Viterbo – Come farci gli auguri di Pasqua? Non facendoceli. Invece di nasconderci dietro l’utopia per il futuro ignoto, meglio specchiarci nel realismo delle cose, del loro ciclico ripetersi, delle reazioni.
Papa Francesco ha citato in questi brutti giorni un proverbio spagnolo che sembra una bestemmia in bocca lui “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai”, come se il creato inanimato avesse più poteri di tutti.
Di pandemie e tragedie collettive la storia dell’umanità è piena. Hanno provveduto periodicamente o la natura, forse stanca di vedersi violati i suoi equilibri, o l’uomo con le guerre per la supremazia a costo delle vite.
“Tutto andrà bene e niente sarà più come prima” lo avranno detto pure nel 1918 con la prima guerra mondiale in corso e la peste spagnola che portava alla tomba un terzo degli europei. Detto ma non fatto, perché subito dopo vennero le dittature, l’altra grande guerra, la seconda e – con la rinascita, le scoperte, internet, la finanza, la globalizzazione, il mondo villaggio globale – nuove guerre (tante), terremoti, inondazioni, gli otto mesi di incendi in Australia, un po’ di Polo Nord senza ghiacciai. “Non so se sia la vendetta della natura, ma di certo la sua risposta. Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi parziali” ha notato Francesco.
Perciò, prima degli auguri, sarà il caso di dedicarci alla memoria per evitare che, passati questi giorni, si preferisca archiviare in modo che “tutto andrà bene” sì, ma come prima.
Ad ogni Pasqua pare obbligato il riferimento al papa e quest’anno bisesto e funesto al Francesco che invita a rivolgersi personalmente e direttamente a Dio, a discuterci, a farci le nostre ragioni perché anche lui – l’uomo Bergoglio – ha “ avuto tanti dubbi” dei quali si è caricato il peso, solo e zoppicante, quella sera della piazza San Pietro deserta col buio e la pioggia a rendere lancinanti le sirene delle auto della polizia in coro con le campane. Chi prevarrà tra l’urlo delle sirene e i rintocchi delle campane?
Probabilmente resteranno nelle orecchie tutti e due, perché è questo il realismo che insegna la memoria, la quale porta anche l’indicazione di quel sarebbe augurabile (sì, augurabile) fare.
Ricordare per esempio che prima dei soldi viene la persona (il Covid 19 sbarra le case e lascia aperte le Borse), la natura va “compresa, contemplata”, i dubbi e la solitudine che ne consegue si possono superare, ma non da soli. Buona Pasqua senza Pasquetta.
Renzo Trappolini
