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“Distretto ceramico, perché il Lazio non fa come l’Emilia?”

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Mauro Rotelli

Mauro Rotelli

Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – La querelle sulla riapertura delle fabbriche di Civita Castellana a monte ha un provvedimento che lascia sbigottiti.

Il ministro della Salute Speranza e il presidente della conferenza Stato regioni nonché della regione Emilia Romagna Bonaccini, tra venerdì e sabato, siglano a due mani un decreto dal titolo: “Misure urgenti di contenimento del contagio della regione Emilia Romagna”.

In questo decreto all’articolo 1 lettera F si stabilisce che: “È autorizzata esclusivamente la vendita, su territorio nazionale ed estero, delle scorte di magazzino di attività di impresa già sospese, con l’impiego di personale in lavoro agile, o se necessaria la presenza, con modalità organizzative di cui al protocollo di regolamentazione del 14 marzo 2020”.

Questo sblocca di fatto i magazzini di tutta la regione Emilia Romagna, per tutte le fattispecie di merci giacenti e magari già vendute. Un provvedimento che potrebbe essere molto utile anche per il Lazio, che però sembra essere rimasto a guardare, con una situazione epidemiologica ben diversa da quella emiliano-romagnola.

Non sono d’accordo nel riaprire le produzioni, non sono d’accordo nel riaccendere i forni, perché il rischio dell’effetto boomerang è dietro l’angolo. Questo non toglie che alcuni singoli reparti, interessati da commesse internazionali, con il sistema dei trasporti funzionante, possano far partire merce già prodotta e solo da consegnare. Nel rigido rispetto delle direttive sulla sicurezza nei posto di lavoro.

Come in Emilia Romagna anche a Civita Castellana vi sono molte spedizioni che sono rimaste sospese e non consegnate sia in italia che in Europa.

La regione Lazio, con il presidente e l’assessore delegato, affronti questa necessità, perché il decreto sottoscritto tra Bonaccini e Speranza per ora ha solo creato figli e figliastri.

Mauro Rotelli
Deputato Fratelli d’Italia


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