Celleno – “Questo 25 aprile ce lo ricorderemo per tutta la vita. E quanto accaduto ci ha fatto capire il senso profondo della lotta partigiana di 75 anni fa”. Una lotta per la libertà.
Il sindaco Marco Bianchi è da sempre in prima linea. A tutela dei cittadini di Celleno che nei giorni della zona rossa, terminata ieri, anniversario della liberazione dal nazifascismo, “hanno vissuto – racconta Bianchi – momenti difficili, di preoccupazione e apprensione. Ma con grande solidarietà e correttezza. Sono veramente fiero di loro”. E i suoi concittadini lo sono altrettanto del loro sindaco che dall’inizio di aprile, da quando sono stati scoperti i numerosi casi di contagio da Coronavirus a Villa Noemi, casa di riposo alle porte del paese, è sempre stato al loro fianco. Con impegno e dedizione.
Il sindaco di Celleno Marco Bianchi
“Abbiamo avuto buoni amministratori – ha detto Ivano Cannone, pensionato e sindacalista -. Si sono impegnati molto. Ci hanno tutelati e tutto ha funzionato alla perfezione”.
Celleno – Villa Noemi
Celleno prova dunque a rifiorire, come i ciliegi nelle campagne attorno due settimane fa, quando tutto è iniziato e il paese è stato chiuso dentro a una specie di cordone sanitario con le forze dell’ordine a non far passare nessuno. Come i carabinieri, ieri, nei pressi di Villa Noemi dove è ancora impossibile arrivare. Lì, fanno avanti e indietro soltanto gli operatori della casa di riposo che, sempre ieri nel pomeriggio, sono usciti per prendere e portare dentro alcuni contenitori con igienizzanti per tutte le superfici.
Celleno – Il posto di blocco davanti a Villa Noemi
Nel frattempo sono stati fatti diversi tamponi. Non tutti quelli chiesti e sperati dal sindaco. Forse lunedì, ma non è detto, una nuova tornata. “Alla fine – dice Bianchi – li faremo tutti. Nel frattempo siamo arrivati a fare il test per 200 famiglie, oltre la metà della popolazione, e tutti sono risultati negativi”.
Celleno – Ivano Cannone
“La paura di questi giorni – ha poi aggiunto Ivano Cannone, che nelle due settimane della zona rossa ha dato una mano alla moglie che ha un negozio di alimentari nella piazza principale del paese -. La paura di questi giorni – ripete – è stata per le persone che incontravi”. Non per il timore di contrarre il virus, che a Celleno di fatto non ha preso piede, ma “perché è brutto incontrare gente che conosci da sempre, tenersi a distanza e comportarsi in modo diverso rispetto a qualche giorno prima”.
Coronavirus – Celleno
Celleno è un piccolo borgo contadino, nato soprattutto dal lavoro di tanti poveri braccianti che durante la seconda guerra mondiale hanno lottato contro nazisti e fascisti. Un borgo dove coesione e condivisione sono valori assoluti che nemmeno il virus ha cancellato.
Coronavirus – Celleno
Un paese diviso in due soltanto dalla storia e da un governo democristiano che negli anni ’50 del secolo scorso volle la distruzione della zona vecchia perché ritenuta pericolante. E la nascita, più a valle, di parte nuova ancora oggi abitata. Oltre 1300 cittadini che da ieri sono ritornati a respirare per strade, piazze e campagne.
Coronavirus – Celleno
“Una battaglia, quella di questi giorni – ha commentato Bianchi – che abbiamo combattuto tutti quanti insieme. Con i volontari, gli assessori”, che a Celleno sono solo 3, sindaco incluso, “e i dipendenti dell’amministrazione”. Tre impiegati e un vigile urbano. A tutti, questa terribile fase storica è arrivata addosso come un violentissimo, e immeritato, cazzotto nello stomaco.
Un’amministrazione che in questi anni ha fatto rinascere un borgo che sembrava perduto per sempre. Valorizzandolo per farne, riuscendoci in pieno, uno dei punti di riferimento del turismo di tutta la regione.
Coronavirus – Celleno
Il “borgo fantasma”, così è stata ribattezzata la zona vecchia. E così si chiama la pagina Facebook dove in questi giorni cittadini, docenti universitari, architetti e tante altre persone si sono date da fare per caricare lezioni sui ciliegi, di cucina e tanto altro che potesse far sentire le persone ancora parte di una comunità coraggiosa e commuovente. Per dare a tutti la sensazione che la nottata sarebbe passata e tutto sarebbe andato bene. Per trasmettere unità, solidarietà e una vitalità che neanche il Coronavirus è riuscito a spegnere.
Coronavirus – Celleno
Un paese che, probabilmente tra i pochi, ha pensato anche ai bambini chiusi in casa. Vittime silenziose del virus e della scelta di “sbarrare” le porte delle loro famiglie.
“In questi giorni abbiamo realizzato un progetto che ha coinvolto direttamente i bambini – ha concluso infine il sindaco Marco Bianchi -. Si chiama rifioriamo e ha preso spunto dalla fioritura dei ciliegi. Uno spunto per reagire, per non arrendersi. I bambini hanno fatto ciascuno un disegno. Disegni che poi metteremo insieme, come un grande puzzle, quando tutto sarà finito”.
Celleno, paese simbolo di una nuova liberazione.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: Il giorno della liberazione – Video: Il racconto di Marco Bianchi – …e quello di Ivano Cannone








