Viterbo – Salario, salute e sicurezza. No al taglio del salario, sì a controlli stringenti sui mezzi di trasporto pubblico, alle agevolazioni alle mamme lavoratrici, alla riduzione dell’orario di lavoro, a tamponi e test sierologici sui lavoratori.
Per il sindacato Usb parla Elisa Bianchini la quale, in vista della Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, non ha dubbi: “Il rischio di contagio non è finito e la salute non può diventare una merce di scambio per i lavoratori”.
“Noi siamo molto preoccupati per i lavoratori – dice l’esponente dell’Unione sindacale di base – perché sono state annunciate misure di salute e sicurezza, ma abbiamo visto già nella fase uno che poi non venivano applicate in tutte le aziende. In parte perché mancano comunque i controlli effettivi e quindi tutto è demandato alla singola azienda o alla catena, mettendo così a rischio la salute dei lavoratori e di chi entra in contatto con i lavoratori”.
Lo sguardo in questi giorni è puntato in particolare sulla riapertura delle fabbriche e poi, in maniera scaglionata, delle attività commerciali…
“Noi, per quanto riguarda il commercio, continuiamo ad essere molto preoccupati anche qui sul territorio, perché è uno dei settori più esposti a livello di lavoro essenziale. Finora le misure di prevenzione sono state a macchia di leopardo, con molti lavoratori che continuano a lavorare con mascherine monouso che invece devono tenere per una settimana o più. Mascherine che vengono consegnate anche con modalità non in sicurezza: non sono incartate singolarmente, vengono consegnate toccandole con le mani, quindi rischiano di essere potenzialmente contaminate”.
Voi, come Usb, avete chiesto espressamente che vengano effettuati i tamponi a tappeto sui lavoratori del commercio…
“E’ una delle classi di lavoratori che lavora fin dall’inizio dell’epidemia e non è mai stato fatto un monitoraggio, uno screening. In provincia di Terni, ad esempio, è successo che un caponegozio si sia sentito male, aveva la febbre, è rimasto a casa. E l’azienda che cosa ha fatto? Invece di chiamare la Asl e attuare tutte le misure di sicurezza, l’ha messo in malattia e lo ha sostituito, rischiando di trasformare il punto vendita in un focolaio per gli stessi consumatori. A parole c’è molta sensibilità da parte dei datori di lavoro, poi nei fatti non è così”.
Chi può imporre alle aziende di effettuare i tamponi?
“Ad esempio la Regione, come ha fatto la Toscana, potrebbe imporre alle aziende, per rimanere aperte o per riaprire, di effettuare i tamponi. Noi chiediamo che la Regione Lazio faccia questo passo. I lavoratori del commercio e della grande distribuzione non si sono mai fermati, garantendo alla popolazione tutta gli approvvigionamenti primari”.
Con quali modalità vanno effettuati i tamponi oppure i test sierologici?
“Periodicamente, scegliendo magari quel che dà una risposta immediata, ma sicuramente ripetuti nel tempo, a cadenza regolare. Ad oggi, il governo non ha ancora predisposto un monitoraggio uniforme nel settore per verificare la salute dei lavoratori e agire tempestivamente in caso di risultati positivi. Tutto è stato lasciato nelle mani delle singole Regioni”.
L’Usb insiste anche per una riduzione del lavoro. Che cosa intendete nella pratica?
“Noi siamo per una riduzione dell’orario giornaliero, che è fondamentale anche per il recupero psico-fisico del lavoratore, e per il fermo un giorno a settimana, che allo stesso tempo consente sia di recuperare le energie perché il carico di lavoro e lo stress adesso sono maggiori, sia di sanificare a fondo i luoghi di lavoro. Concedere un giorno di riposo a settimana ai lavoratori è necessario”.
Non si rischia un abbassamento del salario?
“Ovviamente questo non deve accadere, sennò ci va sempre a rimettere la classe lavoratrice. Non può funzionare così. Bisogna tirare per non cadere nel gioco che si rischiano i licenziamenti. Viene messo sul piatto della bilancia o la salute o lo stipendio. Dobbiamo uscire da questa logica”.
Un altro tema caldo, in vista della ripresa delle attività, è quello dei trasporti…
“Sappiamo che i lavoratori del settore dei trasporti hanno le mascherine, i guanti e tutti i dispositivi di sicurezza individuali. Sappiamo anche che a fine giornata, non a fine turno, la maggior parte dei mezzi vengono sanificati. Se però si riaprono molte attività lavorative, quindi aumentano le persone in circolazione, c’è il rischio che non si riesca a rispettare la distanza di un metro. E in più i nuovi mezzi, ad esempio gli autobus della Cotral, sono mezzi in cui non si aprono i finestrini… “.
Cosa significa che sui nuovi bus della Cotral non si aprono i finestrini?
“Significa che c’é un sistema interno di aerazione chiusa, un sistema climatizzato di aerazione. Noi a questo punto, data la situazione, ci chiediamo, quanto viene controllato? Perché adesso tutti i filtri e i sistemi ad aerazione chiusa devono essere controllati per via del rischio biologico. Non è più come prima. Gli impianti di climatizzazione vanno sottoposti a check-up continui”.
Quali sono i luoghi di lavoro dove si correranno i rischi maggiori?
“Naturalmente sono quelli dove lavorano più persone e stanno a più stretto contatto. Ovvio che il negozio di vicinato riesce a osservare con maggiore facilità le prescrizioni, ad esempio far entrare una persona alla volta. Diversa è la situazione logistica, ad esempio, per gli addetti ai magazzini di un’industria. In questo caso non sarà così semplice mantenere le distanze di sicurezza tra i lavoratori”.
Una grossa incognita è il futuro delle lavoratrici mamme.,,
“I congedi parentali e i bonus baby sitter concessi dal governo sono troppo limitati, soprattutto se riaprono tutti i settori lavorativi. Anche le singole aziende devono concedere con più facilità permessi, congedi straordinari. Part time se c’è la possibilità, ma il part time comporta comunque una riduzione di salario che un padre o una madre single non possono permettersi in questo momento. Ci deve essere la sicurezza della base economica, deve essere garantita, sia a livello governativo, sia anche dalle singole aziende”.
Silvana Cortignani
