Viterbo – Mascherine a tappeto. Ieri. In tutte le edicole della città di Viterbo. Per ordine del comune. Distribuite tra la mattina e il primo pomeriggio. Per contrastare la diffusione del Coronavirus. L’inizio, probabilmente, della fase due. Quella che magari vedrà la gente tornare a prendere una boccata d’aria, fare passeggiate e acquisti. Senza l’incubo d’aver violato le regole beccandosi multe che si ricorderanno fino alla fine. E finché campa.
Edicole aperte solo la mattina, alcune, almeno un paio, anche il pomeriggio. In via Carlo Cattaneo e piazza della Rocca. Nella prima c’è Stocchetti, Roberto. Nella seconda, Giuseppe Mantovani.

Coronavirus – Viterbo – L’edicola in via Carlo Cattaneo
“So’ andate via come ‘l pane”, dice Stocchetti, l’edicolante di Cattaneo. La strada dove una volta c’era il Vitty, la discoteca, e l’Azzurro. Il cinema. Che quando vedevi un film, dall’altra parte del muro c’era il sonoro di chi ballava che si mischiava poi all’audio di chi, invece, ascoltava. Adesso manco ci sono più, i cinema a Viterbo, ma alle persone, poco importa. Perché, adesso, per strada, non ci sono più nemmeno loro.

Viterbo – Coronavirus – Le mascherine distribuite dal comune
La gente, però, le va a prendere, le mascherine. “L’ho letto su internet”, ti risponde quando chiedi dove l’hanno saputo. E, il pomeriggio, tra le due mezza e le tre, stanno, lì, in fila, ordinata, per portarsele a casa. Nessuna calca. Nessun assembramento. “Me vie’ da ride – dice un uomo sulla settantina -. Queste non so’ bone neanche pe’ pulì gli occhiali”.
Stocchetti, però, in qualche modo le difende. “Queste sono buone per frenare la saliva”, dice. Poi aggiunge: “Guardi da quella parte – ribatte, zen, a chi si lamenta -. Vede la recinzione della scuola? La Canevari? Sarebbe come pensare che sia stata fatta per impedire alle zanzare di entrare”. Un olandese in bicicletta, Stocchetti. Da cui s’impara sempre qualcosa. E ascoltarlo è semplicemente un piacere.

Viterbo – Coronavirus – Le mascherine distribuite dal comune
E’ di Celleno, Stocchetti. C’è andato ad abitare con la moglie. Da Roma, la città dov’è nato. Ti fa vedere le mascherine del comune dove risiede. Elastico e cucite a mano. Belle. La moda del momento. Quelle nostrane non sono un granché. E le persone ci restano male. Un po’ Dart Fener. E un po’ Murnau. Due fenditure che si aprono, e si infilano nelle orecchie. Una specie di tovagliolo per il pranzo che al posto della tracolla, sta invece spiaccicato in faccia.

Coronavirus – Viterbo – La mascherina del comune di Celleno
Come la prende la gente? “Cosa?”, ribatte Stocchetti. Le mascherine distribuite dal comune? Rilanci. “In fondo in fondo bene”, risponde. “Le chiede e se le porta a casa. Con sollecitudine”, aggiunge.
Ieri pomeriggio, infatti, tra le due e mezza e le tre, saranno state in tutto una cinquantina le persone che si sono presentate alla porta a chiedere la mascherina.

Viterbo – Coronavirus – Le mascherine distribuite dal comune
Il comune ne ha date trecento. Per edicola. “Sono arrivato al terzo pacco – spiega Stocchetti -. Finora 150 non tutto”. “Vanno via come il pane”, prosegue. Quello che, in qualche modo, hanno sostituito. Sopravvivenza pura. “Se c’è la necessità di passare alla fase due – il ritorno alla vita, fa capire Stocchetti -, me ne dovranno portare quotidianamente”.
All’inizio, l’indicazione del comune pare sia stata due alla volta. Due mascherine per ogni persona che le richiede.

L’edicolante Roberto Stocchetti
“Sono arrivati in parecchi – racconta Mantovani in piazza della Rocca -. Ho già distribuito tre pacchi. Me le hanno portate prima di pranzo”. L’edicola di Mantovani sta lì, vicino al Grandori, a due passi dal distretto militare, e a tre dall’Albornoz, la rocca del museo nazionale d’arte etrusca.

L’edicolante Giuseppe Mantovani
Mantovani è un fico, se la ride e scoatta prima ancora di sentirti parlare. Ti mette ad agio. Qualità rara. Fuori, almeno 5 persone. Tutte per la mascherina, come scolari con i libri del giorno prima. Pronti per il ricevimento con i professori.

La distribuzione delle mascherine all’edicola di piazza della Rocca
“All’inizio ne davo due per volta – commenta -. Poi te dicono che in famiglia so’ cinque. Allora ne dai dieci. Che fai? Non lo fai? E poi ho appena chiamato il sindaco – ti investe -, e gl’ho detto. Qui, dio caro, le ho già finite. Che devo fa’?. Lo sai che m’ha risposto? Una a capoccia, m’ha detto. Poi, le riporteremo”.
Daniele Camilli
Fotocronaca: La distribuzione delle mascherine del comune