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“L’ospedale di Ronciglione sarebbe perfetto per essere solo Covid-19…”

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Paola Celletti (Usb)

Paola Celletti (Usb)

 

Elisa Bianchini (Usb)

Elisa Bianchini (Usb)

Viterbo – “La priorità ora è la salute, il diritto alla salute, e su questo dobbiamo concentrarci: bisogna applicare tutti i controlli del caso per evitare i contagi e potenziare gli ospedali pubblici, visto che nella Tuscia abbiamo a disposizione quelli che, negli anni, sono stati chiusi o depotenziati”. Paola Celletti ed Elisa Bianchini, entrambe colonne portanti della Usb di Viterbo, elencano una serie di criticità che vanno affrontate prima di altre in per cercare di gestire nel miglior modo possibile l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. 

Dopo ci sarà anche da pensare alle ricadute economiche. Ma solo dopo. Perché, come sottolinea Paola Celletti: “la salute e la vita vanno messe al primo posto”.

Cosa serve nell’immediato per gestire l’emergenza Coronavirus?
“Innanzi tutto vanno tutelati gli operatori sanitari – dice Paola Celletti -. Ci preoccupa molto l’elevata percentuale di contagi tra il personale e per questo riteniamo che sia indispensabile sottoporre medici, infermieri e chiunque operi nelle strutture sanitarie, ai tamponi per il Covid-19. Tamponi che non bastano se fatti una tantum, ma che devono essere ripetuti periodicamente. Anche perché purtroppo c’è una grave carenza pure dei dispositivi di sicurezza. Attualmente usa le mascherine con il filtro soltanto chi si occupa dei casi Covid positivi, mentre tutti gli altri non la hanno. E se un paziente visitato in ospedale per qualcosa di completamente diverso dal Coronavirus fosse anche lui, a sua insaputa, già positivo? I contagi così sono incontrollati e incontrollabili”. 

Per quanto riguarda le strutture sanitarie qual è la situazione? La Asl la sta gestendo bene?
“Il servizio sanitario nazionale, e in particolare regionale per quel che riguarda il nostro territorio, è in grave sofferenza – spiega Elisa Bianchini -. I tagli alla sanità pubblica degli ultimi decenni hanno ridotto all’osso le strutture e ora, in una situazione di emergenza, ne paghiamo tutti le conseguenze. Per quanto riguarda Viterbo vorremmo capire dalla Asl per quale motivo, senza alcuna convenzione concordata, si è deciso dall’oggi al domani di trasferire tutti i pazienti del piano 6 di Belcolle alla clinica Nuova Santa Teresa che, come ben sappiamo, è una struttura privata. Perché questa scelta? Quei pazienti ora si troveranno ad esser seguiti da medici diversi, con le cartelle cliniche iniziate e che chissà come e quando saranno aggiornate. E poi per quanto tempo andrà avanti questa storia? Torneranno mai a Belcolle? Il dubbio ci viene…”.

Come si poteva agire, allora, diversamente?
“Invece di liberare un piano di Belcolle per ospitarci i pazienti affetti da Coronavirus – continua Bianchini – si poteva portare questi ultimi in una struttura dedicata. Abbiamo diversi ospedali nella Tuscia che purtroppo sono stati depotenziati negli anni. Tra questi, ad esempio, c’è quello di Ronciglione ristrutturato negli anni ’90 e con attrezzature rimodernate negli anni 2000. Ha delle sale operatorie, la rianimazione: sarebbe perfetto per diventare un ospedale Covid-19. Ovunque, tranne che nella Tuscia, hanno optato per questa soluzione. Perché la Asl di Viterbo non lo fa? Si fa tanto per evitare il contagio e poi si gestiscono pazienti col Coronavirus in un pezzo di ospedale che fa anche tutt’altro? Ci pare un controsenso…”.

