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Processo al palo causa Covid, difesa al lavoro per far uscire dal carcere Andrea Landolfi

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi

Andrea Landolfi

Serena Gasperini

L’avvocato Serena Gasperini

Claudio Cipollini Macrì alias zio Rocco

Il supertestimone Claudio Cipollini Macrì alias zio Rocco

Ronciglione – Giallo di Ronciglione, il Covid continua a fare strage di udienze. Salta anche quella di lunedì 27 aprile e presumibilmente salterà anche quella già fissata per l’11 maggio, per cui, se va bene, si tornerà in aula il prossimo 25 giugno, data in cui dovrebbero fare la loro prima uscita pubblica al tribunale di Viterbo i nuovi difensori di Andrea Landolfi, Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, subentrati a Giacomo Marini alla fine di marzo.

Nel frattempo, ancora nel pieno dell’emergenza Coronavirus, stanno lavorando per chiedere che il trentenne romano, accusato dell’omicidio volontario della fidanzata Maria Sestina Arcuri, venga fatto uscire da Regina Coeli, dove è recluso dal 25 settembre, e che la misura di custodia cautelare in carcere venga sostituita con una misura alternativa. 

Proprio in questi giorni hanno ottenuto il via libera da parte del presidente della corte d’assise, giudice Gaetano Mautone, all’ingresso in carcere di due consulenti di parte che dovranno valutare da un punto di vista psicologico la personalità dell’imputato.

Con l’occasione l’avvocato Serena Gasperini, nominata alla vigilia della comparsa del supertestimone cui Landolfi avrebbe fatto delle ammissioni in carcere, torna ad attaccare Claudio Cipollini mettendo in discussione il ruolo avuto da zio Rocco, come lo chiamano i detenuti, nell’ambito dell’intera vicenda. 

Avvocato Serena Gasperini, state lavorando a un’istanza per far uscire dal carcere Andrea Landolfi?
“Stiamo lavorando. Intanto ho presentato istanza alla corte e sono stata autorizzata a far fare ingresso alle mie consulenti in carcere, affinché possano valutare globalmente e sotto tutti i profili il Landolfi. Sono consulenti in fase cautelare, due psicologhe, una delle quali con specializzazioni diverse, per fare una valutazione, una ricostruzione della personalità di Andrea, anche sotto il profilo della testistica. Una consulenza seria, da allegare alla successiva istanza, prima della quale vogliamo capire di che cosa, di che tipo di sostegno Andrea ha bisogno”.

Ci risulta che in carcere Landolfi abbia tentato più volte di togliersi la vita…
“Tre volte. Non dimentichiamoci che tre tentati suicidi non sono una banalità. Il ragazzo sta vivendo una carcerazione da innocente. E in base ai nostri principi, non dovrebbe proprio stare in carcere.A tal proposito, sebbene poi la cassazione abbia confermato il provvedimento del riesame, non dimentichiamo che un gip, Francesco Rigato, con gli stessi elementi su cui si è basto il tribunale della libertà aveva evidenziato che si trattava di un incidente e che un altro gip di Viterbo quando ha dovuto far prorogare le intercettazioni evidenziò che non era ancora neanche chiaro se si trattasse di delitto o meno. Questa è la misura del fatto che siamo già in presenza di una situazione assolutamente non chiara, di spiegazioni alternative”. 

Perché il suo assistito è finito in carcere a distanza di oltre sette mesi dal presunto delitto?
“E in carcere perché si è fatto un mini processo alla persona di Andrea non al fatto. E Andrea ovviamente non sopporta bene questa carcerazione. Sfido qualunque soggetto che abbia avuto una disgrazia del genere e che è innocente a stare in carcere. E’ necessario che venga effettuata una approfondita e seria valutazione di Andrea da consegnare poi alla corte e avanzare istanze di misure alternative”.

Tra i consulenti della precedente difesa erano citati anche la sociologa Anna Maria Casale e il professor Alessandro Meluzzi. Ci risulta che la casale abbia rinunciato.
“Sono entrambi nella lista dell’avvocato Giacomo Marini. Mi risulta la nomina della Casale per farle fare accesso al carcere, per eseguire una relazione. Nella lista testimoniale però è stata inserita solo ed esclusivamente perché avrebbe dovuto riferire sull’attività investigativa, non in ambito psicologico. Le circostanze indicate non sono nel suo campo. Meluzzi, invece, relativamente all’ascolto del minore, ma non vi è traccia agli atti della consulenza, del mandato e dell’incarico conferito a Meluzzi. Alla Casale ho inviato una mail dicendole che non avevo intenzione di confermarla a seguito della vicenda mediatica che aveva coinvolto Cipollini e che, volente o nolente, avrebbe comunque influenzato tutto lo staff di cui lui si riteneva coordinatore. La dottoressa Casale mi ha risposto dicendomi che lei era assolutamente estranea da questo soggetto e che comunque data la situazione avrebbe comunicato la sua rinuncia. Quindi la Casale non c’è più e sarà sostituita, come presumo sarà sostituito anche Meluzzi”.

