Viterbo – “E’ l’anticamera del disastro. Economico e, per quanto riguarda Viterbo, anche turistico e sociale. Perché la fine del commercio nel centro storico si tirerà appresso un intero tessuto urbano che per secoli ha caratterizzato la nostra città”. Senza mezzi termini. Questo il giudizio di Alessandra Di Marco, titolare di un negozio di abbigliamento sportivo tra i più importanti e storici della città dei papi e presidente della rete di imprese “Viterbo capitale medievale”.
Viterbo – Alessandra Di Marco
“Le conseguenze economiche della Fase 2 di contrasto al Coronavirus – spiega infatti Di Marco – saranno devastanti per il commercio. Ingestibili sia dal punto di vista dell’attività, sia dal punto di vista urbano”.
Le ragioni? “Pensiamo ad esempio a corso Italia – risponde la presidente della rete di imprese -. Un tempo, quella che noi viterbesi chiamavamo ‘la vasca’, cioè l’afflusso continuo di persone lungo la via, scomparirà per sempre. Perché le persone, non solo continueranno a dover uscire di casa per scopi ben precisi, ma non potranno più muoversi in gruppi, come accadeva in passato. E la vasca era di fatto uno dei presupposti per la vendita dei prodotti. La gente passeggiava, guardava e se voleva comprava”.
Viterbo – Il centro storico
“Detto ciò – prosegue Di Marco – le persone dovranno inoltre fare lo slalom tra la gente in fila di fronte ai negozi. Cercando poi di mantenere la distanza sociale di un metro. E quando una persona si troverà di fronte a una fila con cittadini che tagliano in orizzontale la strada, cosa faranno? Se la gente in fila è tanta non potranno passare. Perché attraversando la fila rischierebbero di camminare a mezzo metro dalle persone. Sembra un assurdo, ma un assurdo che dal 18 maggio sarà concreto. Un dato di fatto”.
Tuttavia quest’aspetto è il minimo. “Se obblighiamo le persone a entrare una alla volta – commenta Di Marco – le costringiamo a decidere prima cosa vogliono acquistare. La vendita, per un commerciante, molto spesso è dettata dalla possibilità per il cliente di girare all’interno di un negozio, guardare, scegliere, perdere tempo. Cosa che non potrà più fare. Perché fuori ci sarà un’altra persona in attesa. E l’unico modo che avremo di guadagnare qualcosa sarà la rapidità con cui il cliente acquista. Un acquisto e una vendita che saranno pertanto mosse non più dal piacere, ma dall’ansia”.
Viterbo – Coronavirus – Corso Italia
“Dopodiché – aggiunge Di Marco – mentre in passato avevamo la possibilità di vendere a più persone contemporaneamente, adesso potremo vendere soltanto a una persona, massimo due per volta, con altre, ripeto, in fila fuori. E con l’alta probabilità che qualcuno si stufi e se ne vada. Tutto questo si ripercuoterà pesantemente sugli incassi… già in crisi profonda da più di 10 anni. Inoltre, un acquisto dettato da queste modalità porterà le persone a prediligere l’online, il solo, a tal punto, che darà al cliente la certezza di scegliere un prodotto comodamente seduto a casa senza troppe angosce e la certezza di ritrovarselo nella propria abitazione nel giro di uno, due giorni”.
Una situazione, questa descritta da Di Marco, già all’ordine del giorno. “Mi è capitato infatti – precisa la titolare di Di Marco sport – che qualcuno mi abbia chiamato per chiedermi di inviargli le foto di tutte le scarpe Nike a mia disposizione. Per quale motivo? Quello che dicevo prima. Per venire al negozio e andare a botta sicura”.
Viterbo – Corso Italia – La notte in saldo
Alessandra Di Marco è anche titolare di un bar a ridosso di via Matteotti, il bar Vittoria. “Per quanto riguarda i bar – commenta Di Marco – peggio mi sento. Stiamo infatti parlando di luoghi di incontro veri e propri. Un tempo la gente entrava al bar per socializzare. E un caffè, un cappuccino, una pasta, un tramezzino non erano nient’altro che il mezzo per farlo. I prodotti che si trovano al bar si trovano anche a casa. Il caffè, il cappuccino, il panino, uno se lo può fare anche a casa. Può persino comprare i cornetti al supermercato e poi farcirli come vuole. Perché, dunque, venire al bar? La risposta è semplice. Per vedere altre persone e rilassarsi. Perché quindi venire al bar se questa cosa non si potrà più fare? Infatti, il rischio è che la gente non venga più. E se viene, dopo un pò saremo costretti a cacciarla. Considerando la possibile fila fuori per entrare. Cosa che comunque per i bar non avverrà, perché la fila al bar…è proprio contro la natura stessa del bar”.
Viterbo – Spettacolo dal vivo durante la notte in saldo
Motivi di riflessione, quelli suggeriti da Di Marco, che, secondo la stessa, avranno enormi ripercussioni anche sul turismo all’interno del centro storico. Una volta che si deciderà di ridargli fiato. “Come rete di imprese, assieme alle altre reti presenti sul territorio – evidenzia la presidente di Viterbo capitale medievale – abbiamo lavorato per più di tre anni per intrecciare patrimonio artistico del centro storico e vendita dei prodotti. organizzavamo eventi come la notte in saldo. Il cliente veniva così attirato in centro perché in centro poteva vedere, prima o dopo l’acquisto, monumenti, chiese e quant’altro. Adesso, dovendo uscire con l’ansia dei controlli e fare il prima possibile, è ovvio che il patrimonio storico e artistico della città sarà l’ultima cosa che gli verrà in mente”.
Viterbo – Il cortile di palazzo dei priori durante un’iniziativa della rete Capitale medievale
“In sintesi – conclude Di Marco – la Fase 2 non sarà nient’altro, almeno per Viterbo, l’anticamera non più della crisi, ma del disastro e della definitiva fine del commercio nel centro storico“.
Daniele Camilli





