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“Quando sono partito per l’ospedale non ho avuto il coraggio di salutare i miei familiari…”

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Antonio Borzillo

Antonio Borzillo

Gli infermieri del reparto di medicina generale Covid-19 di Belcolle

Gli infermieri del reparto di medicina generale Covid-19 di Belcolle che hanno curato Antonio Borzillo

Orte – “Che bello passare la Pasqua a casa”. Antonio Borzillo, direttore dell’ufficio postale di Orte, può godersi i primi momenti di serenità dopo settimane d’angoscia causate del Coronavirus.

Borzillo aveva reso pubblica la sua malattia il 28 marzo, con un post su Facebook. Dopo alcuni giorni di ricovero a Belcolle, era stato sempre lui ad annunciare di essere guarito e venerdì sera è tornato a casa. Ora osserverà un periodo di quarantena “volontariamente più lungo del previsto”, ma aver potuto ritrovare la famiglia per lui è già un traguardo eccezionale.

Innanzitutto come sta?
“Molto bene. Essere tornato a casa per Pasqua è stata proprio una bella sorpresa”.

Che esperienza è stata per lei il Coronavirus?
“Mi ha segnato più che altro a livello psicologico, anche perché le sintomatologie che ho avuto, per fortuna, non erano eccessivamente gravi. In ospedale ho avuto l’ossigeno per 4 giorni e fatto terapie per 5 giorni e mezzo, ma devo dire che sono stato curato in maniera stupenda e mi sono rimesso rapidamente”.

Quando ha iniziato a stare male?
“Il 16 marzo ho accusato forti disturbi intestinali mentre ero al lavoro, poi mi è salita la febbre. Una febbre che non passava, nonostante le varie cure suggerite dal mio medico di famiglia. Alla fine, il 25 marzo, ho fatto il tampone e due giorni dopo mi hanno confermato che ero positivo al Coronavirus. Sono rimasto a casa fino al 30 marzo e poi mi hanno ricoverato a Belcolle”.

Quando le è venuto il sospetto di avere il Covid-19?
“Dopo un po’ di giorni di febbre che non accennava a scendere, mi sono confrontato col medico e lui mi ha espresso il timore che potesse trattarsi di Coronavirus”.

È stato più difficile vivere con l’ansia dell’attesa del tampone o affrontare il ricovero in ospedale?
“I giorni più duri sono stati quelli a casa, perché non riuscivo a vedere la luce in fondo al tunnel. Confesso che, quando sono salito in ambulanza per andare in ospedale, avevo un tale magone che non ho avuto il coraggio di guardare la finestra dove erano affacciati i miei familiari e salutarli. Ma appena sono entrato a Belcolle ho avuto subito la percezione di essere nel posto giusto al momento giusto”.

Cosa le hanno detto i medici in ospedale?
“Voglio sfruttare questo spazio per elogiare pubblicamente tutto il personale del reparto di medicina generale Covid-19 di Belcolle, dai medici agli Oss. Ho trovato una professionalità e una gentilezza veramente fuori dall’ordinario. Gli infermieri, con la caposala Katiuscia Antonelli, erano sempre pronti a dare una parola di conforto, passavano in continuazione a chiedere se serviva qualcosa. Mi ha colpito soprattutto l’umanità di queste persone, che, nonostante lavorino in una situazione di enorme difficoltà, sono stati sempre presenti e disponibili, sempre col sorriso sulle labbra. La cosa che più mi ha meravigliato è la dedizione con cui si rapportavano con i malati che stavano peggio di me. Veramente uno staff di professionisti eccezionali”.

Ha mai temuto di non farcela?
“Questo no, ma quando a casa vedevo che i giorni passavano e la febbre non scendeva ho avuto bisogno di un sostegno anche psicologico. E per fortuna in ospedale me l’hanno saputo dare. I miei familiari, invece, hanno avuto molta paura, anche perché sono un paziente immunodepresso”.

Adesso quale sarà il decorso della sua convalescenza?
“Dovrò osservare 14 giorni d’isolamento, che protrarrò volontariamente più a lungo, poi una cura antibiotica. Da domani potrò tornare a stare vicino a mia moglie e i miei figli, che finiranno il loro periodo di quarantena. Voglio ringraziare la protezione civile di Orte, che ci ha supportato ottimamente per tutto il periodo d’isolamento. E un grazie va anche al sindaco Giuliani, che ha preso molto a cuore il mio caso.”.

Cosa si sente di consigliare alle persone dopo aver vissuto il Coronavirus sulla sua pelle?
“La gente deve mettersi in testa che questo virus si sconfigge solo facendo attenzione e stando lontani gli uni dagli altri. È come una scatola di fiammiferi: se li tieni vicini, prendono fuoco tutti. Ma purtroppo la verità è che le persone non capiscono le cose fino a quando non le vivono da vicino”.

Alessandro Castellani


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