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“Basta zona rossa, fateci riprendere a lavorare”

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Giove - Il posto di blocco dei carabinieri all'ingresso della zona rossa

Giove – Il posto di blocco dei carabinieri all’ingresso della zona rossa

Giove – Basta con la zona rossa. Il sindaco di Giove, Alvaro Parca, pubblica sul profilo Facebook del comune una lunga lettera ricevuta da una cittadina, Rita Benigni, per invitare la regione Umbria ad anticipare la fine dell’isolamento estremo del paese, off limits ormai dallo scorso 10 aprile per l’insorgenza di un focolaio di Coronavirus e teoricamente bloccato fino alle 20 del 3 maggio. 

Il testo, che la cittadina ha spedito a Parca, alla presidente della regione Donatella Tesei e al prefetto di Terni Emilio Dario Sensi, racconta i disagi della comunità giovese, costretta a fare “la spesa in ordine alfabetico settimanale nei negozi paesani, encomiabili ma purtroppo insufficienti per le esigenze di tutti noi” e i problemi legati all’ufficio postale, che “fa orario ultraridotto e con le tabaccherie chiuse pagare una bolletta o fare una ricarica telefonica è pressoché impossibile. Inoltre l’unico bancomat funziona a intermittenza”.

“A questi e altri disagi – dice la lettera – si somma per molti l’azzeramento del reddito a causa della totale sospensione di attività economiche, oppure il rischio grave di perdere il lavoro fuori del perimetro, se la zona rossa non dovesse essere revocata o stemperata a breve. Scopo primario, quest’ultimo, per cui la popolazione si è sottoposta in massa allo screening sierologico a tappeto disposto dalla regione, con tempistiche opinabili”.

Nonostante questo, il popolo giovese “ha reagito, ha fatto squadra per soccorrere i bisognosi ed affrontare le difficoltà ulteriori della zona rossa” e “nel mezzo della tempesta è rimasta unita, non ha cercato colpevoli e non ha additato untori”. Ma ha convissuto, sempre secondo la lettera, “con la comune, amara sensazione di solitudine, per la mancanza di considerazione specifica e persino di qualsivoglia parola di incoraggiamento e di solidarietà, da parte delle istituzioni civili (prefettura, regione, molti comuni limitrofi). 

Da qui l’appello: “Chiediamo con forza un’immediata riconsiderazione delle misure restrittive, che coniughino la tutela della salute con le necessità lavorative di molti concittadini, abbreviando il termine finale del 3 maggio o consentendo almeno a coloro che sono risultati negativi ai test di riprendere le attività lavorative fuori dal perimetro, ma anche dentro in assenza di contatti interpersonali”.

Un appello che viene rafforzato dalla richiesta di “adozione di misure immediate per assicurarci i servizi essenziali (con la riapertura delle tabaccherie, il perfetto funzionamento del bancomat, l’arrivo nei nostri negozi di generi di necessità quotidiana in quantità e qualità adeguata). E ancora l’invio di fondi speciali per far fronte alle tante esigenze alimentari che la zona rossa ha generato ed aggravato”.

Secondo i dati pubblicati quotidianamente dal comune di Giove, negli ultimi tre giorni, a fronte di un nuovo decesso (che porta a 2 il totale) il numero dei casi positivi nel paese è sceso da 35 a 21, quello delle persone in isolamento da 13 a 8 e quello delle persone guarite è cresciuto da 2 a 16.



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