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“Covid, abbiamo fatto di tutto per evitare il contagio…”

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Viterbo - Michele Bellomo, direttore generale di Villa Immacolata

Viterbo – Michele Bellomo, direttore generale di Villa Immacolata

Viterbo - Villa immacolata presidiata dalle forze dell'ordine

Viterbo – Villa immacolata presidiata dalle forze dell’ordine

Viterbo – Coronavirus, da sabato zero nuovi contagi a Villa Immacolata. Ma nei giorni precedenti in tredici, tra ospiti e sanitari della casa di cura, sono risultati postivi al Covid-19. E per cinque di questi si è reso necessario il ricovero all’ospedale di Belcolle. Una situazione allarmante, che ha costretto la Asl e la Prefettura a isolare la struttura con la presenza delle forze dell’ordine. E l’azienda sanitaria ha fatto tamponi a tappeto. Circa 400 in poche ore.

Michele Bellomo, direttore generale di Villa Immacolata, qual è l’attuale stato dell’arte della struttura?
“Da due giorni non è più piantonata dalle forze dell’ordine. Se non i dipendenti autorizzati, nessuno può entrare. Ma era così già dai primissimi giorni di marzo. A oggi, sono dieci i pazienti Covid e sei restano ricoverati nella casa di cura. Ma in un’ala dedicata che abbiamo creato per precauzione e per poterli ospitare. Degli operatori, invece, una sola è risultata positiva mentre era ancora in servizio, ma non era mai stata nei reparti. Le altre due mancavano da Villa Immacolata dal 16 marzo e hanno scoperto di aver contratto il virus dopo questa data. I dipendenti attualmente in servizio, infine, sono tutti negativi”.

Il Covid come è entrato nella struttura?
“Ci stiamo ancora lavorando. Ma sicuramente è stato portato da fuori, probabilmente da un operatore asintomatico. Ma è solo un’ipotesi”.

Ci sono altre situazioni sospette?
“Al momento no. Anche perché i tamponi di uno dei due reparti del terzo piano, quello interessato, sono tutti risultati negativi”.

C’è o ci potrebbe essere un focolaio a Villa Immacolata?
“Speriamo di no. La struttura ha ben 260 pazienti, e per parlare di focolaio dovrebbe essere contagiato il 10,20% degli ospiti. Mi auguro che tali numeri non vengano mai raggiunti”.

Tra i familiari c’è chi sostiene che non abbiate fatto i controlli e che non abbiate preso subito provvedimenti. È così?
“Assolutamente no, e da questo punto di vista sono serenissimo. Già il 27 febbraio avevamo dato disposizione ai nostri dipendenti di segnalare eventuali pazienti con febbre, tosse e quant’altro. Qualora ce ne fossero stati, sarebbero stati isolati. Per quanto riguarda i primi ospiti con sintomi Covid, invece, sono stati immediatamente trasferiti a Belcolle. Insomma, a livello preventivo abbiamo fatto tutto ciò che si doveva e si poteva fare. Anzi, anche di più. Tutti noi siamo più che conviti di aver fatto il nostro dovere. I dispositivi di protezione non sono mai mancati, nonostante la grande difficoltà nel reperirli. Pur di averle, ad esempio, abbiamo comprato mascherine a 4 euro l’una. Tutto questo l’ho anche documentato alla Asl, a cui ho mandato un elenco con ben trentadue procedure già attivate”.

Il 2 aprile la Asl vi dà una serie di disposizioni da eseguire immediatamente. Le avevate già attuate quindi?
“Sì, tutte. L’azienda sanitaria non ha fatto altro che ribadircele, ed è stato giusto così. Dagli isolamenti ai percorsi protetti, dalle divise ai dispositivi di protezione… era tutto fatto e c’era tutto già da un mese. Al primo paziente positivo, poi, abbiamo attivato determinazioni più restringenti”.

Ritorniamo ai familiari. È vero, come qualcuno dice, che è impossibile mettersi in contatto con lei?
“A me, direttore generale, non mi ha mai cercato nessuno. Però se si vogliono avere notizie sui parenti ricoverati bisogna chiamare il direttore sanitario o i medici responsabili, che rispondo sempre. Qualora in quel momento non potessero parlare, dopo sono loro a ricontattare direttamente la famiglia. Comunque su qualche familiare andrò per vie legali, li querelerò perché hanno detto cose non vere. C’è chi ha sostenuto di non avere notizie della madre dal 19 marzo, quando il 26 quella stessa persona ci ha parlato in videochiamata con un cellulare messo a disposizione da Villa Immacolata. Per non parlare di ciò che ho letto sui giornali…”.

Ovvero?
“Cose non vere, di tutto e di più. Ma non su Tusciaweb, che giustamente ha riportato solo ciò che veniva dichiarato. Altri giornali, invece, hanno scritto cose senza appurare prima se fossero vere o meno”.

Per quanto riguarda i tamponi sui pazienti e sui dipendenti, spettava a voi richiederli e farli?
“Secondo la normativa, spetta all’autorità sanitaria decidere se eseguirli. Non a noi. Ma l’autorità sanitaria li esegue solo se ci sono validi motivi, ovvero in presenza di sintomi sospetti o secondo criteri epidemiologici. Faccio un esempio: se penso che un operatore sia positivo, non posso chiedere che venga sottoposto al test ma solo allontanarlo e segnalarlo all’autorità sanitaria che poi decide il da farsi”.

E secondo lei la Asl si è mossa troppo tardi nel fare i tamponi?
“No, questo non mi sento di dirlo. Anche perché al momento non ci sono elementi per poter affermare una cosa del genere. Secondo me l’azienda sanitaria si è mossa secondo i protocolli, e ho apprezzato che appena ha potuto ha fatto i test a tappeto. Così siamo tutti più sereni e tranquilli. Posso aggiungere un’ultima cosa?”.

Prego…
“Voglio ringraziare tantissimo tutti i dipendenti, tutto il personale, tutti i sanitari di Villa Immacolata. Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus, ovvero da oltre un mese, si stanno dedicano al lavoro con grande abnegazione. Un ringraziamento particolare, invece, per chi nei giorni scorsi è stato in servizio per oltre 36 ore senza ricevere il cambio”.

Raffaele Strocchia


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