- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

L’impossibile pellegrinaggio dei blerani…

Condividi la notizia:

Blera - Il pellegrinaggio riparatore all'eremo di Norchia

Blera – Il pellegrinaggio riparatore all’eremo di Norchia

Blera - Il pellegrinaggio riparatore all'eremo di Norchia

Blera – Il pellegrinaggio riparatore all’eremo di Norchia

Blera – Quest’anno non sarà possibile farlo di persona, ma in tempi di “pace” per farsi perdonare maldicenze e calunnie nei confronti del loro vescovo-patrono san Vivenzio (V secolo), che costrinsero il povero religioso a un lungo esilio, i blerani, da tempo immemorabile, si sono sempre sentiti in dovere di ripetere ogni anno (il lunedì di Pasqua e la seconda domenica di maggio) un pellegrinaggio “riparatore” all’eremo di Norchia, dove Vivenzio si era isolato in preghiera.

In pratica venne accusato di fornicare con una donna. Tutta invenzione dei suoi detrattori per farlo destituire. Il povero vescovo fu talmente scosso che si ritirò in eremitaggio per sette anni finché la verità non venne a galla.

Per penitenza i blerani si sono sempre fatti dodici chilometri  a piedi (alcuni a piedi scalzi) tra preghiere, litanie e canti popolari intonati dai fratelli del “Gonfalone e San Vivenzio”, confraternita del posto detta  anche “La Bianca”.                                                                                                                                               

Partenza alle 7 del mattino dalla chiesa dell’Assunta in pieno centro storico. Giunti sul posto, santa messa, presso l’eremo del santo, seguita da un sostanzioso pranzo al sacco tra ripetuti brindisi di vino locale. Ritorno, sempre a piedi, con arrivo a Blera intorno alle 18.                                                                        

In tempi normali saremmo stati accolti dal parroco, per la benedizione, dalle autorità cittadine e dalla banda musicale Mario Alberti per il corteo festoso fino alla chiesa dell’Assunta, dove ci avrebbero ammesso al rito del bacio di un’immagine del santo al canto dell’inno al patrono. Quest’anno si potrà fare solo virtualmente.  

Eravamo anche pronti per i quattro passi nel centro storico, spaccato in due da un lungo decumano dove si infila un tratto dell’antica via Clodia in arrivo da Roma e diretta a Norchia, Tuscania e Vulci. I segni della storia millenaria che s’abbevera alle fonti della civiltà etrusca  sono impressi nei dettagli e nei particolari delle facciate (portali, altane, profferli, finestre, stemmi, archi) che si rincorrono lungo via Roma dove approdano in silenzio, come affluenti, vicoli e viuzze dai nomi più singolari: Pozzi, Madonna, Giorgina, Speranza (è così stretta che ci passa a mala pena una sola persona), Macello Vecchio ecc. 

Il tutto con un sottofondo di chiacchiericcio gradito e pacato che cova nei negozietti, nelle osterie e nelle cantine, ma anche tra crocchi di giovani e gruppetti di avvenenti signore, qualche massaia stagionata con il fazzoletto in testa, curiosi e anziani.                                                                                                                                                           

Al civico 123 si apre un tinello con botticelle, tavolacci, muffe, fiasche, ritratti di bisavole (catanonne), ciocche di pomodoretti sanguigni appesi al soffitto… dove il proprietario sarebbe stato lieto di offrirvi un bicchiere di frizzante novello. Una sosta al numero 58 vi avrebbe costretto all’acquisto di prodotti nostrani: salami, salsicce (rocchie), prosciutti stagionati, capocolli, guanciali, pancette e coppa.

Per il pane (fino a qualche anno fa le donne del paese lo facevano in casa) ci sarebbe stato il forno al civico 30: fragranti pagnotte casarecce e i tradizionali “amaretti” specialità del posto.                                                                                                                                                              

Via Roma mette in scena anche il palazzo Tornaforte, sede del municipio e dell’università agraria, il palazzo del Barone, antica dimora degli Anguillara (ristrutturato nella seconda metà dell’Ottocento), il palazzo dell’Asilo Vecchio che accoglie, tra l’altro la biblioteca e l’archivio storico e il palazzo Savini, con un portale seicentesco in bugnato a punta di diamante, sormontato da uno stemma a torretta.

L’ex chiesa di San Nicola è destinata ad auditorium e a un piccolo museo intitolato a Gustavo VI Adolfo di Svezia, in ricordo del re archeologo che partecipò tra il 1956 e il 1965 alle campagne di scavi nelle zone circostanti di San Giovenale e Luni sul Mignone di cui rimangono preziose testimonianze, sia abitative che sepolcrali, riferite agli inizi dell’età del Ferro. Una prima sezione di questo museo (denominata “Il cavallo e l’uomo”) è già attiva in un edificio all’ingresso del paese.                                                                                                                                             

All’ora di pranzo ci saremmo seduti volentieri al tavolo della trattoria “La Torretta”: una fetta di panonto con l’eccellente extravergine del posto, assaggi di acquacotta all’”ovo sperso” e di “pezzata”, amaretti e un paio di sorsi  di rosso locale.

Alle pareti, qualche ricordo: vecchie foto di Alberto Sordi (venne a Blera per l’inaugurazione del centro anziani), di Gino Bartali e del “portierone” Angelo Peruzzi nativo del posto. 

Una speranza. A novembre per San Martino c’è la sorpresa dell’apertura per qualche giorno di una ventina di cantine scavate nel tufo per degustare.

Vincenzo Ceniti
Console Viterbo Touring club


Condividi la notizia: