Viterbo – Tutti a casa. Ma c’è chi la casa non ce l’ha, e non ce l’ha mai avuta. Sono i senza tetto. E sebbene ignorati, stanno anche a Viterbo. E cercano di superare l’emergenza Coronavirus vivendo al freddo, nelle caverne sparse qua e là per la città e al gelo di questi giorni.
Alessandro Clarioni, 50 anni, nato a Napoli, e Ferdinando Daniele, originario della Bosnia Erzegovina, devastata negli anni novanta dalla guerra nella ex Jugoslavia, fino a qualche giorno fa hanno trovato riparo nella chiesa distrutta dai bombardamenti del 1944 di Santa Maria delle Fortezze. A ridosso di Porta Romana.

Alessandro Clarioni
“La situazione è molto grave – dice Clarioni -. Non abbiamo niente. Ma mi dispiace per le persone che non possono andare a lavorare e non possono uscire”.
Clarioni e Daniele sono due tossicodipendenti. Possono uscire perché tutti i giorni devono andare al Sert, il servizio tossicodipendenze della Asl. Poi alla Caritas per mangiare. Infine, le caverne, dove vanno a dormire. Tranne in questi giorni, che dormono invece tra le macerie di una chiesa distrutta dalla guerra. Quella vera, fatta di eserciti, bombardamenti, morti ammazzati, stragi e sterminio. Come è stata l’ultima. Quella di fascisti e nazisti. Quella della Liberazione del 25 aprile 1945.

Viterbo – La chiesa di Santa Maria delle Fortezze
“Io mi sono dovuto fare una ricetta medica per uscire – racconta Clarioni -. E vado a mangiare alla Caritas. Vivo da solo e non c’ho una lira. La mia giornata la passo qui. Io e il mio amico”.

Ferdinando Daniele
L’amico è Ferdinando Daniele, 30 anni. Da 17 in mezzo a una strada. “Io vivo insieme ad Alessandro. Da sempre – precisa Daniele -. Come passo le mie giornate? Il Sert la mattina, la Caritas a pranzo, il pomeriggio vediamo quello che abbiamo rimediato la mattinata finché non si fa sera. E ammazziamo il tempo così”.

Viterbo – La chiesa di Santa Maria delle Fortezze
“Durante il giorno sto qui a scollettà un po’ de’ spicci – aggiunge Clarioni -. La giornata comincia la mattina. C’è una signora che mi fa il caffè e mi dà 5 euro per prendere qualcosa. E vado a vanti. Aspetto mezzogiorno per andare a mangiare alla Caritas. Che devo fare? – sottolinea -. Non mangio? Non vado avanti per il Coronavirus? Il pomeriggio poi sto qua. Vado al Sert, sono tossicodipendente. C’ho le bocce qui. E ci devo andare tutti i giorni”. Le bocce. Probabilmente metadone, un sostituto di sintesi dell’eroina e un analgesico di potenza paragonabile all’eroina stessa. Usato in varie terapie.

Ferdinando Daniele e Alessandro Clarioni
Clarioni è di Napoli. Da quel che dice avrebbe scontato 16 anni di carcere per omicidio. Anche Daniele ha avuto problemi seri con la giustizia. “Lesioni aggravate e tentata rapina”, dice Ferdinando Daniele.

Viterbo – La mensa Caritas
“Alla sera vado a dormire in una grotta – gli fa eco Clarioni -. Se ho freddo? Certo che ce l’ho. Ma c’ho il sacco a pelo”. E poi ti guarda e prosegue. “Tu non te rendi conto. Tu stai bello caldo fra’. Noi non stamo belli caldi. C’hanno accannato a noi. Noi popolo scrauso non contamo un cazzo”.
Il sacco a pelo non è un sacco a pelo. E’ solo uno straccio. E ti fa vedere un giubbotto. Almeno sembra. “Questo è un giubbotto – dice Clarioni -, che metto un momento io e un momento lui”.

