Ronciglione – “Non sono ancora stato contattato dalla procura di Viterbo”. Nel frattempo ha deciso di svelare il suo nome, Claudio Cipollini Macrì alias “zio Rocco”, a distanza di dieci giorni dalla richiesta di colloquio col pm Franco Pacifici, datata primo aprile 2020. “Spero di poter parlare presto col pm. In questo periodo a complicare le cose ci si è messo anche il Coronavirus”, commenta, riferendosi alla quarantena collettiva che limita attività e spostamenti.
E’ il presunto supertestimone davanti al quale Andrea Landolfi Cudia – il trentenne romano a processo a Viterbo con l’accusa di omicidio e omissione di soccorso per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, precipitata dalle scale di casa della nonna a Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 – avrebbe fatto delle ammissioni nel carcere di Regina Coeli. Mercoledì sera era a “Chi l’ha visto?”.
Attualmente ai domiciliari, Cipollini, 44 anni, si è laureato in giurisprudenza a Rebibbia, dove era in alta sorveglianza, nel 2013. Padre di un ragazzo di 23 anni e di una bambina di 12 anni, si occupa di assistenza legale gratuita ai detenuti. “Mi chiamano zio Rocco”, dice spiegando l’alias.
Sentito per la seconda volta in pochi giorni da Tusciaweb al telefono, racconta la sua versione.
Come è andata? Andrea le ha detto di avere ucciso lui volontariamente Sestina?
“Era dicembre quando Landolfi, ricoverato al repartino psichiatrico, tutto telecamerato, sotto sorveglianza, visti i tentativi di suicidio, mi disse: ‘Zio Rocco, io avevo bevuto, non ci ho capito niente, l’ho scaraventata, è volata di sotto’. Mi ha detto di averla scaraventata, non che sono rotolati insieme per le scale”.
Dopo avere parlato con Landolfi, Cipollini, lei cosa ha fatto?
“Ho subito chiamato la famiglia. La sorella non voleva sentire, la zia si è sentita male, la nonna ha detto che Andrea aveva parlato sotto l’effetto degli psicofarmaci. Per loro Andrea è innocente, vogliono che venga dichiarato innocente. Ma io l’ho sentito con le mie orecchie e anche un altro detenuto. Quando il pm vorrà ascoltarmi, riferirò le circostanze e i nomi di altre persone informate dei fatti”, prosegue Cipollini.
Lo zio Rocco, come la chiamano, non sarebbe dunque l’unico supertestimone?
“Oltre me, c’è un ragazzo che era in cella proprio con lui e ha avuto anche premura di mandare le mail ad altri detenuti, dicendo ‘attenzione è colpevole’. Sarà mia cura avvisare il pm anche di questo fatto”.
Perché si è deciso a parlare soltanto ora?
“Ripeto. Il repartino psichiatrico è tutto telecamerato e Landolfi sotto sorveglianza per via dei tentativi di togliersi la vita. Quindi mi sono deciso a chiedere al pm di essere interrogato perché so che omettendo, qualora fosse registrato qualcosa, potrei essere portato dentro, anche non volendo, a qualcosa di spiacevole. Siccome le indagini sulla nonna Mirella Iezzi sono aperte, non sono chiuse, non è ancora arrivato alcun 415 bis, quindi nessuna chiusura di indagini…”.
Cosa c’entra la nonna di Andrea Landolfi con la sua decisione di parlare? Teme di essere stato “intercettato”?
“Non vorrei ci fossero delle registrazioni, viste le numerose telefonate intercorse, dal momento che avevo già anticipato a loro quello che Andrea mi aveva detto… la sorella si sentì male, disse di non crederci, mentre la nonna disse che sicuramente non stava bene quando ti ha detto questa cosa… io mi riservo di dirla davanti al magistrato, che poi valuterà se sia veritiera o meno”.
Non potrebbe essere che Landolfi fosse veramente sotto psicofarmaci o si sentisse male come dice la nonna?
“Non era sotto psicofarmaci. Era mattina ed era lucido. Comunque, ripeto, sono valutazioni che spettano alla procura”.
Cipollini, lei è avvocato?
“Io ho la Legal Consulting, non potendo iscrivermi all’ordine fino al 2023 perché servono i dieci anni riabilitativi. Allora ho fatto questa società, Legal Consulting-Associazione avvocati CRM, acronimo che sta per Claudio Cipollini Macrì, con 271 assistiti a difesa, avvalendomi degli avvocati di molti fori d’Italia. Tra loro anche Nicola Mancuso, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Adrano, a Catania. Siamo subentrati successivamente sempre con Marini”.
Quindi lei collabora con l’ex difensore di Landolfi, avvocato Giacomo Marini, al quale sono subentrati pochi giorni fa i legali Serena Gasperini e Daniele Fabrizi…
“L’avvocato Giacomo Marini è stato il mio prof. Lo conosco da 23 anni”.
Silvana Cortignani





