Roma – Coronavirus, le regole per il rientro a scuola. A settembre, quando suonerà la campanella dell’anno scolastico 2020/2021, dopo che quello in corso è saltato di fatto per metà a causa del Covid.
Mascherine, distanziamento sociale, percorsi protetti, misurazione della febbre, slittamento degli orari di ingresso, con l’ipotesi di 15 minuti di differenza, per evitare assembramenti, e presidi che avranno principalmente il compito di occuparsi della sicurezza del personale.
Sono queste le principali disposizioni contenute nella bozza di protocollo per il ritorno negli istituti presentata ieri dalla ministra dell’istruzione Lucia Azzolina alle organizzazioni sindacali.
Inoltre, ad occuparsi della temperatura di studenti, docenti e colleghi dovrebbe essere il personale Ata. La misurazione potrebbe scattare in caso di percezione di malessere da parte dello studente. I banchi degli alunni dovranno poi essere distanziati individuando anche appositi percorsi per muoversi tra corridoi e scale. Infine i genitori dovranno limitare al massimo la loro presenza a scuola.
“Siamo al lavoro con le parti sociali per studiare insieme tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del personale e dei nostri studenti – ha detto la ministra Azzolina -. Insieme costruiremo i necessari protocolli. I primi quindici giorni della fase 2 iniziata il 4 maggio saranno fondamentali per avere altri elementi utili. Ringrazio le organizzazioni sindacali per la fattiva collaborazione e ringrazio anche il comitato tecnico-scientifico che sta lavorando in stretto raccordo con il nostro ministero. Un lavoro comune nell’interesse della nostra scuola, dei nostri ragazzi. Abbiamo parlato anche di accelerazione dei cantieri dell’edilizia scolastica. Come governo stiamo lavorando, insieme agli enti locali e grazie ai loro suggerimenti, anche per alleggerire ancora il carico burocratico”.
Tutti coloro che entreranno a scuola dovranno indossare la mascherina.
“Nel testo di bozza – spiega un’agenzia dell’Ansa – si pensa a percorsi protetti e obbligati all’interno degli istituti, pulizia e sanificazioni di tutti gli ambienti, in particolare quelli come mense, bagni e palestre. L’accesso agli spazi comuni dovrà essere contingentato con ventilazione continua e rispetto della distanza di sicurezza. Il protocollo prevede anche la gestione di persone guarite o contagiate dal Covid. Le attività previste dal futuro protocollo dovranno poi obbligatoriamente essere allegate al documento di valutazione dei rischi (Dvr), prima dell’avvio del prossimo anno scolastico. Il recepimento del protocollo, accompagnato dalle linee guida e circolari ministeriali, potrà in ogni caso essere integrato in base alle specifiche necessità di ciascuna realtà scolastica”.
“Con i sindacati – sottolinea la ministra – abbiamo condiviso anche un punto che ci sta molto a cuore. Oggi dobbiamo risolvere i problemi legati a questa emergenza, ma insieme vogliamo anche costruire un percorso, una visione, per la scuola di domani. Questa emergenza può essere una straordinaria occasione per disegnare un sistema di istruzione migliore. Ne siamo tutti convinti”.
“La Ministra – sottolinea una nota dell’Anp, l’associazione nazionale presidi – ha fatto presente che va pianificata la riapertura delle sedi scolastiche, poiché gli altri settori hanno già riaperto o sono in procinto di farlo nelle prossime settimane. Per riavviare le attività scolastiche in presenza, però, ritiene necessaria la sottoscrizione di un protocollo di sicurezza specifico. Al riguardo, la ministra ha precisato che le varie attività, compreso l’esame di stato conclusivo del II ciclo, ripartiranno solo ed esclusivamente previo parere favorevole del comitato tecnico-scientifico, tenuto conto dell’andamento epidemiologico”.
L’Anp ha inoltre evidenziato “che la bozza proposta presenta aspetti troppo incerti” apprezzando tuttavia la disponibilità della ministra a rivederla.
“Abbiamo ribadito – aggiunge l’associazione dei presidi – che il protocollo è assolutamente necessario ma che deve essere privo di ambiguità e non deve presentare margini interpretativi che potrebbero comportare rischi per la salute collettiva, esponendo i dirigenti a responsabilità improprie. La nostra posizione sullo svolgimento in presenza dell’esame di stato, già manifestata giorni addietro, non muta. Se il Governo lo ritiene fattibile, se ne deve assumere tutte le responsabilità. I dirigenti delle scuole sono pronti, come sempre, a rispondere di quelle che gli competono, ma non di altre. Per questo sono necessarie regole chiare e, soprattutto, rispettose delle competenze e delle prerogative di ciascuno”.
L’Anp ha anche chiesto che “il protocollo contenga previsioni specifiche per le scuole italiane all’estero, in termini di armonizzazione della normativa italiana e di quella nazionale, e che il concorso a Dsga sia espletato in termini utili per assegnarne i vincitori alle istituzioni scolastiche già a settembre”.
Resta infine aperto, anche non viene preso in considerazione dalla bozza di protocollo, il problema delle mense scolastiche. In tal caso, come riporta il Corriere della Sera, la chiusura delle scuole e l’incertezza sul futuro rischia di far perdere il posto di lavoro a circa 39 mila addetti del settore. L’Oricon, l’osservatorio ristorazione collettiva e nutrizione, ha sviluppato infatti un modello per ripensare la mensa negli istituti. Dall’adozione di ulteriori misure di sicurezza in fase di preparazione dei pasti alla loro consumazione nei locali scolastici. Una delle ipotesi è quella di far restare gli studenti in aula per pranzo oppure che si possano utilizzare locali diversi come per esempio le palestre dove è più facile gestire il distanziamento sociale.
Anche i menu potrebbero subire alcune modifiche, preferendo i piatti unici o i cestini freddi termosigillati per consumare il pasto più velocemente.
Daniele Camilli

