Viterbo – (sil.co.) – Annullata per la pandemia di Coronavirus l’udienza preliminare a carico dei dieci agenti del corpo di polizia penitenziaria del carcere di Mammagialla accusati di avere pestato un detenuto.
Si allungano i tempi per gli indagati e per la presunta vittima, Giuseppe De Felice, che il 5 dicembre 2018 sarebbe stato barbaramente percosso dagli agenti all’interno della casa circondariale di Viterbo fino a perdere l’udito dall’orecchio destro.
I dieci poliziotti sarebbero dovuti comparire oggi davanti al gup Francesco Rigato, ma l’udienza è stata annullata d’ufficio a causa delle stringenti restrizioni tuttora imposte al settore giustizia dalla Fase 2 dell’emergenza Covid-19. Se ne riparlerà più avanti.
La feroce aggressione, diventata un caso nazionale, fu denunciata a un esponente del partito radicale dalla moglie di De Felice, un 32enne romano fino a poco tempo prima recluso nel carcere capitolino di Rebibbia. Le indagini, coordinate dal pm Stefano d’Arma della procura della repubblica di Viterbo, sono sfociate in dieci richieste di rinvio a giudizio per lesioni personali aggravate, e per tre di loro anche calunnia e falso, a carico di tutti i poliziotti coinvolti nella vicenda. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta.
De Felice avrebbe subìto prima un’irruenta perquisizione della cella, poi sarebbe stato portato vicino alle scale, dove non ci sono telecamere, e qui pestato a sangue dai poliziotti.
Spaventata per come era ridotto, dopo essere andata a trovarlo per un colloquio, la moglie si è rivolta all’esponente radicale Rita Bernardinim che a sua volta ha segnalato il caso al garante nazionale dei detenuti Mauro Palma e al garante regionale Stefano Anastasìa. nonché al Dap e al direttore del carcere di Viterbo, pregandolo di verificare quanto denunciato e di “far visitare urgentemente il detenuto in modo da mettere agli atti della sua cartella clinica il relativo referto”.
L’accusa a loro carico è di avere “in concorso tra loro e con premeditazione, abusando della qualità di ciascuno rivestita di agente del corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Viterbo, approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa (quali lo stato di detenzione delle vittime e l’assenza di videocamere nei luoghi in cui si sono svolti i fatti), percosso De Felice, cagionando allo stesso lesioni personali e segnatamente, tra l’altro, “edema condotto uditivo dx e trauma costale, contusione toracica destra”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
