranti per tamponare l’emergenza e a loro non può che andare la nostra massima riconoscenza. Ma tutti gli altri? Chi si occupa di pulizie, delle mense, della produzione e distribuzione degli alimenti. Tutti devono essere messi nelle condizioni di sicurezza necessarie. Invece si rischia ogni giorno che qualcuno sia più esposto di altri”.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, invece, cosa vi aspettate?
“Ora è presto per parlarne. Ora vanno affrontate le emergenze del momento per fare in modo che le norme stringenti messe in campo vengano rispettate a dovere. Poi si penserà al resto. E’ chiaro che abbiamo e avremo un grande bisogno di ammortizzatori sociali e di coperture. Il governo ha già messo sul piatto dei soldi che via via si capirà come e dove investire al meglio per non lasciare nessuno indietro. Adesso però pensiamo alla salute pubblica. Quella viene prima di tutto”.
Francesca Buzzi
