Roma – “Siamo a un passo dalla vittoria, ma non abbiamo ancora vinto”. Lo dice il direttore generale aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra, ospite della conferenza stampa odierna della protezione civile sullo stato del contagio da Coronavirus in Italia. “È il momento di serrare le file e continuare con le attuali misure restrittive – consiglia – per abbattere la curva epidemiologica del virus”.
Sono 95262 gli attuali positivi in Italia, con un incremento di 1195. “Si conferma la riduzione dei casi più a rischio – spiega il capo della protezione civile Angelo Borrelli -. I ricoverati in terapia intensiva scendono di 99 unità e gli ospedalizzati con sintomi meno gravi di 233. Il 66% degli attuali contagiati accertati è in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi”.
Oggi si sono registrati 542 morti, 2099 guariti e 3836 contagiati. “Il dato sui guariti è un nuovo record – commenta Borrelli -. Negli ultimi 10 giorni abbiamo registrato un numero di guariti pari al 50% del totale”.
Il totale delle persone contagiate dall’inizio dell’epidemia (che comprende le persone attualmente positive, quelle guarite e quelle decedute) è di 139422.
Dopo la consueta serie di dati, Guerra entra col discorso nella futura “fase 2” dell’emergenza, quella del parziale ritorno alla normalità. Il rappresentante dell’Oms, analizzando i numeri del contagio, spiega che “non siamo in diminuzione netta, il plateau si abbassa in maniera lenta. Questo significa che c’è un serbatoio di asintomatici che consente ancora la diffusione del virus. Riaprire in questo modo è difficile, serve una diminuzione della curva più marcata. Non credo che il governo italiano intenda proporre alcun tipo di azione che non sia dettata dalla massima prudenza. Siamo vicini alla vittoria, ma non abbiamo ancora vinto”.
“L’Oms – dice Guerra – raccomanderà una riapertura per fasi, a distanza di un paio di settimane ciascuna, valutando il rischio per fattori come classe di lavoro, tipologia geografica o età. Ma non subito, perché non è ancora il momento. L’indice di riproducibilità è ancora molto vulnerabile e può risalire in qualsiasi momento ci sia la riaccensione di un focolaio epidemico, anche di piccola entità”.
Poi l’annuncio di “test a campione per riuscire a capire quale sia effettivamente la distribuzione del contagio, comprendendo anche gli asintomatici e quelli che non sono stati sottoposti a contagio”. Secondo il direttore dell’Oms “questo ci permetterebbe di ricostruire l’epidemia, per capire il tasso di letalità del virus, l’età media e anche la distribuzione per attività lavorative”.
“Si comincia a vedere la luce in alcune zone del pianeta – conclude Guerra – ma in altre zone, che ci sono abbastanza vicine, la luce non c’è ancora. E queste zone possono interscambiare il contagio. L’Oms sta invitando i vari Stati membri a interagire con l’Italia, che purtroppo è stata apripista nell’epidemia, per capire come comportarsi”.
“La lezione dell’Italia deve servire agli altri Paesi – ammonisce Guerra – ma ci sono stati che tuttora non hanno predisposto la chiusura drastica dell’Italia e che vedono crescere in maniera esponenziale la curva dei contagi, come ad esempio due cantoni della Svizzera”.
Coronavirus – I dati della protezione civile dell’8 aprile

