Viterbo – Accertamenti preliminari. Gli stessi in corso più o meno in tutte le procure d’Italia.
L’epidemia di Coronavirus, con la sua strage silenziosa dei nonni, mette in moto anche gli uffici viterbesi della procura di via Falcone e Borsellino.
Da ieri mattina, sulle residenze sanitarie assistite della Tuscia che ospitano anziani, esiste un fascicolo aperto dalla procura di Viterbo.
Si tratta, nel gergo tecnico, di un cosiddetto “modello 45”: fascicolo degli atti non costituenti notizia di reato. In pratica, una specie di cartellina per ora vuota, senza indagati, né ipotesi di reato. E neppure documenti acquisiti durante ispezioni che, per ora, non sono state fatte in nessuna struttura.
Questo tipo di fascicolo prelude, quindi, a una volontà di sondare ad ampio spettro la realtà delle case di riposo del Viterbese – ottanta in tutto – per capire se ci sono state irregolarità di gestione che abbiano potuto, in qualche modo, aggravare il pesante bilancio dell’epidemia. Dalla normativa sull’accreditamento all’inquadramento dei dipendenti. Questioni anzitutto amministrative da passare al setaccio nelle prossime settimane.
Una modalità di procedere che, al momento, non ha nulla di diverso rispetto agli accertamenti della magistratura in altri uffici giudiziari regionali e nazionali.
Nel Viterbese, le strutture più duramente colpite dal Covid-19 sono state Villa Noemi a Celleno e Villa Immacolata a San Martino al Cimino. La prima ha registrato 45 contagiati in totale, di cui 6 operatori e 39 anziani ospiti, due di questi non ce l’hanno fatta: una donna di 82 anni è morta il 16 aprile, un 86enne sabato scorso.
Quanto a Villa Immacolata, anche qui le vittime sono state due. Ieri l’ultima, un 88enne di Lubriano che si è spento nel reparto di malattie infettive di Belcolle dopo essere stato trasferito da San Martino. L’altro decesso l’11 aprile. Un 81enne di Viterbo morto anche lui a malattie infettive e proveniente da Villa Immacolata. In 14, tra personale e anziani ospiti della casa di cura di San Martino, sono risultati positivi al Coronavirus.
L’attività del tribunale viterbese, intanto, continua, seppur a ranghi ridotti come previsto fino all’11 maggio dalla normativa per l’emergenza. Processi, al momento, sospesi. Solo quelli a carico di detenuti si celebrano, qualora il detenuto stesso ne faccia richiesta.
È di ieri la notizia di un protocollo di validità temporanea, per direttissime, convalide di arresti e interrogatori di garanzia, sottoscritto da tribunale, procura, consiglio dell’ordine degli avvocati, camera penale e associazione italiana giovani avvocati.
Uno strumento che consentirà di limitare i rischi di contagio, permettendo l’esecuzione dell’udienza da remoto, ciascuno dalla propria stanza e l’arrestato da caserma o questura. “Un documento che non abbiamo sottoscritto finché non è stata trovata un’intesa tra tutti i firmatari – dichiara il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma -. Il segnale che quando ci si mette intorno a un tavolo e c’è la buona volontà di trovare una soluzione, questa si trova senz’altro”.
