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“I viterbesi sono stati bravi”

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Viterbo – Non c’era nessuno. Nada. Niente. “Gnuno!”. Un’immensa geometria metafisica, scandita solo da strade, piazze e prospettive urbane rinascimentali e medievali che in altri giorni a stento si riconoscono. 

“I viterbesi – ha detto il sindaco Giovanni Arena, l’unico in giro per Viterbo a controllare che i droni in volo funzionassero bene – sono stati bravi. Sono stati a casa”. 


Viterbo - Piazza San Lorenzo

Viterbo – Piazza San Lorenzo


Pasqua e pasquetta. Storiche. Ai tempi del Coronavirus. La città così non s’era mai vista. Deserta. Completamente. Come nessuno l’avrebbe immaginata. Neanche chi l’ha fondata. Nemmeno chi l’ha attraversata nel corso dei secoli.


Il sindaco Giovanni Arena

Il sindaco Giovanni Arena


Tutti a casa, nel più completo rispetto dei decreti governativi. “I viterbesi sono stati bravi”, ha ribadito il sindaco, in via Cavour, il giorno di pasquetta. “A Pasqua sono stato dentro casa anche io – ha poi aggiunto – con la mia famiglia”. Arena stava davanti all’edicola di Lisoni, l’unica aperta. Anche ieri. E stava lì per comprare una rivista. “Per solidarietà con l’unica attività commerciale aperta”, ha poi aggiunto il primo, e quasi solo, cittadino ieri mattina in piazza.


Una bandiera vicino Porta romana

Una bandiera vicino Porta romana


Un’immagine incredibile. Un’inquadratura potente. “L’enigma di un pomeriggio” di primavera. Un film di Danny Boyle, “28 giorni dopo”, quando Cillian Murphy si sveglia in una Londra evacuata e senza anima viva. Le piazze completamente libere dalle macchine. E quelle che ci sono, sono addirittura, sostanzialmente, parcheggiate bene.


Viterbo - La fontana di piazza della Rocca

Viterbo – La fontana di piazza della Rocca


Sulla strada solo posti di blocco. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani. Increduli anche loro. Per aria i droni, fino a mezzogiorno. A piazza San Lorenzo le campane della cattedrale. Ieri e l’altro ieri, attraversare la città a piedi, poterla vedere, respirare e fotografare, così com’è e come è stata pensata e voluta, è stato un tragico onore. Una traversata del deserto. Una città distesa a terra, col culo sulla Palanzana e la testa laddove un tempo, fuori Valle Faul, c’era di fatto la foce dell’Urcionio. E la gente a camminare dentro casa, a un paio di metri almeno da quel suolo che fino a mese fa calpestava.


Viterbo - Porta romana

Viterbo – Porta romana


Ovunque è lo stesso. Solo vento e vertigine. La stessa identica cosa. Voci dalle finestre, rimaste aperte per il caldo del giorno di Pasqua. “Mi manca la nonna”, dice un bambino a piazza delle erbe. “Che buon odore… hai cucinato tu?!”, gli risponde la madre per consolarlo. Un altro ragazzino invece strilla che sembra una lambretta, con tanto di genitori disperati. Qualcun altro se la prende con Bocelli. “Bravo eh, bravo!…però che palle!”, sentenzia.


Viterbo - Selfie a piazza San Carluccio

Viterbo – Selfie a piazza San Carluccio


C’è poi chi si affaccia e chi, a sua volta, ti chiama per un saluto, da lontano, che riconosci soltanto quando, dopo, rivedi la foto. Natalia Tulli e Bruno Fini. La prof del liceo e il suo consorte. Voci dal sottosuolo, che però sono per aria. Più forti a San Faustino, quartiere popolare. Quasi nulle a San Pellegrino dove a farla da padrone, assieme alle architette trecentesche, sono i portatori di cani, che quando s’incontrano vogliono fare solo una cosa. A schiaffi. Tranne uno, seduto a San Carluccio, con l’uomo che lo porta al guinzaglio che assieme a lui si fa un selfie. Mentre il bassotto, ma solo perché è basso, guarda serafico dentro la macchina, quella fotografica. In cielo gli uccelli. Gabbiani, passerotti e usignoli. Che roba. Chi scrive non l’aveva mai sentita. Non nella città in cui vive.


Viterbo - Un posto di blocco della Polizia

Viterbo – Un posto di blocco della Polizia


Una città che commuove. Un grande guardino curato a perfezione. Una lieta meraviglia. Dove intrufolarsi. Per giocare a guardie e ladri. Come da bambini. Umanità reclusa. Coraggio. Impazienza. Come un tornante in mezzo alla tempesta durante un giro d’Italia in bicicletta. Negli anni ’50, su viscidi sterrati. Continuando a far finta che il freddo non ci sia. 


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia


La musica è il solo dato contingente. Trap, rock e melodica. Da qualche parte si sente pure Battisti. Mentre un padre, sui tetti, a via Emilio Bianchi, si diverte col figlio a nascondino.


Un padre gioca a nascondino con il figlio

Un padre gioca a nascondino con il figlio


“Qualunque sforzo di darci la salute è vano”, scrive Italo Svevo nel finale della “Coscienza di Zeno”.


Viterbo - Quartiere San Pellegrino

Viterbo – Quartiere San Pellegrino


Ma, forse, rende meglio Calvino. “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. In quell’incipit, quandosembra aprire il passaggio da un mondo all’altro. “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa”.

Daniele Camilli 


 Multimedia: Fotocronaca: La città deserta – Video: Pasqua ai tempi del CoronavirusLa pasquetta del sindaco Arena


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