Viterbo – “Lo stato in cui credevo mi ha lasciato col culo per terra”. “Una crisi – aggiunge poi Maurizio Grani – che in 50 anni di vita non mi sarei mai aspettato”.
Grani è il titolare della trattoria-pizzeria “il moderno” di San Martino al Cimino, Viterbo. Aperta dalla sua famiglia nel 1969, quando Maurizio Grani aveva appena un anno. Poco meno dell’età che adesso ha suo figlio.
Viterbo – Maurizio Grani
Ieri Grani ha partecipato alla consegna simbolica, al sindaco di Viterbo Giovanni Arena, delle chiavi di ristoranti e bar. Perché con l’ultimo decreto del governo Conte, la fase due di contrasto alla diffusione del Coronavirus, rischiano di chiudere definitivamente i battenti. Con guadagni annullati dalla chiusura forzata di due mesi fa, spese che continuano a dover sostenere e una prospettiva, dovuta soprattutto alle nuove regole che dovranno rispettare, che prevede incassi ridotti del 70% e costi pari come sempre al 100%.
“Voglio comunque rassicurare i miei clienti – sottolinea Grani – che mi batterò fino alla fine per ritornare operativo come ai vecchi tempi”.
Paolo Bianchini riconsegna le chiavi a Giovanni Arena
Ieri la consegna delle chiavi, col sindaco che ha aspettato una delegazione fatta di ristoratori e rappresentanti dei bar viterbesi sui gradini della fontana del cortile di palazzo dei priori a piazza del plebiscito. L’altro ieri sera la protesta con le luci delle loro attività economiche accese e le saracinesche tirate su. Alle nove di sera. una manifestazione organizzata dal movimento Risorgiamo Italia, nato nella città dei papi e diffusosi rapidamente in tutta la penisola. Paolo Bianchini, ex consigliere comunale FdI, è uno dei cofondatori.
Viterbo – Il sindaco Giovanni Arena
“In questo momento – spiega Grani – penso al passato della mia famiglia che ha lavorato tutta una vita per arrivare ai risultati che abbiamo ottenuto. Il sangue che hanno sputato. La fatica e l’impegno. Il presente adesso ci riserva solo incertezze. Non siamo sostenuti, siamo indifesi. Lo stato ci dovrebbe tutelare ma non fa nulla per venirci incontro. Penso anche al futuro di mio figlio, che non gli posso garantire. Perché senza presente non c’è nemmeno futuro”.
La manifestazione voluta da Risorgiamo Italia ha visto una partecipazione massiccia. Più di 200 mila attività in tutta Italia.
Viterbo – Paolo Bianchini
“Dall’inizio dell’emergenza – prosegue Grani – ho perso tutto. Non ho mai impostato la mia attività con il delivery. Se fosse stato permesso l’asporto qualcosa si poteva fare, magari riuscivamo a pagare le tasse. Per il momento siamo ridotti a zero. Solo costi, bollette che arrivano continuamente. Arriva tutto, indistintamente e non ce la facciamo più. Con il conto in banca ho lo scoperto e sono arrivato al limite. Passato quel limite dovrò consegnare ufficialmente le chiavi. E non me l’aspettavo”.
Viterbo – Un bar che ha aderito a Risorgiamo Italia
Come Grani tantissime altre realtà del centro storico e della periferia. Chiuse da settimane, e non per loro volontà. Attività in crisi da almeno dieci anni, in particolar modo quelle del centro storico e dei piccoli centri urbani attorno a Viterbo. Prima la chiusura entro mezzanotte, l’una, voluta in tal caso, la scorsa estate, dal comune. Poi l’emergenza Coronavirus che ha dato il colpo di grazia.
“Del decreto – ribadisce Maurizio Grani – contesto il fatto che non sono intervenuti a nostra tutela permettendoci il delivery che poteva essere una risorsa minima per andare avanti. Potevamo trovare in questo modo qualche soldo per coprire le spese. Conte non c’ha tutelato in nessun modo. Siamo stati i primi a chiudere, saremo gli ultimi ad aprire. Con tutte le nuove regole. E se io fossi un potenziale cliente di un ristorante, a queste condizioni proprio non c’andrei”.
Viterbo – Una piadineria che ha aderito a Risorgiamo Italia
Cosa chiede il movimento Risorgiamo Italia al governo Conte? “Solidarietà, supporto e – risponde Grani – l’annullamento delle tasse, che sarebbe la cosa più giusta. Perché se mi sposti la tassazione e oggi non guadagno niente, anche domani i soldi non ce li avrò. Non è il caso di congelare i pagamenti, ma di annullarli. Non ho avuto guadagni, e non per colpa mia. Quindi le spese non le pago. Mi sembra più che logico”.
Daniele Camilli
– Video: “Il governo Conte ci ha abbandonati”
Articoli: “Se apriamo falliamo, consegniamo al sindaco le chiavi” – “Una rivoluzione romantica contro il governo Conte…”





