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“Alla famiglia di Norveo l’abbraccio virtuale di un’intera città”

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Norveo Fedeli

Norveo Fedeli

Viterbo – (sil.co.) – Oggi è un anno dal barbaro assassinio di Norveo Fedeli, il commerciante viterbese ucciso nel suo negozio in pieno centro da un ventenne americano venuto in Italia dallo stato del Kansas.

Il processo per omicidio volontario e rapina, bloccato a causa dell’emergenza Coronavirus, si è aperto lo scorso 13 gennaio davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. I familiari si sono costituiti parte civile con l’avvocato Fausto Barili.

“Una bruttissima tragedia, il cui anniversario non potrà essere ricordato cone avrebbero voluto i familiari a causa della pandemia. Ebbene proprio a loro vorrei inviare un messaggio di cordoglio per l’affetto e l’amicizia che mi lega al figlio e agli altri parenti tutti, al di là del rapporto professionale e del processo in corso”, dice l’avvocato Barili.

“Questo è un dolore che sente tutta la città di Viterbo, per tutto quello che è accaduto nei giorni successivi alla morte di Norveo. Un pensiero dedicato oggi a lui è un pensiero che, virtualmente, è un abbraccio che gli rivolge tutta la città. Credo che sia giusto un ricordo, perchè è giusto non dimenticare certe tragedie, soprattutto in questa situazione di emergenza Covid in cui ci sono delle limitazioni”.

Fedeli, 74 anni, e stato ucciso a colpi di sgabello in testa, nella tarda mattinata del 3 maggio 2019, all’interno del suo negozio di abbigliamento, la storica jeanseria di via San Luca. A dare l’allarme una vicina parrucchiera.

Assassino reo confesso il 23enne statunitense, d’origine sudcoreana, Miachael Aaron Pang, un grafico pubblicitario residente a Overland Park nel Kansas,venuto da poco in Italia e interessato a entrare in una società per la gestione di un’attività di ristorazione a Vetralla, un megozio di kebab. Nel frattempo alloggiava in un B&B sul lago di Bolsena.

E’ nella sua stanza di Capodimonte che è stato rintracciato il giorno successivo al delitto, grazie alle telecamere che lo hanno immortalato al suo arrivo in via San Luca e mentre scappava, con una scarpa da ginnastica coperta da una busta per non lasciare tracce di sangue e una busta pieni di vestiti in mano, motivo per cui oltre che di omicidio volontario è accusato anche di rapina. 


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