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“L’Italia superi i vincoli europei e faccia ripartire l’economia, altrimenti saltiamo tutti per aria…”

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Genesio Bevilacqua

Genesio Bevilacqua

Civita Castellana – Invoca “interventi drastici” e “decisioni forti nei rapporti internazionali” Genesio Bevilacqua. Il proprietario del complesso Althea (fabbrica di ceramiche, squadra sportiva e museo della moto) di Civita Castellana non usa giri di parole, come nel suo stile, per commentare la crisi economica causata dalla pandemia di Coronavirus: “Se lo Stato non capisce che deve fare qualunque cosa per rilanciare l’economia da questa tragedia, saltiamo tutti per aria”.

Bevilacqua, in questo momento come prosegue l’attività della sua azienda?
“Althea, come tutte le altre aziende del nostro comparto, ha un’ordinanza che impone di fermare la produzione. L’avremmo fatto comunque per la sicurezza dei nostri 100 lavoratori. Abbiamo chiesto la cassa integrazione per il personale, mentre io e altri due amministratori facciamo dei turni per controllare che l’impianto resti in sicurezza”.

Le difficoltà per ripartire saranno più tecniche o economiche?
“È un disastro in tutti i sensi. La nostra azienda è una delle poche che ha il ciclo di cottura continuo, con forni che funzionano ininterrottamente: hanno bisogno di 15 giorni per spegnersi e altri 15 per rimettersi a regime, quindi sarà un gran problema ricominciare. Dal punto di vista economico, non so se riusciremo mai a tornare come prima”.

È così pessimista per il futuro?
“Non voglio essere pessimista, però ho fatto tante cose nella vita e so vedere il mondo con gli occhi della realtà. Bisogna capire che scenario si andrà a delineare quando sarà superata l’emergenza. Di sicuro lo Stato si deve dimenticare la politica dell’aiutino…”.

Cosa significa?
“L’Italia si salva solo se dà la possibilità a industrie, artigiani e liberi professionisti di rimettersi in piedi e riuscire a pagare le tasse. Qui tutti parlano come se lo Stato fosse un’entità separata, invece non è così: la macchina statale si alimenta grazie ai circa 800 miliardi di contributi pagati dai lavoratori che producono economia. Se saltano quelli, salta tutto l’apparato. Ecco perché dico che l’aiutino non basta”. 

Ma cosa intende lei per “aiutino”?
“Un aiutino è posticipare il pagamento dei tributi senza rimetterci in condizione di pagarli. C’è un fatturato perso che non sarà più recuperato e un mercato mutilato dalla crisi: limitarsi a ritardare il pagamento delle tasse lascia tutto il fardello della ripresa sulle aziende e di fatto le condanna al fallimento, se non sono fallite già. Il sistema di rapporti economici è complesso: se noi ripartiamo, dobbiamo avere rivenditori che possano prendere le nostre ceramiche e un pubblico che possa acquistarle in negozio, altrimenti la produzione è inutile. Per questo servono interventi drastici, tutti quelli che saranno necessari per permettere a ogni singola impresa di rimettersi in sesto, anche usando le maniere forti in politica internazionale”.

Si riferisce ai rapporti con l’Unione europea?
“L’Europa è un fallimento, ormai è chiaro a tutti. Dobbiamo tirarci fuori dalla logica dei bilanci comunitari e le politiche europeiste, che non produrranno alcun aiuto per ripartire. È gravissimo che in un momento così drammatico non sia stato bloccato lo spread: un meccanismo da economia ‘normale’ non si può applicare a una nazione colpita da una sciagura. L’Italia adesso dovrà pensare a riavviare l’economia, poi potrà parlare di debiti internazionali. Anche perché se il tessuto produttivo del Paese non torna in condizioni di reggere il confronto col mercato, non c’è nessuna speranza di recuperare quei debiti. Si tratta di ragionamenti forti, me ne rendo conto, ma se non li facciamo implode l’economia e saltiamo tutti per aria”.

Althea è anche un team impegnato nel motociclismo ai massimi livelli. Il mondo dello sport rischia di risentire in maniera fatale di questa crisi, non crede?
“In questo momento ci sono delle priorità e le corse di moto non sono assolutamente tra queste. Il nostro team per fortuna negli ultimi anni ha potuto contare sulla partnership ufficiale di grandi Case, come Honda o Bmw, e siamo riusciti a ripartire con loro delle responsabilità di cassa. Ma anche per noi il danno c’è”.

Per le squadre non supportate ufficialmente che futuro vede?
“Secondo me i team privati non hanno speranze. Alla ripresa dei campionati, i rapporti con gli sponsor non saranno più gli stessi, perché questa crisi impone alle aziende di rivedere gli investimenti. Se devo scegliere cosa tagliare tra un dipendente, un macchinario o una sponsorizzazione, chiaramente scelgo la sponsorizzazione. È una questione anche etica: le fabbriche adesso devono pensare ad altro rispetto a piazzare il loro marchio su una motocicletta”.

E come andrà avanti il motociclismo senza squadre che lo praticano?
“Credo che le Case ufficiali debbano riorganizzare i loro investimenti, sacrificando magari qualcosa a livello di hospitality e strutture per dare dei contributi a più piloti. A livello di attività minore, invece, non vedo grandi prospettive, almeno per il momento. Se poi lo Stato deciderà di entrare direttamente nell’economia, magari lo scenario, anche sotto questo punto di vista, sarà meno drammatico”.

Alessandro Castellani


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