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“I braccianti vanno regolarizzati, non sfruttati”

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Viterbo – “I braccianti agricoli vanno regolarizzati, non sfruttati”. A dirlo sono due sindacati, la Flai Cgil e la Uila di Viterbo. Nelle vesti dei loro due segretari, organizzativo il primo generale il secondo. Rispettivamente Massimiliano Venanzi e Antonio Biagioli.

Il punto in discussione sono i voucher in agricoltura. Per far fronte alla mancanza di manodopera, soprattutto straniera, bloccata nei propri paesi di origine a causa del Coronavirus. I periodi autunnali e invernali sono infatti i momenti in cui diversi stranieri partono per andare a trovare i familiari e trascorrere un po’ di tempo con loro, chi ne ha la possibilità, per poi tornare in Italia.


Viterbo - Massimiliano Venanzi della Flai Cgil

Viterbo – Massimiliano Venanzi della Flai Cgil


La prima questione sollevata da Venanzi e Biagioli tira in ballo voucher e cassa integrazione. “Chiediamo – dicono infatti i due sindacalisti – a tutte le forze politiche e a tutte le associazioni di categoria il motivo per cui da una parte si chiede a gran voce l’introduzione dei voucher per dare fiato a un settore che lamenta scarsità di manodopera, e dall’altra si presentano continuamente domande di cassa integrazione in deroga per i lavoratori del settore agricolo. In 15 giorni abbiamo ricevuto domande di cassa integrazione in deroga per centinaia di braccianti agricoli”. La sola Flai ne ha ricevute 600.


Viterbo - Antonio Biagioli della Uila

Viterbo – Antonio Biagioli della Uila


“Delle due, l’una – aggiungono Venanzi e Biagioli – i voucher o la cassa integrazione”.

Infatti le due cose sembrerebbero incompatibili. “Perché – si domandano i due segretari – se mancano i lavoratori, al punto da dover chiedere nuovamente i voucher per poterli assumere, i proprietari delle aziende agricole hanno fatto così tante domande di cassa integrazione?”

Infatti, come mai? La cassa integrazione si chiede quando un’azienda è in crisi e deve fare a meno, per un certo periodo, di parte della manodopera. Quando invece si chiedono i voucher perché la manodopera manca, la cassa integrazione non avrebbe motivo d’essere richiesta in così gran numero.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Braccianti agricoli


“Inoltre se servono i lavoratori in agricoltura – aggiungono Biagioli e Venanzi – basta applicare il contratto”.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Braccianti agricoli


No, quindi, da parte di Flai e Uila, alla liberalizzazione del voucher in agricoltura per sopperire alla mancanza di manodopera straniera. “Le imprese agricole – spiegano i rappresentanti sindacali – dispongono già di strumenti contrattuali per l’assunzione di braccianti agricoli che garantiscono la massima flessibilità. Si può assumere anche per una sola giornata. Approfittare dell’emergenza per tornare alla carica sulla vecchia e fallimentare ricetta della contrazione dei diritti e dei salari, e far pagare la crisi ai più deboli, è inaccettabile. La cosa da fare, se si vuole davvero aiutare l’agricoltura, è regolarizzare i tanti lavoratori stranieri che ancora oggi sono costretti a lavorare nell’ombra, pur tenendo in piedi il settore agricolo”.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Una campagna


“Siamo contrari alla semplificazione e all’ampliamento dei voucher in agricoltura – commentano poi Venanzio e Biagioli -. Le imprese agricole possono già ricorrere a prestazioni occasionali di lavoro per titolari di pensione o giovani under 25 iscritti a un ciclo di studi. Il ritorno ai voucher, così come li abbiamo conosciuti, significherebbe spalancare le porte alla precarizzazione estrema, un modo per aggirare più facilmente l’applicazione del contratto collettivo anche alla luce dell’inasprimento delle sanzioni derivanti dalla legge 199 del 2016″.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Braccianti agricoli


“Va assicurato invece – concludono Massimiliano Venanzi e Antonio Biagioli – il giusto reddito e la reale contribuzione previdenziale ai lavoratori, così come la difesa della legalità e la sicurezza di chi lavora. Abbiamo sentito in questi giorni alcuni esponenti politici locali dire che i voucher darebbero la possibilità di lavorare anche ai disoccupati. Se una persona è disoccupata non servono i voucher per l’assunzione, c’è già il contratto di lavoro che permette alle aziende di farlo. Sarebbe infine corretto che, prima di parlare e proporre soluzioni strampalate, uno si informi. Quanto meno per evitare dichiarazioni imbarazzanti”.

Daniele Camilli


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