Viterbo – E’ la prima rivolta, pacifica, contro il governo Conte che sta gestendo l’emergenza per arginare la diffusione del Coronavirus.
“Una rivoluzione romantica”, così l’ha definita Paolo Bianchini, oste, ex consigliere comunale di FdI e cofondatore del movimento risorgiamo Italia che ha indetto per ieri sera alle 21 una manifestazione nazionale che ha coinvolto ristoratori, bar, b&b e di fatto tutto il mondo del commercio. A ciascuno di loro è stato chiesto di accendere luci e insegne dei loro locali. “Per l’ultima volta”, ha esordito Bianchini. Per protestare “contro scelte assurde e prive di senso che stanno determinando la morte delle attività commerciali in tutto il paese”.
Viterbo – Paolo Bianchini
Un movimento, partito da Viterbo, che in breve tempo si è diffuso in tutta la penisola suscitando a sua volta interesse in tutto il mondo. “Mi hanno chiamato – ha detto Bianchini – anche dalla Spagna e dal Giappone”.
Questa mattina alle 9, nel cortile di palazzo dei priori a piazza del comune, “la consegna simbolica delle chiavi delle attività commerciali al sindaco Giovanni Arena. Cosa che avverrà anche in tutto il resto d’Italia”.
Viterbo – Un’osteria che ha aderito a Risorgiamo Italia
E “a Viterbo – ha sottolineato poi Bianchini – l’adesione è stata totale”. Tantissime sono state infatti le adesioni. Ovunque luci accese. Al Corso, in via San Lorenzo, in piazza del plebiscito. Per tutto il centro storico. Una rivolta silenziosa, ma ben in evidenza.
Viterbo – L’iniziativa Risorgiamo Italia
“Vogliamo esprimere con un gesto simbolico – ha aggiunto Bianchini – la nostra volontà di tornare in piena attività. Produrre, generare occupazione e regalare emozioni sono la nostre vocazioni, assicurare un contributo produttivo al sistema paese, la nostra missione. Dalle vetrine e su i prospetti di ogni locale è stato messo un cartello di unione ed esortazione, con su scritto #risorgiamoitalia. Ognuno ha poi manifestato la propria protesta con foto, video messaggi e atti dimostrativi con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alle ragioni della nostra causa comune. E il nostro rammarico è che tutto ciò potrebbe accadere per l’ultima volta”.
Un secco rifiuto, quindi, a una modalità di apertura delle attività commerciali, prevista dall’ultimo decreto del governo, “che – ha ribadito Paolo Bianchini – ci consegna al fallimento sicuro”.
Viterbo – Un bar che ha aderito a Risorgiamo Italia
“Le nostre attività – spiegano gli organizzatori sulla pagina Facebook del movimento – sono state chiuse per decreto, i ricavi sono stati azzerati, siamo stati privati del nostro lavoro e delle libertà. Consapevoli del dramma sanitario che si stava abbattendo sul paese, abbiamo accettato questi enormi sacrifici di buon grado. Oggi, con una sola voce, vogliamo manifestare in migliaia la delusione di chi è stato lasciato solo con le proprie spese, i dipendenti, gli impegni economici pregressi e le incertezze future. A fronte della nostra grande disponibilità, l’azione del governo fino ad oggi si è dimostrata tardiva e insufficiente. Ci è stata promessa liquidità e non ci sono arrivate neanche le dovute garanzie”.
Viterbo – Una pizzeria che ha aderito a Risorgiamo Italia
“Quando si parla di fase due o fase tre – continuano gli organizzatori del movimento – vengono contemplati parametri insostenibili, distanze incolmabili con una riduzione del 70% dei coperti disponibili e tutte le responsabilità a carico dei gestori. Aprire con il 30, 40% dei ricavi e il 100% dei costi. Un gioco al massacro cui non vogliamo partecipare. E senza le dovute garanzie non riapriremo”.
Viterbo – Una piadineria che ha aderito a Risorgiamo Italia
In giro, come sempre, il deserto. Con la polizia a pattugliare le strade. Sullo sfondo di una Viterbo desolata e chiusa, le luci dei commercianti, baristi e ristoratori soprattutto.
Tra loro, Ivan Guerrini, titolare del bar centrale in piazza del comune. “La preoccupazione è tanta – dice Guerrini -. Nel bar ho 40 posti. Quanto stabilito dal governo li riduce a 8. Come faccio ad andare avanti? Come fanno ad andare avanti le persone che lavorano con me, che adesso stanno in cassa integrazione e ancora ad oggi non hanno visto un euro. Siamo preoccupati. Molto preoccupati”.
Viterbo – Ivan Guerrini
Una preoccupazione che coinvolge tutti. Tra l’emozione di tirare su la saracinesca per la prima volta dopo due mesi e un futuro sempre più cupo e incerto. Senza risorse e ricavi che si ridurranno molto probabilmente di un buon 60%. A fronte di costi che invece rimarranno sempre gli stessi.
Viterbo – Antonio Loria
“Il governo mi ha dato i 600 euro per le partite Iva – afferma sconsolato Antonio Loria di Anema e core -. Che ci faccio? Sono finiti subito. Le spese però sono sempre le stesse e i solleciti, nonostante la sospensione delle bollette, continuano ad arrivare. Ogni giorno. Quanto spendo per garantire la sopravvivenza di un locale che forse non riaprirò più? Tra una cosa e l’altra… almeno 2000 euro al mese. E questi ultimi due mesi i ricavi sono stati pari a zero”.
Daniele Camilli







