Viterbo – Cinque minuti e via. Un 25 aprile smart working, con i cittadini a celebrare liberazione e resistenza in casa. A Viterbo, così come in tutta Italia.
In piazza, nella città dei Papi, soltanto il sindaco Giovanni Arena, il presidente della provincia Pietro Nocchi, il presidente dell’Anpi viterbese Ortu e, sullo sfondo, il consigliere comunale dei 5 Stelle Massimo Erbetti che, nonostante la circolare del ministero dell’interno che vietava alle autorità civili di partecipare, ha voluto essere lo stesso in piazza per ricordare il giorno della liberazione.
Anche in disaccordo con gli altri 5 consiglieri comunali di opposizione che hanno scelto invece di venire in piazza come spiegato in un comunicato stampa diffuso ieri in tarda serata.
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“I valori della costituzione, della resistenza e della liberazione – ha detto infatti Erbetti, a distanza da tutti, conmascherina e guanti – non vanno mai messi in discussione. Sono il fondamento della democrazia e della Repubblica. Sono il punto di riferimento di tutte quelle che sono oggi le nostre libertà. Questo è il motivo della mia presenza”.
Per il resto il cerimoniale non è cambiato. Prima la deposizione della corona al liceo classico di via Tommaso Carletti dedicato al partigiano viterbese Mariano Buratti assassinato a Roma dai nazifascisti nel gennaio del 1944, dopo essere passato per la prigione di via Tasso. Infine altre due corone in piazza dei caduti.
Una sulla facciata della chiesa degli Almadiani, l’altra al monumento quattrocentesco di fronte. Entrambi con sopra impressa la memoria dei caduti.
Il tutto, a parte le polizie locale e provinciale con i gonfaloni, l’Anpi con bandiera e medaglie e la polizia in servizio, nel vuoto più assoluto. Dove ogni voce ha rimbombato più forte che mai. Attorno, come al liceo Buratti, erba alta e guano di piccione.
Viva la resistenza, viva la liberazione, viva il 25 aprile.
Daniele Camilli
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