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“La pelle dei nostri figli potrebbe rivelarci se sono asintomatici”

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Giuseppe Laurenti

Giuseppe Laurenti

Viterbo – “La vasculite, una sorta di rossore tipo il gelone, può rivelarci casi di asintomatici al Covid-19”. A parlare è il dermatologo viterbese Giuseppe Laurenti.

Il dottore spiega che in Italia poco dopo l’inizio della diffusione del Covid-19 è stato registrato un crescente numero di pazienti, in particolare bambini e adolescenti, colpiti da un tipo di vasculite fino ad ora mai visto.

Laurenti chiarisce che “è una patologia dermatologica, presente soprattutto nelle dita dei piedi e delle mani e che in alcuni casi è stata riscontrata in bambini e ragazzi con genitori colpiti da coronavirus”.

Osservare la pelle dei più giovani potrebbe quindi portare a diagnosticare tempestivamente la malattia e soprattutto potrebbe aiutare a capire se si è in presenza di casi asintomatici. Laurenti specifica infatti che “la pelle è un organo spia” e che “riscontrare questa patologia dermatologica potrebbe essere un marker per dire se la popolazione, in particolare i più giovani, hanno il coronavirus senza avere la patologia polmonare”.

Quale correlazione è stata individuata tra il Covid-19 e la pelle?
“Si è visto che da quando è iniziato questo coronavirus alcuni soggetti, specialmente bambini e adolescenti, sono stati colpiti da una vasculite, una sorta di rossore tipo gelone che può colpire sia le mani che i piedi, in una forma che però fino a oggi non era mai stata riscontrata. A essere interessati da questa patologia sono di solito i più giovani, proprio quei soggetti meno colpiti statisticamente dalla malattia polmonare.  Si è visto poi che in una famiglia il 10% dei fratelli, sempre bambini e adolescenti, vengono colpiti tutti da vasculite se i genitori sono stati portatori di coronavirus o lo hanno avuto. Quindi i genitori hanno avuto il coronavirus ma i bambini non lo sviluppano come malattia polmonare, ma hanno piuttosto questa patologia dermatologica. Una patologia stranissima e mai vista prima. Riscontrarla potrebbe essere un marker che noi possiamo adoperare per dire se la popolazione, e in particolare bambini e adolescenti, hanno il coronavirus senza avere la sintomatologia. Un marker per individuare gli asintomatici”.

In che cosa differisce dal gelone?
“Il gelone colpisce normalmente solo le dita di piedi e mani perché è dato da un’ostruzione degli anticorpi anti-nucleo che vanno a ostruire i microvasi, quelli arteriosi e più distanti dal cuore. Con il coronavirus invece il sangue si concentra e si formano microcoaguli nel vaso sanguigno e non soltanto nelle punte dei piedi o delle mani ed ecco che questa nuova vasculite si riscontra infatti anche sulla pianta dei piedi e, cosa stranissima, sul tallone. E’ una sintomatologia che è stata riscontrata in bambini e ragazzi sia con genitori che sono stati colpiti dal coronavirus sia che non sono stati colpiti dal Covid-19”.

Quando è comparsa questa sintomatologia della pelle?
“Questa sintomatologia è comparsa poco dopo che il coronavirus ha iniziato a diffondersi in Italia. Non si era mai visto prima questo tipo di vasculite che può essere anche necrotizzante perché il sangue non passa attraverso i microvasi”.

L’aspetto della nostra pelle può quindi essere un campanello d’allarme?
“La pelle è sempre un organo spia. Ad esempio io posso avere un tumore polmonare silente e la pelle lo avverte facendo comparire dei noduli. Se io so leggere la pelle posso capire che il paziente ha un tumore. Quindi la pelle potrebbe essere l’organo in cui si presenta un marker che va studiato e ci può far capire se ci sono degli asintomatici al Covid-19”.

Quali i sintomi della vasculite?
“La sintomatologia comincia con prurito, bruciore, difficoltà nei movimenti delle mani. Nelle dita dei piedi si aggiunge poi la percezione di dolore da parte del soggetto colpito. Il contagio nel soggetto può avvenire anche 10/15 giorni antecedenti alla comparsa dei primi sintomi sulla pelle. E’ inoltre una patologia progressiva. E questo vuole dire che dalla prima comparsa del sintomo fino anche alla necrosi ci può mettere anche tre o quattro giorni. E’ inoltre una patologia risolutiva perché dopo una ventina di giorni si risolve da sola e regredisce in maniera autonoma. Questo vuol dire che gli anticorpi del soggetto colpito hanno distrutto e ridimensionato il virus. Avviene soprattutto nei giovani perché forse, come stanno studiando anche a livello polmonare, hanno anticorpi superiori rispetto agli adulti. Gli adulti colpiti hanno poi spesso delle patologie precedenti o concorrenti. Osservare la pelle potrebbe quindi aiutare a combattere questo virus e potrebbe aiutare a diagnosticarlo tempestivamente. Un aiuto anche per quando i ragazzi dovranno rientrare a scuola”.

In che senso?
“Si può pensare a una riapertura delle scuole, ovviamente con tutte le precauzioni del caso, basata anche sul controllo di questi sintomi della pelle. Si potrebbe fare uno studio e monitoraggio dei ragazzi e allo stesso tempo garantire la ripresa delle lezioni. Si può pensare a una possibile riapertura anche perché gli studi suggeriscono che hanno un’immunità superiore degli adulti”.

Il vaccino è la nostra speranza?
“Al momento non ci sono terapie specifiche per il Covid-19. Il coronavirus è una malattia acuta, ossia che ti dura un certo numero di giorni, e in Italia stiamo cercando di curarla con farmaci biologici che in realtà hanno effetto sulle malattie croniche, cioè quelle che ti porti avanti tutta la vita. Quindi al momento non c’è una terapia per il Covid-19. Ecco perché adesso si sta pensando all’eparina che è un anticoagulante e che può togliere, insieme ad altri farmaci, i coaguli nei vasi. Per quanto riguarda il vaccino, che stanno provando a fare, bisogna considerare che potrebbe arrivare tardi perché c’è la possibilità che nel frattempo il virus sia mutato. Il Covid-19 come tutti i virus cambia, a seconda dei soggetti che colpisce si adegua e può mutare”.


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