![]() Viterbo – Massimiliano Venanzi della Flai Cgil ![]() Viterbo – Cantiere edile ![]() Un cantiere ![]() Viterbo – La vita del bracciante agricolo |
Viterbo – “Il rischio di un autunno caldo c’è ed è consistente”. Così come un minimo di timore per la tenuta della democrazia a fronte di chi oggi invoca lo stato di guerra e scenari militari per sconfiggere il Coronavirus. Massimiliano Venanzi, segretario organizzativo della Flai Cgil di Viterbo, il sindacato dei braccianti agricoli, è preoccupato. E nel frattempo, dopo la chiusura di moltissime attività economiche e i decreti del governo, le richieste di cassa integrazione per i lavoratori stanno dilagando a macchia d’olio in tutta la Tuscia.
Segretario Venanzi, quale è ad oggi la situazione del mondo del lavoro in provincia di Viterbo?
“Abbiamo iniziato a ricevere tantissime chiamate di consulenti di aziende per mettere i lavoratori in cassa integrazione. Per il momento decine e decine di richieste. E ce ne aspettiamo una marea a venire. E stiamo ricevendo anche decine e decine di richieste per il bonus di 600 euro per lavoratori agricoli, partite Iva, artigiani. Ci aspettiamo migliaia di richieste anche su questo fronte”.
Sono state chiarite le modalità per la presentazione delle domande all’Inps?
“No, ancora non sono chiare. C’è una circolare dell’Inps in cui si dice che entro la fine del mese di marzo chiarirà quale è la documentazione che dovrà essere presentata”.
Quali sono le realtà economiche della Tuscia che stanno facendo domanda di cassa integrazione per i lavoratori?
“Tutte, senza distinzioni”.
Una volta finita l’emergenza quanti lavoratori in cassa integrazione ritorneranno al loro posto?
“E’ una domanda che ci facciamo tutti i giorni. Chiaramente il problema non è solo quello dell’immediato, che va affrontato con misure straordinarie come si sta facendo. Quello che ci preoccupa è il dopo. Quante di queste realtà che oggi hanno chiesto la cassa integrazione resisteranno all’emergenza Coronavirus? Con quale ricaduta occupazionale? Quanti potrebbero essere i lavoratori che rischiano di perdere il posto? Siamo molto preoccupati”.
Quanto tempo passa tra la domanda di cassa integrazione e l’erogazione dei fondi ai lavoratori?
“La tempistica, stando alle comunicazioni che ci vengono date, è di 30-40 giorni. Questo per quanto riguarda la cassa in deroga che viene pagata direttamente dall’Inps. Per la cassa integrazione ordinaria c’è la possibilità di chiedere l’anticipo da parte dell’azienda che poi va a compensazione quando andrà a pagare i contributi all’Inps. Ma è facoltativo, vale a dire l’azienda può farlo oppure no. E per farlo devono avere liquidità. Considerata però la situazione, sarà difficile che le aziende anticiperanno la cassa integrazione”.
E in tal caso che succede?
“Bisognerà aspettare anche per la cassa ordinaria l’erogazione da parte dell’Inps. E va considerato che in questo momento molti dipendenti dell’Inps stanno lavorando da casa. Quindi non sappiamo se sono nelle condizioni di poter velocizzare il tutto come servirebbe fare”.
E una famiglia che vive di un solo stipendio come fa ad andare avanti per 30-40 giorni senza un euro in tasca e con le spese da sostenere?
“Spero che l’Inps si muova in tempi rapidissimi. E’ fondamentale. Anche se in questo momento l’Inps ha una mole di lavoro tale che non so proprio come farà. I lavoratori hanno comunque bisogno che l’Inps riesca a erogare la cassa integrazione nei tempi previsti. E 30-40 giorni, già di suo, non sono pochi”.
Non crede che il blocco dell’economia messo in atto dai decreti del governo il prossimo autunno possa determinare forti tensioni sociali in tutto il paese?
“E’ una preoccupazione. Una forte preoccupazione. Il rischio di un autunno caldo c’è ed è consistente. Ho paura che gli effetti di questa emergenza ricadranno pesantemente su lavoratori e aziende. Oggi giustamente pensiamo all’emergenza sanitaria. E questa è il primo fronte della battaglia per ritornare alla normalità. Il Coronavirus è una guerra da cui dobbiamo uscire vincitori. Ma è chiaro che questo comporterà delle conseguenze economiche pesantissime”.
Si parla tanto di guerra, ma alla fine sarà una guerra senza macerie e senza nulla da ricostruire. Quindi, ad esempio, senza cantieri da mettere in moto e lavoratori cui dare nuova occupazione…
“Questo è un paese che già prima del Coronavirus aveva tutta una serie di difficoltà in termini di lavoro e occupazione. E il Covid-19 rischia di darci il colpo di grazia. Bisognerà innanzitutto ricostruire un tessuto sociale che inizi di nuovo a produrre. E questa è una preoccupazione costante”.
Scorrendo le tipologie di lavoro ancora ammesse dai decreti del governo si nota che ad andare a lavorare, assieme a medici, forze dell’ordine, personale sanitario eccetera, sono soprattutto operai, addetti ai supermercati, braccianti agricoli…
“Esatto, e rischiano tutti. Non dico che sia giusto. I lavoratori vanno messi nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza. Senza dover evocare la chiusura totale dell’economia”.
Le aziende agricole della Tuscia stanno rispettando le norme sulla sicurezza previste dal governo Conte?
“Inizialmente abbiamo avuto delle segnalazioni in cui ci dicevano che i braccianti agricoli in alcune aziende venivano fatti lavorare senza mascherine, guanti e altri dispositivi. Abbiamo segnalato tutto alle autorità competenti. Adesso pare che si siano adeguati un po’ tutti”.
I consigli comunali sono di fatto chiusi, il parlamento non sembra avere più un ruolo, alcuni chiedono lo stato di guerra, altri norme più restrittive e l’esercito in strada. Tutto questo, alla lunga, non rischia di mettere in pericolo la democrazia?
“Un po’ sono preoccupato, ma credo anche che il nostro paese abbia ancora tanti anticorpi per respingere questa possibilità. E un anticorpo forte è quello del sindacato. Certo, le voci di chi evoca scenari militari cominciano ad essere un po’ troppe. Fanatismi su cui avremo il sopravvento”.
E se gli anticorpi non ci fossero più e a prendere il sopravvento fossero scenari antidemocratici, il sindacato che farà?
“Il sindacato farà la sua parte. E la farà sempre al servizio della Repubblica e della democrazia”.
Daniele Camilli



