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“Tolleranza zero, forni accesi solo se sarà salvaguardata la salute dei lavoratori”

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Il distretto ceramico di Civita Castellana

Il distretto ceramico di Civita Castellana

Fabio Ricchiuto

Fabio Ricchiuto

Roberto Marchetti

Roberto Marchetti

Mauro Vaccarotti

Mauro Vaccarotti

Civita Castellana – “Tolleranza zero, forni accesi solo se sarà salvaguardata la salute dei lavoratori”. Coronavirus fase due, magazzini aperti e produzione ferma fino al 3 maggio negli stabilimenti industriali di Civita Castellana. Di ripresa della produzione nel distretto parlano Fabio Ricchiuto (UilTec Altolazio) e Roberto Marchetti (Femca Cisl) e Mauro Vaccarotti (Filctem Cgil).

Ci vanno coi piedi di piombo i sindacati di settore, che riguardo a una possibile riaccensione dei forni dicono sì, ma solo solo se ai lavoratori sarà garantita la massima sicurezza. Emergenza Coronavirus, intanto, è anche emergenza cassa integrazione: che venga erogata al più presto, con un appello anche alle banche a fare la propria parte. 

In pratica da questa settimana, con l’avvio della cosiddetta fase due, è possibile spedire le giacenze, per lo più destinate all’esportazione, consentendo alle aziende di mantenere quote di mercato senza produrre attraverso l’utilizzo delle scorte. Ma sarebbero soltanto due, in realtà, le aziende del distretto ceramico dotate di magazzini, abbandonati dalle altre per motivi economici una quindicina di anni fa. 

La direttiva, che vale per tutta Italia, è contenuta del decreto firmato dal premier Giuseppe Conte venerdì sera. Risale a sabato, invece, la videoconferenza organizzata dal capogruppo del Pd civitonico, Simone Brunelli, con il sottosegretario allo sviluppo economico Alessia Morani su come affrontare il futuro del distretto. C’erano il sindaco Franco Caprioli, industriali, associazioni di categoria e i segretari di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec e Fialc-Cisal.

Un secondo incontro, per fare il punto della situazione, è in programma nel fine settimana. 


Fabio Ricchiuto (Uil): “Tolleranza zero, forni accesi solo se garantiti i lavoratori”

“Magazzini aperti, ma il 99 per cento delle aziende non fa magazzino”, spiega il segretario generale della UilTec Altolazio, Fabio Ricchiuto.

“C’è l’autorizzazione a vendere prodotti stoccati, ma il 99 per cento delle aziende non fa più magazzino, li hanno chiusi una quindicina di anni fa per abbattere i costi. Solamente la Ceramica Catalano di Fabrica di Roma e la Gsi di Gallese fanno eccezione. Le aziende potranno riaprire dopo il 3 maggio. Attualmente lavorano sul venduto. Ma non avendo prodotto stoccato in magazzino, non possono ovviamente vendere”.

Una eventuale riapertura tra un paio di settimane, Ricchiuto la vede però “complicata”.

“Bisognerà rispettare il protocollo del 14 marzo tra governo e sindacati. Sicuramente la cassa integrazione verrà riutilizzata ancora perché bisogna mantenere le distanze e quindi scaglionare le entrate, sanificare come previsto dall’accordo. Poi c’è il rispetto scrupoloso dei dispositivi di protezione individuali. In mancanza di mascherine, per noi, non si può lavorare. Anche perché la mascherina non solo tutela i lavoratori dal Coronavirus, ma anche dalla polvere di silicio, una sostanza chimica. Gli addetti già usavano la mascherina, che viene considerata come una materia prima. Non vanno bene quelle chirurgiche, legalizzate in seguito alla carenza delle altre quando è scattata l’emergenza, ma devono essere a marchio FFP2 o FFP3. Le mascherine chirurgiche non sono assolutamente idonee per i ceramisti, la maggior parte dei quali, inalando la polvere di silicio, ha già le vie respiratorie compromesse”. 

Il segretario della UilTec Altolazio chiede che il rispetto del protocollo condiviso sia rigoroso: “Da parte nostra ci sarà tolleranza zero. Anche perché alcune aziende si sono subito adeguate, altre invece no. Abbiamo dovuto fare un paio di esposti, perché a metà marzo addirittura un nostro delegato è stato allontanato da una azienda che fa parte di un grosso gruppo, perché faceva troppe domande e infastidiva il titolare. E noi non lo possiamo permettere. Preoccupano le piccole aziende, che non rispettano assolutamente le regole, lì bisognerà prestare massima attenzione. Auspichiamo la massima collaborazione da parte degli organi preposti al controllo, suggerimenti, attenzione e disponibilità, tutto”.

Altro tema molto sentito da Ricchiuto è quello delle assicurazioni accessorie: “Tre sole aziende del distretto ceramico hanno attivato un’assicurazione accessoria, la Gsi di Gallese, la Catalano di Fabrica e la Hidra Ceramica di Civita Castellana. Non sono obbligatorie, però lo hanno fatto. Magari sarebbe il caso che lo facessero un po’ tutte e sarebbe anche il caso di estenderle ai familiari”.

Infine un richiamo alle banche sul fronte cassa integrazione: “Tante banche nemmeno rispondono al telefono, mentre i lavoratori stanno senza stipendio. Molte aziende hanno chiesto l’anticipo diretto da parte dell’Inps, altre invece lo hanno anticipato. I lavoratori di queste aziende che hanno chiesto l’anticipo diretto probabilmente già dal prossimo 10 maggio saranno in grossa difficoltà, se non arriveranno questi soldi. E a oggi le banche, pur essendoci un accordo, dicono che non sanno nulla o neanche rispondono al telefono”.


