Tarquinia – “Con la tesoreria a zero dal 5 marzo al 3 aprile e nessun aiuto concreto, non saremo in grado di reggere”. Non usa giri di parole Gérôme Bourdezeau, titolare con Dominique Battesti del Cinema Etrusco di Tarquinia, chiuso dal 5 marzo. Il coronavirus ha messo in ginocchio anche la settima arte. Sale vuote. Film rinviati. Bacheche senza manifesti. E soprattutto incassi nulli a fronte delle tante spese di gestione che un multisala si porta dietro.
“Con la dichiarazione dell’11 marzo, alle 17.35, di pandemia planetaria, oltre alla consapevolezza di aver saggiamente scelto di chiudere i due cinema che gestisco fin dal primo decreto del 4 marzo, le apprensioni e lo sgomento si cristallizzano. – afferma Bourdezeau -.
Il divertimento culturale, in questo straordinario quadro globale, è stato necessariamente il primo a sgretolarsi, il primo a dover testimoniare prudente raziocinio. Con la speranza che le decisioni e strategie di contenimento, con una spolverata di trasversale intelligenza emozionale, possano interrompere il diffondersi del Covid-19. E ci permetta di tornare alla normalità, e quindi di accogliere nuovamente pubblico”.
Una programmazione sapiente e la capacità di proporsi anche come luogo d’iniziative ed eventi, hanno fatto in questi anni del Cinema Etrusco un solido punto di riferimento culturale per la città etrusca. Ma il Covid-19 picchia purtroppo duro.
“Ogni primo del mese abbiamo un minimo di 15mila euro di costi fissi da coprire. – aggiunge Bourdezeau – Arrivavamo da un paio di annate difficili, con le spalle fragili. Oltre al proiettare film, siamo soliti a prevedere e proiettare la salute dell’azienda che conduciamo. Lo storico 2019 del mese di chiusura forzata racconta che avevamo accolto circa 7500 spettatori per una ventina di titoli programmati. Con la tesoreria a zero e nessun aiuto concreto, non siamo in grado di reggere. E così i nostri sogni e la nostra attività corrono il serio rischio di implodere”.
Daniele Aiello Belardinelli
