Viterbo – Nominato lo scorso 19 dicembre nuovo presidente provinciale della Cia agricoltori italiani, Sergio Del Gelsomino, imprenditore agricolo 54enne di Orte, non poteva certo aspettarsi che il settore, nel giro di appena tre mesi, sarebbe stato stravolto da una crisi inaspettata come quella dovuta all’emergenza Coronavirus.
Si commuove, parlando dell’attività di famiglia, l’agriturismo che si trova in via Vocabolo Annunziata a Orte, sulle sponde del Tevere. Si commuove per i dipendenti che ha dovuto mandare a casa.
Presidente, vive la crisi sulla sua pelle. Anche lei ha dovuto chiudere l’attività?
“Come i circa 200 agriturismi presenti capillarmente su tutto il territorio provinciale, anche il mio è chiuso per l’emergenza Coronavirus. La cosa che mi dispiace di più è tenere a casa tutti i dipendenti. Ho un’azienda con molti ragazzi giovani, solo nel settore turismo una decina. Gestivamo tutto, dalla lavorazione della verdura alla trasformazione, alla vendita e al consumo. Tutti i ragazzi sono a casa. Diversi sposati, con bambini piccoli, bambini che hanno sei mesi. E tenerli a casa in questo momento mi fa male, mi fa molto male. Hanno diritto a una cassa integrazione in deroga di 600 euro, ma ancora non è stato definito come sarà erogata”.
Come vede il futuro?
“Tutti gli agriturismo hanno investito per trasformare le loro aziende, trasformare la catena alimentare. Un conto è che io allevo e porto al mattatoio, un conto è che io allevo, porto al mattatoio, riporto a casa, trasformo. Ho dovuto comprare la cella frigorifera, ad esempio. E’costato tantissimo trasformare l’azienda. Se non ci sarà uno slittamento dei mutui, la vedo scura, avremo grosse difficoltà. E lo dico a ragion veduta. Noi abbiano già 53-54 anni di storia, non siamo nati ieri. E’ un’azienda agricola che si è trasformata per valorizzare i nostri prodotti. Abbiamo lavorato molto in Toscana, mettevamo vigneti nel Senese, e avevamo visto che differenziandoci, facendo la multifunzionalità, si potevano avere cose migliori. La vedo dura, perché abbiamo investito forte”.
Quali sono i settori agricoli maggiormente in sofferenza?
“Chi soffre di più sicuramente, al cento per cento, è il settore floro-vivaistico. Poi il settore della produzione del latte, parliamo di tutto ciò che viene fatto nel fresco, dalla ricotta a tutti i formaggi freschi, in quanto la grande distribuzione in questo momento tende a comprare più che mai prodotti a lunga scadenza. L’altro settore che è in forte crisi, come detto, è il settore agrituristico con le famose aziende a chilometro zero, che non sono strutturate per una vendita su larga scala e che, essendo chiuse, trovano grosse difficoltà a smaltire i loro prodotti. Per il settore agrituristico è un doppio male: uno perché gli hanno chiuso l’attività e due perché essendo un settore che deve produrre, deve fare alimentari per poi trasformarli, si trova in forte crisi”.
La stagione primaverile appena iniziata non aiuta ad attutire le perdite per gli operatori agrituristici. Si parla di spostamento delle rate dei mutui?
“Purtroppo no. Il periodo di Pasqua, Pasquetta, dei ponti primaverili, delle comunioni, è il boom del settore agrituristico. Tutti incassi persi che non si rifaranno. Anche se si riapre, anche se si prosegue, quegli incassi lì non ci saranno più. E il discorso che stanno facendo di spostare le rate del mutuo è inutile. Se io ho una rata che mi scade 30 aprile e me la spostano di sei mesi, ma il 30 ottobre mi trovo la rata di aprile e la rata di ottobre, che mi hanno dato? Niente. Perché io gli incassi per pagare quella rata del mutuo li ho persi. Noi non chiediamo lo spostamento della rata, noi chiediamo lo slittamento degli interi mutui. Tutto il mutuo slittato di sei mesi o di mese in mese, se rate mensili. Stiamo facemdo una forzatura grosa a livello ministeriale per questo”.
Nei punti vendita il prezzo di alcuni prodotti si dice sia quadruplicato…
“Il prezzo al produttore non è stato aumentato. Anzi, qualche caseificio sta scrivendo che se ci sarà, come si prevede, una riduzione dei consumi del latte, bisogna diminuire la produzione oppure mandare il latte in stoccaggi per congelarlo. In questo caso, dicono che le spese vanno a carico dell’agricoltore, sarebbe la beffa. Considerando oltretutto che dopo la campagna fatta l’anno scorso, in cui tutti hanno fatto la passerella per dire che avrebbero tenuto conto dei pastori, per il prezzo del latte non è stato fatto niente. E noi nel Viterbese, siamo la prima provincia italiana per allevatori di ovini dopo la Sardegna”.
L’allevamento e l’agricoltura sono settori portanti per l’economia della Tuscia?
“Tra le province del Lazio, Viterbo è la più agricola, seguita da Latina per il discorso delle serre e della produzione di latte di bufala, assieme a Frosinone”.
Il latte, il mercato ortofrutticolo, gli agriturismi. Sembra che la crisi sia diffusa a tutti i livelli?
“Il latte di mucca, il latte vaccino sta avendo grossi problemi perché chiudendo ristoranti, scuole, alberghi, bed and breakfast, non c’è più turismo e automaticamente non c’è più consumo. Noi siamo basati sul turismo, l’Italia è basata sul turismo. La gente si sposta, va in vacanza e consuma, Non essendoci più nessuno spostamento, non essendoci più turismo, non c’è più consumo. Pensiamo a Roma, al polmone di Roma: quanto potevano consumare gli alberghi e i ristoranti? Roma quanti turisti aveva al giorno? Lì è tutto fatturato in meno per tutti. Ecco perché il mercato ortofrutticolo è crollato, ecco perché crolla il consumo di latte e tutto”.
L’emergenza Coronavirus a Fondi che ricadute sta avendo?
“Il problema del mercato ortofrutticolo di Fondi è enorme. Anche lì sta calando la richiesta, si parla di una perdita del 70 per cento del mercato, è uno dei più grandi d’Italia, è a livello nazionale. Ma le esportazioni si sono bloccate. Poi chiudendo tutti gli alberghi, chiudendo tutti i ristoranti, chiudendo tutto, automaticamente si è chiusa tutta una rete commerciale. Anche la chiusura dei bar ha inciso, perché consumavano latte per i cappuccini la mattina”.
Le esportazioni come vanno?
“Il settore è in crisi. Si comincia a sentire, ad esempio, che all’estero chiedono un’altra certificazione perché il prodotto sia esente da Coronavirus. Problemi in più per l’export, che ancora non è bloccato, per quanto riguarda alcune derrate alimentari. Il discorso è che anche il nostro presidente nazionale ha detto ‘non occorre un’altra certificazione’, sono sufficienti quelle che già abbiamo, date dalle nostre Asl, perché siamo tra i più controllati del mondo. Abbiamo sempre esportato vino, ortofrutta, formaggi”.
Silvana Cortignani


