Viterbo – Un casco di protezione dal Coronavirus che a breve potrebbe essere utilizzato anche per la ventilazione.
Si chiama Ariea, realizzato interamente con una stampante 3D di grosse dimensioni, è un progetto portato avanti da un’impresa, Be Different, cui collabora il viterbese Mattia Belli.
Il loro settore è l’arredamento, ma in questa fase d’emergenza si sono chiesti come potevano essere utili e prendendo spunto da una grossa catena di prodotti sportivi che ha riadattato un casco, è venuta l’idea.
“Mi occupo di arredamento – spiega Mattia Belli – sono stato contattato da Be Different per capire se era possibile fare qualcosa”.
L’idea è stata da subito di un casco per l’assistenza alla respirazione, ma il progetto richiede passaggi burocratici che hanno i loro tempi, test, certificazioni.
“Per questo ci siamo fermati e abbiamo fatto un passo indietro. È previsto per legge che in caso d’emergenza si possa fare ricorso a dispositivi non certificati, purché abbiano l’ok di un’equipe di medici”. Da qui sono partiti.
“Producendo un casco che come funzione principale ha quella della protezione di pazienti e personale sanitario dal contagio da Coronavirus.
In pratica, indossandolo è come utilizzare mascherine e occhiali. Inoltre è già predisposto con attacchi nel caso i cui i pazienti abbiano problemi respiratori”.
Per questo secondo utilizzo è stata inviata la documentazione all’Istituto superiore di sanità per le autorizzazioni.
“Già da ora possiamo distribuirlo e stiamo cominciando a farlo, come casco di protezione in ambito medico”.
È predisposto anche di un vetro nella parte anteriore, per facilitare la comunicazione ed è rivestito di gommapiuma alla base, quella a contatto con il collo.
“Inoltre – continua Belli – è in materiale biodegradabile. Oggi è utile, ma un domani, quando non dovesse servire più, per smaltirlo non s’inquinerà l’ambiente”. Essendo stampato in 3d è possibile realizzarlo in diverse misure ed essere utilizzato da medici e pazienti, previa liberatoria.
Giuseppe Ferlicca



