Giove – Le ordinanze che hanno istituito la zona rossa a Giove “hanno una giustificazione specifica e una valenza documentabile scientificamente altamente opinabili e sono frutto di valutazioni soggettive, come tali aperte a controvalutazioni giuridiche ed epidemiologiche”. Il professor Giuseppe Schinaia, docente di statistica ed epidemiologia alla facoltà di Economia dell’università La Sapienza di Roma, con numerose pubblicazioni scientifiche relative alla diffusione delle epidemie e gli interventi di sanità pubblica, mette in discussione le misure d’isolamento imposte dalla regione Umbria al comune ternano al confine con la Tuscia.
Schinaia, che da quattro anni risiede a Giove, affida il suo parere a una lunga lettera aperta su Facebook, in cui ricostruisce tutte le vicende che hanno portato all’isolamento del comune, partendo dalla polemica di fine marzo sulla chiusura dei supermercati di Amelia e Attigliano ai cittadini giovesi.
Dall’eco mediatica di quella controversia, secondo il docente, sarebbe partito un “veloce monitoraggio” da parte dell’Usl “sulla situazione di Giove in relazione alla diffusione dell’infezione da Sars-CoV-2. A fronte di quest’indagine locale, ma senza che fossero stati messi in atto approfondimenti comparativi nelle zone limitrofe e nella regione, la regione Umbria emetteva il 10 aprile un’ordinanza restrittiva, per tutta l’area del comune di Giove, rinnovata il 23 aprile”.
Discutibile, a detta di Schinaia, anche lo screening a tappeto su tutta la popolazione comunale, svolto tra il 23 e il 25 aprile. “Quest’indagine (a prescindere dalla dubbia validità del test, come espressa da varie autorità sanitarie) potrà offrire soltanto il numero di contatti, ma non il potenziale di infettività dei giovesi e, men che meno, la loro capacità di trasmettere il virus e quindi la ‘pericolosità degli abitanti di Giove’ – scrive il professore -. Il fatto ovvio che ‘più test si fanno, più infettati/infettivi si trovano’ (come evidenziato dal sindaco Parca) non consente, tuttavia, una distinzione tra le condizioni di Giove e quelle del resto della regione, in quanto, cosa altrettanto ovvia, se non si esplicitano i medesimi provvedimenti anche altrove, il comune di Giove potrà al massimo servire da cavia sperimentale, ma non costituire un ‘pericoloso focolaio di infezione'”.
Schinaia, però, non risparmia nemmeno l’amministrazione comunale giovese, che pur avendo “il merito di lavorare con continuazione alla gestione di questa difficile situazione”, non ha “promosso un confronto pubblico con i comuni limitrofi sulle problematiche logistiche che hanno creato le frizioni e i fraintendimenti alla base dei provvedimenti presi dalla regione”.
Secondo il docente, il comune di Giove avrebbe dovuto nominare dei consulenti giuridici ed epidemiologici per “controargomentare la lunghissima lista di ‘visto…’ e di ‘sentito…’ delle due ordinanze della regione e “la nota del commissario straordinario della Usl Umbria 2”.
Altra carenza dell’amministrazione, a detta di Schinaia, è non aver “preteso che sia la regione Umbria, sia la Asl Umbria 2 esplicitassero in modo univoco i termini epidemiologici sulla base dei quali siano state emesse le due raccomandazioni e le due ordinanze restrittive e, soprattutto, quali siano i criteri per il prolungamento e/o per la sospensione delle restrizioni”.
“Prescindo anche dalle valutazioni sociali ed economiche – chiude Schinaia – delle quali ho stilato, per uso personale, una stima approssimativa che non voglio diffondere per non creare ulteriore panico e ansia, ma che è sufficientemente disastrosa da imporre interventi immediati ed efficaci, affinché le attuali difficoltà non si trasformino in un disastro irrecuperabile”.
La lettera di Giuseppe Schinaia
