Viterbo – “Fase 2, ripartenza lenta a Viterbo per le infrastrutture di mobilità poco pronte”.
La fase 2 della ripartenza, dopo quasi due mesi di lockdown per via dell’emergenza Coronavirus, è alle porte. Ancora tanti i dubbi sulle misure da mettere in campo. Difficile capire in che modo ripartire non trascurando il fattore salute. A creare ancora più incertezza la consapevolezza che non tutto il territorio italiano è omogeneo. Ogni regione ha le sue peculiarità, così come anche ogni città. E l’interrogativo sorge quasi spontaneo. Quali saranno i primi comuni a ripartire?
A fornire una riposta in merito è un report della società di consulenza Ernst & Young che ha incrociato gli indicatori di resilienza del proprio Smart city index (fattori sanitari, economici e sociali) con i dati del contagio da Covid 19.
Quattro i possibili scenari. Ci sono le città con “ripartenza facile (basso contagio/buona resilienza)”, quelle “ripartenza lenta (basso contagio/scarsa resilienza)”. A seguire il gruppo “ripartenza frenata (alto contagio/buona resilienza)” e poi quelle classificate in “ripartenza critica (alto contagio/scarsa resilienza)”.
Come spiega lo studio “si tratta di quattro cluster che indicano come le città possano approfittare della ripartenza, sulla base di due elementi che sono da una parte la situazione relativa al contagio, che condiziona l’allentamento dei vincoli, e dall’altra la ‘resilienza’, e cioè le infrastrutture e le tecnologie che consentono di supportare la ripartenza”.
Viterbo rientra nei comuni caratterizzati da “ripartenza lenta”. Ed è in buona compagnia perché nell’insieme c’è anche Roma, Napoli e diverse città del sud (come Caltanissetta, Caserta, Crotone, Agrigento, Salerno, Messina) ma anche del centro Italia come Rieti, Frosinone, Latina, L’Aquila, Isernia.
Secondo lo studio a Viterbo, e in queste altre città, “la ripartenza potrebbe avvenire assai presto, dato il basso livello di contagio, ma più lentamente, perché le sue infrastrutture di mobilità e comunicazione non sono di livello elevato e non consentono grandi prestazioni”.
Fanno meglio città come Cagliari, Siena, Pisa, Bari, Lecce, Udine, Pordenone, Cosenza, Perugia, Potenza, Livorno e Sassari. Per loro la ripartenza sarà facile perché “hanno le infrastrutture e le tecnologie già pronte, e possono controllare meglio i pochi contagi sul loro territorio”. In particolare Cagliari è la città dove la ripartenza potrebbe essere più facile, “grazie a un ottimo sistema di trasporto pubblico integrato dai servizi di sharing mobility e fortemente digitalizzato, e a una rete di sensori collegati ad una centrale di controllo urbano molto avanzata”.
C’è poi la “ripartenza frenata” di città come Milano, Venezia, Torino, Firenze, Genova, Bergamo, Bologna, Padova, Pavia, Modena, Reggio Emilia. Stessa difficoltà anche per Brescia, Piacenza, Mantova, Ravenna, Trieste e altre. Tutte città toccate da un alto contagio.
Il report specifica che “sono le città del nord tradizionalmente ‘smart’ che, pur avendo sistemi di mobilità, reti Tlc e reti di sensori molto avanzate, appaiono frenate nella ripartenza da alti livelli di contagio (spesso correlati ad elevati livelli di ospedalizzazione e carenza di medici di base sul territorio)”.
In ultimo le città dalla “ripartenza critica” perché “accanto a situazioni di contagio molto elevate si abbinano livelli di resilienza molto bassi (reti di trasporto pubblico poco capillari e scarsa presenza del car sharing, limitate coperture Tlc, pochi sensori sul territorio e mancanza di piattaforme e centrali di controllo dove raccogliere i dati)”.
Sono città come Lodi, Cremona, Bolzano, Varese, Ancona, Lecco, Alessandria, Verbania e altre. Qui, secondo lo studio, “sembrano mancare le leve delle infrastrutture moderne e delle tecnologie avanzate per potersi risollevare prontamente”.
