Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Io mi pongo un paio di domande.
E’ giusta la chiusura totale di una nazione per contrastare il virus? Beh, messa sul piano di vita umano sembrerebbe la scelta migliore, forse.
Ragioniamo insieme per cercare di capire meglio questa situazione.
E’ stata imposta la chiusura di tutte le maggiori attività lavorative del paese e conseguentemente di tutti i rapporti sociali. Ma siamo certi che il danno economico e sociale non faccia più “vittime” del virus stesso?
Lungi da me criticare l’operato di scienziati e dirigenti di questo paese, la mia è solo una riflessione per cercare di analizzare la situazione dal mio punto di vista.
Mettiamo che una persona qualunque conduca una vita non proprio agiata. Si alza la mattina, fa le sue 8-10 ore di lavoro per portare mille euro a casa ogni mese (riuscendo a mettere da parte pochissimi risparmi al mese tra spese della famiglia, affitto e bollette). Improvvisamente deve rimanere a casa poiché lo stato ha deciso così, allora questa persona inizia a usare quei pochi risparmi che aveva così minuziosamente e faticosamente accumulato nel tempo.
Nel frattempo escono le misure economiche da parte dello stato a sostegno dell’emergenza, ma ahimè questa persona non potrà richiederle in quanto ci sono veramente troppe clausole che impediscono di accedervi costringendo sempre di più il cittadino a prosciugarsi di ogni proprio avere così difficilmente guadagnato nel corso del tempo. I giorni scorrono e si prolunga il blocco totale, di nuovo e di nuovo.
La persona in questione è esausta, senza più risorse, depressa e probabilmente senza neanche più quel lavoro (poiché nel frattempo l’azienda ha dovuto chiudere i battenti in quanto essendo una piccola impresa con 600 euro di sostegno una tantum e senza incassi in quanto non può lavorare, ha dovuto anch’egli prosciugare tutte le risorse in possesso per andare avanti fra tasse ed altre spese ritrovandosi a dover chiudere). E’ ridotta in “fin di vita” non dal virus, ma dalle misure adottate per contrastarlo.
Usando un esempio, è come veder giocare una partita di briscola, in cui il giocatore è pieno di carichi e per salvaguardarli li tiene a discapito di punti che cede credendo non servano a nulla. Successivamente riuscirà a prendere quei due carichi così tanto salvaguardati ma perderà la partita poiché avrà fatto punti solo con quelli (chi sa giocare a briscola, sa di cosa parlo).
La domanda mia è la seguente. E’ meglio bloccare tutto come ora o limitare solo “la vita sociale” permettendo a chi porta il pane sulla tavola di continuare a portarcelo per non morire di fame?
Ai posteri l’ardua sentenza. Un operaio semplice.
M.B.
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