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“Da cuoca e cameriere a disoccupati, a Pasqua i generi alimentari ce li ha portati la croce rossa”

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Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico

Viterbo – (sil.co.) – Il loro ultimo pensiero era cosa portare a tavola. Lei cuoca, lui cameriere, il cibo per loro – una coppia di trentenni viterbesi – fino a prima dell’emergenza Covid era una piacere nonché una fonte di reddito che pareva non dovesse mai finire. Poi è arrivata inattesa la peggiore e più inattesa delle tempeste: il Coronavirus. E nell’arco di un mese si è ribaltato tutto.

Da un giorno all’altro si sono ritrovati entrambi senza lavoro e la mattina di Pasqua gli hanno bussato per la prima volta alla porta i volontari della croce rossa consegnando a domicilio due scatoloni di generi alimentari di prima necessità. In tempo per la festa. Da oltre un mese non hanno più entrate. 

Simona, nome di fantasia, si stava preparando a fare gli gnocchi di patate fatti a mano: “Mangiamo solo il primo, per la pietanza aspettiamo la cena”. Francesco, anche questo nome di fantasia, aveva appena portato fuori il cane che, ignaro, scuote la coda senza sapere: “E’ ancora un cucciolo, quando lo abbiamo preso, l’anno scorso alla vigilia di ferragosto, non potevamo immaginare che da un momento all’altro ci saremmo ritrovati disoccupati”.

E’ la storia di una coppia di giovanissimi, le cui vite appena cominciate nel mondo degli adulti sono state letteralmente stravolte e travolte dalla pandemia.

Avete lavorato nei migliori locali del centro storico di Viterbo. Vi sentite come se vi fosse caduto il cielo sulla testa?
“E’ stato terribile. Uno stillicidio. L’ultimo sabato prima della chiusura totale, mi pare fosse il 29 febbraio ma con tutto quello che è successo abbiamo perso il filo, tirava già una bruttissima aria. A pranzo non si era visto nessuno e per cena c’erano solo poche prenotazioni. Il titolare ha deciso di chiudere, avvisando i clienti, e alle 19 ci ha mandati a casa. Ma quello che è successo nel giro di pochi giorni è stato comunque repentino. E adesso, già da oltre un mese, siamo barricati in casa in quarantena, senza lavoro, cercando di capire come fare per tirare avanti finché non sarà passata l’emergenza”.

Cosa vi aspettate per il futuro del settore della ristorazione?
“Abbiamo dubbi che sono certezze. Dubbi che i locali possano riaprire a breve. E dubbi che, nel caso, pioveranno richieste di personale per i tavoli e la cucina dei ristoranti. Noi sognavamo, un giorno, di lavorare in un agriturismo. Stiamo pensando di orientarci verso altri settori, come per l’appunto l’agricoltura o comunque il settore dell’agroalimentare. La gente continuerà a mangiare, soldi permettendo, anche se dovrà continuare a farlo, per un periodo, restando a casa propria. E speriamo che mangi italiano, in modo da consentire uno sviluppo del settore, con nuove assunzioni. La vediamo scura”.

Come ve la state cavando dal punto di vista economico, Simona?
“Male. Francesco non ha mai accettato compensi inferiori ai 7 euro l’ora, ma lavorava al nero. Non immaginavamo che sarebbe venuto di peggio: magari avere oggi quei 30 euro al giorno che prima rifiutava perché sarebbe stato sottopagato. Francesco chiederà ora il reddito di cittadinanza. Io invece avevo un contratto a chiamata, con una busta paga di sessanta euro. Meno male che a dicembre me l’hanno fatta una di 500 euro, che fa media con le ultime tre da presentare nella richiesta di sostegno. Fermo restando che se arriveranno a darmi 150 euro sarà tanto”.

Intanto ci sono l’affitto, le bollette…
“La proprietaria di casa per ora ha capito la situazione e ci è venuta incontro, nel senso che per questo mese le abbiamo dato la metà dell’importo dell’affitto e l’altra metà l’ha presa dalla caparra. Ma la caparra non dura sempre. Il fornitore di elettricità, con cui abbiamo preso tempo, ci ha mandato un sollecito e lo stesso la finanziaria con cui abbiamo comprato il telefonino. Intanto abbiamo venduto lo stereo. Sky invece non lo abbiamo mai avuto, anzi non siamo nemmeno collegati con l’antenna condominiale e vediamo solo la Rai. La proprietaria i ha detto di chiamare un impiantista. Ma ammesso che ce ne sia uno che lavora, non è il momento di andare a cercare altri guai”.

 


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