Viterbo – (s.m.) – Una lettera al presidente del consiglio Giuseppe Conte e una al sindaco di Viterbo Giovanni Arena. Entrambe per chiedere aiuto.
Le ha scritte il figlio di una donna viterbese. Giuliana (nome di fantasia, ndr), madre sui quarant’anni, che da qualche giorno si chiede come andrà avanti da adesso in poi.
“Le nuove normative per l’emergenza Coronavirus mi estromettono tecnicamente dalla possibilità di ottenere la cassa integrazione”, ci spiega Giuliana.
Questo perché rientra in una casistica particolare, come scritto anche al premier e sindaco. “Io faccio due lavori. Uno mi occupa solo per un giorno a settimana. L’altro, che mi impegnava da qualche anno, l’ho lasciato da poco per firmare un contratto il 10 marzo con un’altra azienda – dice -. Ero certa di poter contare anch’io sugli ammortizzatori sociali. E invece no”.
Lo ha scoperto in azienda e parlando con dei consulenti del lavoro. “Il beneficio pare sia solo per chi ha un contratto firmato prima del 23 febbraio. Ma io non sono alla mia prima esperienza: non mi sono mai fermata finora. Ho sempre lavorato”.
In pratica, stando così le cose, otterrebbe la cassa integrazione solo dal suo primo impiego. Che però, impegnandola solo una volta alla settimana per un importo contenuto, non le basterebbe per mantenere se stessa e un figlio che va all’università.
“Io capisco che sono stati fatti dei decreti molto rapidamente, in emergenza – dice – ma mi pare assurdo che una persona che abbia sempre lavorato, come me, non possa avere un sostegno economico. E tutto questo solo perché mi è capitato di firmare un nuovo contratto da pochi giorni. Quindi chiedo umilmente al presidente Conte e al sindaco: si può trovare una soluzione per me e per chi è nella mia stessa situazione?”.
La lettera inviata dal figlio di Giuliana a Conte
Egregio presidente Conte, le scrivo per conto di mia madre. Vorrei sottoporre alla sua attenzione una problematica in merito ai decreti per l’emergenza Coronavirus.
La situazione si presenta come segue: mia madre, cittadina italiana, rescinde volontariamente il contratto lavorativo al fine di firmarne un secondo in data 10 marzo (stesso giorno della suddetta rescissione), in seguito alla volontà di cambiare sede lavorativa e di conseguenza datore di lavoro.
Nel rispetto del decreto però, l’attività in questione ha cessato totalmente l’erogazione del servizio presentando richiesta di cassa integrazione per tutti i suo dipendenti.
Il decreto non concede la cassa integrazione, però, a tutti i lavoratori non impiegati presso l’azienda per la quale prestano servizio, titolari di un contratto firmato dopo il 23 febbraio, pertanto alla suddetta viene negato il diritto alla cassa integrazione nonostante la sua continuità lavorativa.
Comprendo le difficoltà nello scrivere un decreto in così poco tempo, così come spero che lei possa comprendere le difficoltà di una donna nel mantenimento proprio con un figlio a carico. Nell’auspicio che possa risolvere questa problematica il prima possibile, la ringrazio.
Cordiali saluti.
