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Auto rubate nel napoletano e rivendute nell’Alta Tuscia

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Polizia - Operazione Castro

Polizia – Operazione Castro

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Polizia – Operazione Castro

Gian Luca Porroni

Gian Luca Porroni

Viterbo – Auto rubate nel napoletano e rivendute nell’Alta Tuscia attraverso un modus operandi ben rodato e funzionante. Due gli attori principali del traffico smantellato dalla polizia stradale: un viterbese di 42 anni, titolare di una concessionaria plurimarche di un piccolo paese dell’Alta Tuscia, e un 32enne partenopeo che con il primo aveva contatti continui, sia telefonici, che di persona.


– Stroncato riciclaggio di auto, chiusa concessionaria e denunciato titolare


L’indagine, coordinata dal pm Chiara Capezzuto, e portata avanti dagli uomini della polizia stradale di Viterbo guidati dal comandante Gian Luca Porroni, è durata più di un anno e si è conclusa, al momento, con due misure cautelari: l’arresto del 32enne di origini napoletane e la denuncia del 42enne della Tuscia con conseguente chiusura della sua concessionaria in un paesino nella zona nord del Viterbese.

La concessionaria è stata chiusa, per ora, per sei mesi. Ma la misura potrebbe anche essere estesa se l’andare avanti degli approfondimenti degli inquirenti ne farà emergere la necessità.

Il traffico di auto, infatti, è stato stroncato, ma ci sarebbero più persone nel mirino della polizia rispetto alle due già colpite dalle misure cautelari. Soggetti che, a vario titolo, possono aver avuto qualche ruolo nelle varie fasi del processo che portava alla clonazione di macchine rubate o incidentate al fine di essere rivendute illecitamente.

Gli agenti hanno intercettato circa 15/20 auto di media cilindrata per un valore totale di oltre 300mila euro. Macchine sequestrate e, dove possibile, restituite ai legittimi proprietari.

Il sistema messo in atto era sempre lo stesso. Le auto, secondo quanto riferito, venivano rubate in terra campana grazie al “contatto” di origini napoletane. Poi venivano rivendute nell’Alta Tuscia non prima di aver modificato il numero di telaio con quello appartenente a veicoli uguali e regolari che circolavano in altre nazioni. Si creava, in questo modo, una sorta di clone di cui l’acquirente finale era del tutto ignaro.

Altre volte, al posto delle auto rubate si usavano quelle incidentate o comunque non più idonee alla circolazione. 

Il lungo e certosino lavoro della polizia stradale ha portato i suoi frutti dopo un anno di ricerche e approfondimenti. Approfondimenti che però non sono ancora del tutto terminati e continueranno grazie alla documentazione che gli inquirenti hanno acquisito nella concessionaria. 

I contatti tra il titolare della concessionaria viterbese e il 32enne napoletano erano assidui e non si basavano solo su telefonate o messaggi a distanza. Quest’ultimo spesso veniva di persona nella Tuscia per concludere qualche “affare” che non poteva essere gestito da lontano.

Preziosa, infine, anche la collaborazione degli uomini di Porroni con i colleghi di Modena, Udine, Pescara e Siena, con i quali hanno interagito per rintracciare i veicoli venduti in tutta Italia.

Francesca Buzzi

 


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