Lei ha duramente attaccato Claudio Cipollini, il presunto supertestimone che lo scorso primo aprile ha chiesto di essere sentito dal pm Franco Pacifici?
“Claudio Cipollini modula le proprie dichiarazioni a seconda dell’interlocutore e dell’effetto che ha sul pubblico. Quando ha scritto al pubblico ministero erano dichiarazioni contro Landolfi, prima era il coordinatore di tutto lo staff difensivo. Dopo di che viene sbugiardato, gli vengono evidenziate tutte le sue condotte in pubblico, il suo falso tesserino, la sua laurea, sulla cui autentictà aspettiamo la conferma da parte del Miur. Una volta si laurea nel 2013, una volta nel 2015, poi pubblica il diploma con l’indicazione della data di laurea a maggio 2015. Anche lui non si ricorda esattamente quando si è laureato. Poi abbiamo il bellissimo tesserino con l’iscrizione a maggio nel 2016 all’ordine degli avvocati. Un genio da premio nobel, perché in 18 mesi sarebbe riuscito a fare pratica forense, l’esame scritto di stato e anche l’orale. Quello che i poveri comuni mortali laureati nelle università impiegano circa tre anni a fare, quando dice bene e va tutto liscio”.

A Tusciaweb non ha mai detto di essere avvocato, ma solo laureato in giurisprudenza, nel 2013, quando era detenuto nel carcere di Rebibbia.
“A Quarto Grado ha detto che il tesserino da avvocato palesemente falso con la sua foto era uno scherzo: ‘Avevo i capelli dritti’. E’ una giustificazione falsa e infantile, perché oltre a essersi dimenticato che sbaglia le date della propria laurea, si dimentica anche che lui ha inviato e pubblicato comunicazioni in cui si qualifica come avvocato, ad esempio una mail a un giornale di Voghera relativamente al carcere di Voghera. Non era uno scherzo goliardico fatto tra quattro detenuti. Era un modo di attestare e di provare che era un avvocato a persone che probabilmente cominciavano ad avere sospetti su questo soggetto, per non perdere quell’entourage e quel gruppetto di contatti carcerari da invitare a nominare il suo avvocato di riferimento, associato alla Legal Consulting. La giustificazione che quel tesserino era uno scherzo, è tanto falsa quanto la sua fedina immacolata”.

Cipollini sostiene che il colloquio con Landolfi è avvenuto sotto le telecamere della videosorveglianza di Regina Coeli.
“Dice anche che questo colloquio è avvenuto nel reparto psichiatrico. Mi chiedo cosa ci facesse Cipollini. Andrea c’era perché aveva tentato tre volte di suicidarsi, lui sembrerebbe non essere un soggetto psichiatrico. Poi, per avvalorare la sua credibilità, dice che è avvenuto sotto le telecamere di videosorveglianza. Faccio un appunto. Ma vogliamo davvero credere che la polizia penitenziaria, attentissima a quello che accade, che sorveglia costantemente qualche determinato soggetto, acquisito questo dato non lo avrebbe immediatamente inviato e depositato agli atti del pubblico ministero? E che immediatamente, senza che il signor Cipollini il primo aprile, al pesce d’aprile, avesse fatto la richiesta di esser sentito dal procuratore, non sarebbe stato acchiappato dal procuratore il pomeriggio stesso dell’invio della telecamera e dell’ascolto? Senza contare il fatto che sta cercando di raccattare qualche soggetto che possa avvalorare la sua fantasiosa ricostruzione”.

Dice che le ammissioni di Andrea risalirebbero allo scorso mese di dicembre…
“Appunto. Sono passati oltre quattro mesi. Dico e ribadisco che quando si hanno delle confessioni o comunque l’assistito dichiara e racconta le cose come sono andate, assumendosi la responsabilità, noi penalisti facciamo le corse a che questa cosa venga messa agli atti, perché i benefici che ha un soggetto che confessa sono enormi, sia sotto il piano delle esigenze cautelari, sia sotto il piano della diminuzione di pena, perché vengono tenuti in altissima considerazione. Vuole dirci che era il coordinatore di uno staff difensivo che avrebbe fatto una scelta a sfavore del proprio cliente? Lui che in largo e lungo ha sempre ribadito che avrebbe dimostrato l’innocenza di Landolfi,  ora dice che era una decisione imposta dalla famiglia. Da quando in qua la linea difensiva tecnica la fa la famiglia?”.

La preoccupano le dichiarazioni di Cipollini?
“Il signor Cipollini deve tornare da dove viene. E’ in detenzione domiciliare con braccialetto, siamo sicuri che il magistrato di sorveglianza sia d’accordo e gli conceda la possibilità di avere contatti con persone che non appartengono al suo nucleo familiari, coi giornali e con la televisione? Tra l’altro durante le sue interviste, anche a Tusciaweb, ha detto di avere avuto una riunione con i parenti di Landolfi. Mi piacerebbe sapere se ha commesso un reato di evasione oppure ha ospitato gente in casa per cui è fatto divieto? E’ sicuro di quello che afferma?”. 

Silvana Cortignani


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