Sempre a proposito di rischio contagio, secondo voi, si sta facendo abbastanza?
“Il contagio purtroppo non si limita soltanto controllando chi passa per strada ed esce di casa per andare a fare la spesa o altre commissioni essenziali – dice Paola Celletti -. Per scongiurare i contagi bisognerebbe controllare strettamente anche i luoghi di lavoro, pubblici e privati, per verificare se vengono rispettate le distanze e se tutti i lavoratori hanno le protezioni adeguate. Vorrei dunque fare un appello al sindaco e al prefetto affinché tutto questo sia garantito sistematicamente”.

Ci sono categorie particolarmente svantaggiate e che non riescono ad accedere ai dispositivi di sicurezza?
“Purtroppo ci sono eccome. Nella nostra provincia lavorano tantissime persone straniere, tra cui molti migranti, nel mondo dell’agricoltura, come braccianti. Vengono sottoposti a ritmi serrati e per la loro particolare condizioni sono facilmente ricattabili dalle aziende che li fanno lavorare senza dispositivi di protezione, né rispettando le distanze di sicurezza. Per non parlare dei pulmini con i quali spesso raggiungono i campi. Sono stipati lì dentro, uno vicino all’altro, senza che nessuno abbia mai sanificato nulla. C’è poi il problema della lingua. Chi non parla ancora bene l’italiano non è nemmeno in grado di comprendere tutte le indicazioni per il contrasto al Coronavirus. Sarebbe opportuno fare in modo che determinate regole e suggerimenti vengano diffuse anche in francese, inglese, tedesco, rumeno…”.

E poi c’è il problema della sanificazione delle città…
“Anche su questo aspetto – continua Celletti – noi ci mettiamo a disposizione per collaborare in ogni modo, ma chiediamo un impegno serio delle istituzioni. Viterbo è stata sanificata? Il sindaco e la sua giunta ci devono dare informazioni precise e dettagliate sulla disinfettazione della città: delle strade, delle piazze, ma anche degli uffici e delle strutture”.

Da un punto di vista economico, invece, che effetti avrà l’emergenza Coronavirus?
“Partiamo dicendo che la salute e la vita vanno senza dubbio messe al primo posto – dichiara Paola Celletti -. La chiusura pressoché totale per noi è giusta. Chiudere tutto significa ripartire poi il prima possibile, prima degli altri paesi in cui il Coronavirus ha iniziato a diffondersi dopo che in Italia. Quindi anche questo aspetto potrebbe avere un beneficio per la nostra economia. Confindustria ha dichiarato che così perderemo 100 miliardi di euro. Beh, noi diciamo meglio perdere soldi che la vita dei nostri familiari e dei lavoratori”.

Al momento però tante piccole realtà economiche soffrono per questo blocco. Chi sta pagando lo scotto maggiore?
“Sono tante le categorie che faticano ad andare avanti e faticheranno a ripartire anche dopo. Tra i tanti di cui mai si parla ci sono ad esempio gli educatori sociali che si occupano degli studenti disabili. Già loro in una condizione normale non percepiscono stipendio nelle giornate in cui l’alunno che seguono è assente, figuriamoci ora. E poi ci sono il turismo e a ristorazione che sono stati completamente bloccati dal Dpmc. In questi due settori tantissimi lavoratori operano con contratti grigi, di apprendistato, a chiamata, con possibilità quasi nulle di fare ricorso a ferie o ore di permesso in una situazione come questa. Bisognerebbe dare la possibilità davvero a tutte le categorie di attingere alla cassa integrazione, anche e soprattutto a quelle più svantaggiate”.

Quali sono le prospettive future? Come si potrà ripartire?
“Bisognerà puntare subito sugli investimenti – conclude Paola Celletti -, in particolare pubblici, per reinvestire sulla sanità, visto che abbiamo avuto l’occasione di comprendere a pieno quanto sia importante questo settore. Servono finanziamenti per i posti letto, per le attrezzature. Poi non dimentichiamoci del mondo della scuola, le opere pubbliche. Tutto questo crea posti di lavoro ed eccellenze: ciò di cui abbiamo tanto bisogno”.

Francesca Buzzi


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