Ronciglione – Giallo di Ronciglione, prosegue la conta delle udienze saltate causa Covid del processo a Andrea Landolfi, il trentenne romano accusato dell’omicidio di Maria Sestina Arcuri i cui genitori e i due fratelli si sono costituiti parte civile davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo con l’avvocato Vincenzo Luccisano.
Dopo l’ammissione prove del 10 febbraio, il processo sarebbe dovuto entrare nel vivo il 30 e il 31 marzo con l’ascolto di una dozzina di testimoni del pubblico ministero Franco Pacifici, che anche per oggi avrebbe dovuto citare ulteriori testi dell’accusa. Tutte e tre le udienze, invece, sono saltate per via dell’emergenza Coronavirus, anche se la difesa avrebbe potuto chiedere che venissero celebrate lo stesso, essendo l’imputato detenuto in carcere.
Salterà anche la prossima, la quarta, già fissata per l’11 maggio, peraltro ultimo giorno di sospensione. Per cui, se tutto va bene, si tornerà in aula soltanto il 25 giugno, per quella che avrebbe dovuto essere la quinta udienza della fase istruttoria. E per quella data faranno il loro debutto i nuovi difensori Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, subentrati a fine marzo a Giacomo Marini, revocato a fine marzo da Landolfi.
Contro Lanfoldi, nel frattempo, lo scorso primo aprile ha chiesto di essere sentito dal pm Pacifici un supertestimone, coordinatore dell’ex staff difensivo del trentenne, un ex detenuto ora ai domiciliari, Claudio Cipollini alias zio Rocco, laureato in legge in carcere. Del doppio colpo di scena della revoca del difensore e della comparsa di un testimone cui l’imputato avrebbe fatto delle ammissioni, Tusciaweb parla con l’avvocato di parte civile dei parenti della vittima, Vincenzo Luccisano.
Avvocato Vincenzo Luccisano, lei che assistei familiaridi Maria Sestina, cosa ne pensa dell’ennesimo cambio di difensore e del supertestimone spuntato a sorpresa subito dopo?
“Diciamo che Andrea Landolfi non si fa mai mancare nulla, se non sbaglio questa è la quarta revoca che fa. Ho assistito a tutto quello che è successo e confermo la mia sensazione iniziale, cioè che le dichiarazioni mi sembrano poco attendibili. Lasciano poi perdere il soggetto, questo signor Claudio Cipollini, del quale è stata ricostruita la storia, anche dal punto di vista della qualifica. Lui si è qualificato diverse volte come avvocato, poi ha smentito. Quindi c’è quella mail che un po’ mi ha colpito, che ha inviato allo stesso imputato a marzo e poi quella che ha inviato anche alla famiglia. Non mi è piaciuta per niente. Ma questo prescinde naturalmente dalle sue dichiarazioni”.
Cipollini riferisce di avere avuto delle dichiarazioni da parte dell’imputato…
“Dovrebbero esserci delle prove a sostegno di questo e non credo che le prove siano quelle a cui fa riferimento lui e cioè le telecamere del carcere. Non credo che ci siano registrazioni, ammesso che ci siano mai state, tanto più che stiamo parlando di oltre quattro mesi fa. Non credo che si tengano tutte le registrazioni, anche perché altrimenti dovrebbero avere un archivio, una cineteca apposta. No, non credo che ci sia nulla di tutto questo”.
Non crede che questa testimonianza sposterà di molto quello che è l’attuale impianto accusatorio?
“Non credo proprio, nel senso che per quanto mi riguarda ho preso atto di quello che è stato detto, ma in questo momento io non vado oltre. Poi la procura, ovviamente, farà quello che ritiene opportuno. Per quanto mi riguarda resta valido l’impianto accusatorio iniziale. Negli elementi raccolti dalla procura , nelle prove scientifiche c’è la colpevolezza piena di Landolfi. A nostro giudizio, anche se chiaramente è in dibattimento si formano formalmente le prove, sostanzialmente le prove della colpevolezza di Landolfi già ci sono, sono indiscutibili e questo è quello che speriamo venga fuori dal processo. Ma siamo molto fiduciosi.”.
Non sentite la necessità, come parti civili, di approfondire la versione di Claudio Cipollini?
“Non c’è bisogno di avere dichiarazioni da parte di un detenuto, compagno di cella, consulente legale, avvocato, non si capisce bene cosa. Francamente non mi pare che sia necessario”.
C’è la sensazione che il supertestimone con le sue dichiarazioni voglia fare leva su una eventuale ipotesi di omicidio preterintezionale e non volontario, come invece ipotizza la procura della repubblica di Viterbo…
“Prendo atto del presunto consulente della difesa dottor Alessandro Meluzzi, presunto perché agli atti non risulta una sua nomina formale. Ho notato che c’è stata un’inversione di tendenza rispetto a qualche è stata l’iniziale dichiarazione di piena innocenza del Landolfi. Il dottor Meluzzi, a quanto ne so io, era consulente della difesa prima che ci fosse l’avvicendamento con i due colleghi che ad oggi assistono Landolfi. E mi pare che abbia parlato, proprio nella sua ultima uscita, di omicidio doloso o preterintenzionale”.
Voi non avete mai avuto dubbi sulla ricostruzione della procura?
“Noi naturalmente siamo per il capo di imputazione indicato dalla procura, ovviamente noi crediamo nell’omicidio volontario, perché questo è quello che ci dice la ricostruzione fatta sia dai consulenti medico-legali del pubblico ministero, sia dai Ris per quanto riguarda la dinamica della caduta, sia ancora il comportamento dell’imputato successivo alla caduta di Maria Sestina. Di conseguenza, mi sembra che sia molto più appropriato il capo d’imputazione che ad oggi viene contestato a Landolfi piuttosto che il preterintenzionale. Non ci sono le condizioni per un preterintenzionale. Se Maria Sestina è stata lanciata, se la dinamica è quella, come fa ad essere un preterintenzionale? Ovviamente farebbe molto comodo alla difesa, anche se hanno propeso per l’immediato, per l’ordinario, proprio per questa ragione, perché lui si è sempre dichiarato innocente, come ha fatto all’ultima udienza”.
Silvana Cortignani