Mauro Vaccarotti (Cgil): “Ben lieti di tornare al lavoro, ma che sia in estrema sicurezza”

“C’è un accordo fatto a livello nazionale da Cgil, Cisl e Uil e Confindustria dello scorso 10 aprile – ricorda Mauro Vaccarotti della  Filctem Cgil – che riguarda nello specifico le ceramiche. Lo stesso protocollo nazionale firmato dai confederali, però circoscritto al settore delle ceramiche. Partendo da lì e dai decreti che poi sono venuti, si possono aprire i magazzini”.

“Intanto – prosegue il sindacalista – già prima del protocollo nazionale eravamo entrati in discussione con le aziende, cercando di mettere insieme produzione e sicurezza. Nel momento in cui ci diranno che possiamo riaprire anche la produzione, grazie a quell’accordo nazionale, noi lavoratori ci regaleremo un po’ di tranquillità, un po’ di sicurezza maggiore”.

“Che poi si riprenda il 4 maggio, come oggi prevede il decreto, o, come ha detto il primo ministro, se i numeri lo permettono, anche anticipando, noi saremo ben lieti di tornare al lavoro. Ma che sia in estrema sicurezza, chiaramente”, la conclusione.


Roberto Marchetti (Cisl): “Okay alla ripresa della produzione, ma va salvaguardata la salute”

“La riapertura parziale è stata già autorizzata, quella per lo smaltimento delle corte di magazzino e per la sanificazione in vista della riapertura a tutto ciclo delle aziende, ma senza ripresa della produzione. Si può ipotizzare una ripartenza il 3 maggio, a meno che poi non intervengano delle deroghe che permettano anche la produzione che attualmente è esclusa. A fine settimana ci sarà un nuovo collegamento, dopo quello di sabato in videoconferenza, col sottosegretario allo sviluppo economico, per capire a che punto siamo”, spiega per la Femca Cisl Roberto Marchetti, ricapitolando la situazione ad oggi.

“Noi non siamo contrari, capiamo le aziende, questa situazione non si può protrarre più di tanto. E’ un periodo di crisi, non è una crisi di settore, è una crisi mondiale, che non era né prevedibile, né immaginabile. Una situazione anomala di cui nessuno poteva avere e ha ancora oggi percezione di quello che lasceremo sul campo, lo sapremo forse fra qualche anno. Confidiamo nel governo, che faccia i passi che deve fare per ridare il via al processo di produzione, garantendo i luoghi di lavoro, la sanificazione, l’igiene. Io sono convinto che le aziende grandi già applicano tutto quanto, le più piccole dovranno attenersi ai protocolli che faranno, garantendo la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Una cinquantina le aziende del polo ceramico. “Ultimamente inoltre sono fiorite anche delle aziende più piccoline rispetto ai soliti colossi. Aziende che, passata la crisi, avevano cominciato a lavorare con piena produzione. E’ fuori discussione che a distanza di ics tempo, le aziende vanno in sofferenza, perciò c’è da ripartire. Anche perché molte aziende in Europa non si sono fermate e, oltre a coprire il loro mercato, si sono ritagliate anche pezzetti di mercato altrui. E considerato che almeno un 50 per cento di Civita Castellana è export… Nel frattempo è stato verificato il protocollo fatto dalle segreterie nazionali con Sassuolo”, sottolinea Marchetti. 

“Per quanto riguarda la posizione nostra, noi non siamo contrari alla riapertura, anche dei cicli produttivi, purché ci siano le garanzie e le autorizzazioni da parte del governo, da parte degli organi competenti, del ministero della salute e quant’altro, con precisi protocolli. Non è una cosa che si può fare con un accordo sindacale, nelle more di. Quello che noi abbiamo detto, almeno in questa fase, è che il contagio per fortuna è arrivato in forma attenuata, con pochi casi di pazienti Covid-positivi, a Civita Castellana. Noi siamo fermi sulle direttive del governo. Quando il governo autorizzerà, benissimo. Sempre, però, salvaguardando la salute dei lavoratori e dei cittadini tutti ovviamente. Anche perché nel polo ceramico non ci lavorano solo i residenti, ma raccoglie tutto un indotto dalla provincia e anche dalla provincia di Roma”.

Marchetti torna a insistere sull’inserimento della Tuscia tra le aree di crisi complessa. “Noi come Cisl, riprendendo le parole del segretario Fortunato Mannino, anche sabato in videoconferenza abbiamo sollecitato il riconoscimento del polo come area di crisi complessa, come Frosinone. Ci sembra che in questo momento sia ancora di più da non escludere questa possibilità. Abbiamo fatto anche un appello agli organi politici in rappresentanza del nostro territorio”. 

Non solo il ceramico:”Noi abbiamo anche il tessile che, concentrato in particolare tra Valentano e Vetralla, dà lavoro a un migliaio di addetti. C’è un indotto molto importante di cui si parla troppo poco. Molte di queste aziende sono artigiane, perciò laddove dovesse esserci un riconoscimento potrebbero essere favorite nei momenti di crisi, come società”. 

Infine la cassa integrazione: “Confidiamo in uno snellimento della parte burocratica. In altri pesi, come la Francia, è già possibile sbrigare tutto in 24 ore”.

Silvana Cortignani


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