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Aridatece i puzzoni? No, però…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Settantaquattro anni fa l’Italia si fece repubblica, la prima, quella morta a Tangentopoli per eccesso di bustarelle. La seconda potrebbe finire per coronavirus?

La fondarono sul lavoro, ma sei milioni di italiani il lavoro non ce l’hanno o rinunciano a cercarlo. Pari dignità sociale negata a cinque milioni, i poveri.

Una e indivisibile e neppure il virus ha costretto ad unità di  intenti e iniziative stato e regioni. La libertà personale inviolabile sospesa per decreto dal presidente del consiglio.

La salute diritto dell’individuo e interesse della collettività: morti in tanti e pandemia anche perché non c’erano letti. La famiglia fondata sul matrimonio, ma quanti tipi di famiglia ci sono e il matrimonio non pare un contratto d’altri tempi? Quanto poi all’equilibrio dei conti, che vale parlarne!

Il presidente della repubblica rappresenta l’unità nazionale e dal giorno dopo l’elezione è lite continua per accaparrarsene la successione

Le leggi devono farle le camere, ma senatori e deputati votano quasi solo le decisioni del governo. Se ne irrita la presidente del senato che richiama la costituzione e dice basta ai decreti legge, già quaranta in due anni.

Dovere civico per i cittadini è votare, ma di rinvio in rinvio quel che succede è sotto gli occhi di tutti. Dicono che a settembre o a primavera, oltre che per alcune regioni, si voterà anticipatamente per camera e senato perché non se ne può più. O forse no, dato che prima c’è da fare il referendum sulla riduzione dei parlamentari, come se dal numero discendessero competenza, capacità e onore. 

La giustizia va amministrata in nome del popolo, ma a quel che si legge, posti e carriere dei giudici se li decidono tra loro, per correnti.

Seconda repubblica alla fine, dunque? E la terza come sarà?

Giuseppe Mazzini, il più repubblicano degli italiani d’ogni tempo, quando passò per Roma dove era stata cancellata la repubblica che aveva fondato costringendo il papa re alla fuga, rifiutò di uscire dalla stazione.  “Per non vedere” disse ”la città dei miei sogni”.

Certo, è sbagliato illudersi, ma peggio sarebbe non sperare. Anche per evitare che sui muri qualcuno corra a scrivere ”Aridatece i puzzoni!”.

Renzo Trappolini


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