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Unabomber colpisce ancora, in Lombardia il dodicesimo pacco bomba

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La lettera fatta brillare a Ronciglione

La lettera fatta brillare a Ronciglione

Francesco Chiricozzi

Francesco Chiricozzi

Sospetta busta esplosiva a Ronciglione

Busta esplosiva a Ronciglione

Sospetta busta esplosiva a Ronciglione

Busta esplosiva a Ronciglione

Viterbo – (sil.co.) – Nemmeno il Coronavirus ferma i pacchi bomba. Ha colpito anche in Lombardia il misterioso Unabomber che il 10 e 11 marzo ha inviato due buste esplosive nel Viterbese.

A differenza dei casi precedenti, il mittente era anonimo.

La prima busta incendiaria, indirizzata al figlio, un parrucchiere 37enne di Fabrica di Roma, è stata aperta dalla madre, Rita Vargiu, moglie di un poliziotto della penitenziaria in pensione, la quale ha riportato ustioni a entrambe le mani e a un braccio. Recava come mittente un’organizzazione umanitaria per la tutela dei bambini in Africa. 

La seconda, a distanza di meno di 24 ore, è stata intercettata e fatta brillare dagli artificieri al centro di smistamento postale di Ronciglione. Era indirizzata all’ex militante di CasaPound Francesco Chiricozzi, l’ex consigliere comunale di Vallerano condannato a tre anni in primo grado, e attualmente agli arresti domiciliari, per lo stupro di gruppo al pub di piazza Sallupara, a Viterbo, la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019. 

Dopo Viterbo, un altro caso, l’undicesimo, si è verificato in provincia di Rieti, sabato 14 marzo, dove il pacco bomba era indirizzato a un assicuratore 38enne di Passo Corese, frazione di Fara Sabina. Come quello indirizzato a Chiricozzi è stato intercettato e fatto brillare dagli artificieri.

Dall’inizio di marzo undici buste incendiarie sono state spedite via posta nel Lazio, con un bilancio di quattro feriti.

In Lombardia l’invio numero 12, la settimana scorsa, martedì 17 marzo, precisamente a Cologno Monzese, indirizzato a un uomo di 59 anni che risiede in uno dei tanti condomini del popoloso comune dell’hinterland metropolitano. Anche in questo caso, come a Ronciglione e Passo Corese, la vittima si è insospettita e il pacco è stato disinnescato dai militari dell’arma che lo hanno preso in consegna.

Le piste che si stanno seguendo vanno da quella anarchica a quella militare al lupo solitario. La mano infatti sembra essere unica, mentre tra le vittime non sono emersi collegamenti.

Per la prima volta in Lombardia è venuta meno la caratteristica comune del mittente, finora una persona nota ai destinatari, come nel caso dell’avvocato Marco Valerio Mazzatosta per Chiricozzi, che assisteva però il coimputato Riccardo Licci. Il suo nome inoltre non era completo e mancava l’indirizzo, il che ha insospettito le addette del centro di smistamento che hanno chiamato i carabinieri.

Prosegue lo stato di massima allerta tra i dipendenti delle poste. Le buste, tutte uguali al momento, sono quelle di carta formato A4 di colore giallo imbottite tipiche delle spedizioni postali. Al tatto sembrano contenere un libriccino. 

All’interno dei plichi si nasconde un mini-ordigno artigianale di semplice fattura, una scatoletta di compensato con all’interno una batteria per l’innesco e una quantità minima di polvere pirica, facilmente reperibile in qualsiasi emporio, o estraibile da un comune botto di capodanno tipo raudo o petardo. Gli artificieri dell’Ucigos preferiscono chiamarle buste incendiarie piuttosto che buste esplosive.

L’inchiesta sulle lettere esplosive è coordinata dal pool antiterrorismo capitanato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale che con il sostituto procuratore Francesco Dall’Olio ha aperto un fascicolo per attentato con finalità di terrorismo e lesioni personali. Per il plico inviato a Milano, è stato aperto un fascicolo di indagine da parte della procura di Monza che, con tutta probabilità, come gli altri, sarà trasferito a Roma.


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