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Coronavirus, perché il peggio non venga dopo

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – La guerra continua, ma ci si prepara a ricostruire. C’è infatti la sensazione che gli scienziati comincino a far balenare nomi di farmaci e vaccini antiCovid19 sperimentabili indipendentemente da chi li produce e che nelle istituzioni e nell’economia non ci si voglia trovare impreparati.

Questa peste cino-tedesca (per gli originari punti di trasmissione accertati) non è diversa da quelle che periodicamente la natura produce quasi per “spurgare” situazioni che non sopporta più.

La differenza è nei mezzi di trasmissione e nell’ampiezza delle aree contagiate. Una volta il virus viaggiava coi cavalli e sui piedi dei viandanti e le città potevano subito chiudere le porte. Ora si sposta con tutto, con tutti, arriva dappertutto, nel villaggio globale che è il mondo il quale si è subito ridiviso, ha rivalutato i confini e fatto ricordare che homo homini lupus.

Cosicché, quando – speriamo presto – si ricomincerà, i conti si faranno coi lupi e allora i guardiani del gregge dovranno essere bravi a saper rispondere con la forza di chi sa e sa maneggiare i mezzi per convincere. Anzitutto quelli che in Europa, ancora oggi, si dicono disponibili ad interventi finanziari ma solo con le regole dell’economia di pace di ieri.

Quella che il Coronavirus ha spazzato via lasciando distruzioni come una guerra, alle quali non può far seguito la richiesta usuraia di rinunciare sostanzialmente alla sovranità economica, senza cui non esiste quella politica, riducendoci cioè a mercato di aziende strozzate da comprare a prezzi di saldo.

In una economia con oltre il 90% di piccole-medio imprese, le serrande fatte abbassare improvvisamente dal virus non si rialzeranno senza forti e generose iniezioni di liquidità anche a fondo perduto. Altrimenti, disoccupazione, disordini e paese in vendita.

Avremo perciò bisogno, prima di subito, di un parlamento forte dove gli incompetenti si contengano e di un governo capace di opporsi anche duramente, ad esempio, ai paesi del nord ed alle solite Germania e Francia.

Consapevole che se lasciassero Bruxelles svedesi, sirenette e produttori di tulipani e paradisi fiscali, non sarebbe come se se ne scacciasse, sostanzialmente, l’Italia, cerniera nel Mediterraneo, sessanta milioni di abitanti, seconda manifattura continentale, depositaria della cultura umanistica su cui De Gasperi, Adenauer e Schumann fondarono l’Europa.

La situazione sanitaria è seria e grave, ma quella economica e politica (nel senso più alto del termine) non è da meno e potrebbe diventare addirittura peggiore.

Per questo, messe le prime toppe alle falle aperte dall’iceberg coronavirus, speriamo che questo popolo, una volta di santi, navigatori ed eroi, si faccia guidare da chi ci capisce davvero. Indipendentemente dal prevalere di un simbolo partitico o di un altro.

Uomini e donne così ce ne sono. Che li chiamino tutti insieme.

Renzo Trappolini


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