Roma – Da quando le persone sono state chiuse in casa per l’emergenza Coronavirus sono aumentate le richieste di aiuto al numero antiviolenza e antistalking 1522 attivato nel 2006 dal dipartimento per le pari opportunità per far emergere e contrastare la violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.
Tra marzo e aprile di quest’anno sono aumentate di circa il 70%.
“I dati di marzo e aprile – spiega infatti il dipartimento – rilevano una crescita importante delle telefonate e dei contatti per segnalare episodi di violenza domestica e chiedere aiuto”.
“Mentre i mesi di gennaio e febbraio – prosegue il dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri – registravano un decremento nell’utilizzo del servizio sia rispetto agli stessi mesi del 2019 (455 telefonate a gennaio 2020 contro le 623 del gennaio 2019, 508 nel febbraio 2020, 528 nel febbraio 2019) sia rispetto al dato medio mensile di telefonate del 2019 (587 telefonate), durante il lockdown da Covid-19 è cresciuto il numero di donne che si sono rivolte al numero di pubblica utilità”.
Nel mese di marzo i contatti sono stati 716. Erano 670 nel marzo 2019. Dal 1 al 18 aprile sono poi saliti a 1037. Quasi il 70% in più rispetto al mese precedente. Erano 397 nello stesso periodo del 2019.
“Da rilevare, inoltre – sottolinea il dipartimento per le pari opportunità – la crescita nell’utilizzo della app 1522. Se le segnalazioni via chat a gennaio 2020 sono state solo 37 e a febbraio 50, confermando così una sostanziale preferenza per il mezzo telefonico, con la campagna di comunicazione mirata alla diffusione della conoscenza dell’app le segnalazioni via chat sono salite a 143 a marzo e a 253 nei primi 18 giorni di aprile”.
“Questi numeri – commenta la ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti – sono un segno che ci dice l’emersione di un fenomeno purtroppo nascosto, difficile da contrastare proprio nella misura in cui più viene taciuto mentre si consuma nelle mura domestiche. Una delle nostre preoccupazioni ha sempre riguardato, dall’inizio dell’epidemia, le conseguenze che lo stare a casa avrebbe comportato per le categorie più fragili”.
Daniele Camilli