Alessandro Clarioni e Ferdinando Daniele
“Nelle mie condizioni siamo in sette – prosegue -. Sette amici miei che vivono sempre in altre grotti. Ma non ti posso dire dove stanno, altrimenti ce levano pure quella. E mica me posso fa leva’ pure quella de casa. Come vivono? Chi sta nei sacchi a pelo, chi nei cartoni. Come a Roma. Come alla stazione Termini”.

Viterbo – La vita dei senza tetto ai tempi del Coronavirus
A pranzo vanno alla Caritas, che sta subito dopo Porta San Leonardo. Lì vicino, al parcheggio di Porta Romana. E a cena? “A cena niente”, ribatte Clarioni. Niente che vuol dire? “Vuol dire che non se magna!”, rispondono entrambi.
“Dormo nelle grotti da sei anni? – continua Clarioni-. Come ho fatto? Sopravvivenza. Ne ho passate di peggio. Rebibbia, Mammagialla. Quante carceri vuoi sapere? Sono stato arrestato anche in Thailandia”.

Viterbo – La vita dei senza tetto ai tempi del Coronavirus
Ti fa vedere dove dorme. Ti porta fin dentro il presbiterio di Santa Maria delle Fortezze. Mentre cammina, Clarioni parla con Daniele. E gli dice: “Le coperte tocca levalle, sennò fanno le pulci”. Poi, Daniele, in sottofondo, “abbiamo pure il giardino”. L’erba che copre quelle che una volta erano le navate della chiesa costruita nel 1544.

Ferdinando Daniele e Alessandro Clarioni
“Io dormo qui e il mio amico lì – commenta Clarioni -. E ti pare che ho paura del Coronavirus. Guarda che merda. Qui ci sta anche il cane con la ciotolina sua. Ci fa sempre la guardia perché ci sono sempre i pischelli che ci vengono a da’ fastidio. Ci dicono di andare a dormire da un’altra parte. Qui perlomeno non piove. Fa tanto freddo, però se dorme. I pischelli vengono quando sono ubriachi o sconvolti, ma beccano sempre. Io c’ho 50 anni, mica 5 giorni. Ci dicono di andare via, che siamo zozzi. Ma dove dobbiamo andare che non abbiamo una casa?”.

Viterbo – La vita dei senza tetto ai tempi del Coronavirus
Il popolo “scrauso”. Quello che non “conta un cazzo”. “Siamo tossici – prende di nuovo la parola Ferdinando Daniele -, e quando la gente ci vede con una birra in mano pensa che spacciamo. Perché sennò, dicono, come comprano la birra? Mica lo sanno che andiamo dai preti. Ci dicono di non stare in giro e dobbiamo andare a casa. Ma senza una lira dove vado. Tutte queste insinuazioni su di noi. Io non mi devo giustificare con nessuno”.

Viterbo – La chiesa di Santa Maria delle Fortezze
Clarioni ha due disegni tatuati sul viso. Un’ancora a destra e una lacrima a sinistra. “La prima – spiega – è la mamma, che non c’è più”. Clarioni ha perso pure il padre. E quando lo dice manda un bacio al cielo. Pure Daniele non c’ha nessuno. Il secondo tatuaggio racconta invece di un omicidio. Quello che Clarioni avrebbe commesso scontando 16 anni di galera. “Ho fatto sedici anni di galera per omicidio – specifica-. Ho pagato e sto ancora a pagà”. E in tal caso si riferisce alla condizione in cui si trova.
“Perché la gente spende soldi per i gatti e a noi non ci dà nemmeno un piatto di pasta?”. Si domanda Daniele. “Perché? – aggiunge -. Perché non c’ho il pedigree?”.

Alessandro Clarioni
Alessandro Clarioni e Ferdinando Daniele si spostano in continuazione. Oggi in una chiesa distrutta. Al freddo. Al gelo. Domani nelle caverne. “Mica stiamo sempre qui – conclude Daniele -. Ci spostiamo in altri posti. Cambiamo zona. Perché stare sempre nello stesso posto dopo un po’ ti stufi. E andiamo a dormire in posti come questo. Pure peggio”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: La vita dei senza tetto – Video: Vivere nelle caverne e senza cibo